Articolo di Ferdinando Pacileo
Un gruppo di ragazzi si ritrova in una casa sperduta tra le montagne per passare qualche giorno insieme. Ma presto le cose iniziano ad andare storte, e ciò che doveva essere una semplice vacanza si trasforma in un’esperienza da incubo. “Until Dawn” è un horror che gioca con la tensione psicologica e cerca di tenere lo spettatore con il fiato sospeso, puntando più sull’atmosfera che sul sangue o sugli effetti speciali.
Il punto di forza del film è sicuramente la parte visiva. Ci sono alcune inquadrature interessanti. Anche la fotografia è ben fatta, con luci fredde e ombre marcate che aiutano a creare un’atmosfera inquietante. In alcune scene si percepisce davvero una certa ansia.
Un altro aspetto positivo è la caratterizzazione dei personaggi. Anche se interpretati in modo non sempre convincente, ogni personaggio ha un’identità chiara, delle motivazioni e un proprio modo di reagire agli eventi. Questo rende la storia più interessante, perché ci si può affezionare (o infastidire) in modo diverso a ciascuno di loro. In un genere dove spesso i protagonisti sono solo “vittime da sacrificare”, qui si nota un tentativo di dare più profondità.
Detto ciò, le interpretazioni purtroppo non aiutano molto. Gli attori risultano spesso poco credibili, e nei momenti di tensione faticano a trasmettere vere emozioni. Anche la sceneggiatura non brilla. I dialoghi sono poco naturali, e la trama è prevedibile. Si capisce abbastanza presto dove vuole andare a parare, e manca un vero colpo di scena.
La colonna sonora non è niente di particolare, anzi spesso non si adatta bene alla scena, e più che accompagnarla, la disturba. I silenzi funzionano molto bene, ma le musiche per niente.
In conclusione, “Until Dawn” è un horror con buone intenzioni, una regia e una fotografia buona, e personaggi ben costruiti. Peccato per la recitazione poco convincente e una trama già vista, che limitano quello che poteva essere un film molto più bello. Ma nel panorama attuale, dove l’horror tende spesso a scadere nel ridicolo, questo film lo fa meno e riesce comunque a distinguersi, almeno un po’.
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