La Dott.ssa Rosa Cilio, nella sua costante ricerca di metodi innovativi di didattica, oggi ci parla di: “Universal design for learning: uno strumento di inclusione sicura”.
Infatti, sintetizzando, l’UDL è una strategia che integra svariate componenti per realizzare programmi che tengano presenti i bisogni di ogni studente, investendo in tutti gli aspetti dell’educazione, dal curricolo alla valutazione e all’organizzazione degli istituti.
È sempre più vigorosa l’esigenza di un sistema educativo progettato in chiave universale che garantisca a tutti gli studenti il successo.
Ed è ormai un assunto di base che l’istruzione debba essere accessibile a tutti sul piano del curricolo, su quello didattico e delle risorse, attraverso una progettazione di esperienze di apprendimento e ambienti fisici che riescano a ridurre al minimo la necessità di modifiche successive per poi adattarli a circostanze specifiche.
Nello specifico, cosa è possibile ottenere attraverso l’UDL?
È possibile rendere più accessibile il curricolo, la didattica e la valutazione sia sul piano cognitivo che fisico.
In sostanza si tratta di creare ambienti già adatti a tutti e non di adattarli per risolvere problematiche.
Una definizione calzante è fornita dal Center for Applied Special Technology (CAST):
“un approccio per migliorare il più possibile l’insegnamento e l’apprendimento di tutte le persone alla luce delle conoscenze che abbiamo su come gli esseri umani imparano”.
Un folto gruppo di autori ha individuato sei caratteristiche dell’UDL decisamente significative:
- Utilizzo flessibile: c’è una elevata quantità di materiale per le varie modalità di rappresentazione, espressione e presentazione da parte degli studenti;
- Equità: i materiali sono forniti in lingue diverse, e in differenti livelli di tassonomia cognitiva;
- Informazioni percepibili: i materiali veicolano le informazioni necessarie a prescindere dalle capacità sensoriali dei soggetti o dalle condizioni ambientali;
- Uso semplice e intuitivo: le istruzioni per l’utilizzo dei materiali sono estremamente chiare e corredate di esempi;
- Sforzo fisico e cognitivo sostenibile: i materiali presentano le informazioni in blocchi gestibili in tempi molto ragionevoli;
- Tolleranza dell’errore: gli studenti possono rispondere in tempi distesi, modificare le risposte, usufruire dei feedback forniti dagli insegnanti.
Se l’obiettivo principale della didattica è il successo formativo di tutti, nessuno escluso, l’apertura a nuove strategie e sperimentazioni, non solo è un nostro dovere, ma è al contempo un modo per interrogarsi, mettersi in discussione, crescere!
Presentazione della Dott.ssa Paola Perlini.
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Contributo della Dott.ssa Rosa Cilio.
Universal design for learning: uno strumento di inclusione sicura
La progettazione universale, che nasce nel campo dell’architettura e dell’ingegneria, è sempre più presente in ambito educativo dove prende il nome di “progettazione universale per l’apprendimento”.
Sintetizzando, l’UDL è una strategia che integra svariate componenti alfine di realizzare programmi che tengano presenti i bisogni di ogni studente, investendo in tutti gli aspetti dell’educazione, dal curricolo alla valutazione e all’organizzazione degli istituti.
Negli Stati Uniti è una strategia scientificamente fondata per la pratica educativa che:
- Mantiene alte le aspettative di rendimento per tutti gli studenti compresi quelli con bisogni educativi speciali;
- Fornisce supporti e sfide appropriati;
- Introduce flessibilità sia nei modi di presentare le informazioni sia per gli studenti, di rispondere e dimostrare conoscenze e partecipazione.
La National Association of State Directors of Special Education afferma che l’UDL
“è una pratica che si sta affermando in tutto il Paese, alla quale fanno sempre più riferimento i rapporti sullo stato dell’arte, la letteratura di ricerca, la formazione professionale e i libri e le riviste per gli educatori. Numerosi Stati e Università hanno intrapreso qualche tipo di iniziativa di UDL”. (Smith S., Rao K., Lowrey K., Gardner J., Moore E., Coy K., Marino M. e Wojcik B. 2019 Recommendations for a National research agenda in UDL: outcomes from the UDL-IRN preconference on research, Journal of Disabiliy Policy Studies)
È sempre più vigorosa l’esigenza di un sistema educativo progettato in chiave universale che garantisca a tutti gli studenti il successo.
Ed è ormai un assunto di base che l’istruzione debba essere accessibile a tutti sul piano del curricolo, su quello didattico e delle risorse, attraverso una progettazione di esperienze di apprendimento e ambienti fisici che riescano a ridurre al minimo la necessità di modifiche successive per poi adattarli a circostanze specifiche.
Negli anni Ottanta dello scorso secolo, l’architetto Ronald L. Mace e i suoi collaboratori utilizzarono per primi il termine “progettazione universale”, con l’obiettivo di creare ambienti urbani accessibili al maggior numero possibile di persone.
Oggi con il termine progettazione universale si intende
“ideare e comporre un ambiente in modo che tutte le persone – a prescindere da età, corporatura, capacità o disabilità – possano accedervi, comprenderlo e utilizzarlo il più possibile. Un ambiente (o un qualsiasi edificio, prodotto o servizio al suo interno) dovrebbe essere progettato in modo che sia rispondente ai bisogni di tutte le persone che lo usano. Non si tratta di un requisito speciale, che va a beneficio solo di una minoranza della popolazione. È una precondizione essenziale della buona progettazione. Se un ambiente è accessibile, utilizzabile, comodo e piacevole da usare, va a beneficio di tutti. La progettazione universale – tenendo conto in ogni sua fase delle differenti necessità e capacità di tutte le persone – crea prodotti, servizi e ambienti che rispondono ai loro bisogni. In altre parole, progettare universalmente vuol dire progettare bene.” (Center for Excellence in Universal Design – 2014 – What is universal design? http: // universaldesign.ie)
Anche se lo standard della progettazione universale soddisfaceva i bisogni delle persone con disabilità, gli ideatori affermavano che si trattava di un concetto che andava a beneficio di chiunque; l’idea era quella di sviluppare prodotti che potessero essere utilizzati da persone con diversi livelli di capacità nel maggior numero di contesi possibili.
Un esempio molto semplice che riguarda un ambiente fisico è quello dell’impiego di rampe e scale: le rampe possono utilizzarle persone con un passeggino, con un monopattino o una bicicletta, chi cammina, chi per spostarsi ha bisogno di una sedia a rotelle o ausili per la mobilità; invece le scale possono essere utilizzate da meno persone.
Ma la progettazione universale va al di là della questione dell’accessibilità di un edificio e dovrebbe essere parte fondante dei programmi politici e sociali in ogni aspetto.
Il rischio di ignorare un principio così importante è quello di creare ciò che diversi autori hanno definito “segregazione per mezzo della progettazione”. (Imrie R. e Kumar M. – 1998 – Focusing on disability and access in the built environment “disability and Society”)
Nello specifico, cosa è possibile ottenere attraverso l’UDL?
È possibile rendere più accessibile il curricolo, la didattica e la valutazione sia sul piano cognitivo che fisico. In sostanza si tratta di creare ambienti già adatti a tutti e non di adattarli per risolvere problematiche.
Una definizione calzante è fornita dal Center for Applied Special Technology (CAST): un approccio per migliorare il più possibile l’insegnamento e l’apprendimento di tutte le persone alla luce delle conoscenze che abbiamo su come gli esseri umani imparano. (Center for Applied Special Technology (CAST), (2019), About universal design for learning, www.cat.org.)
Secondo il CAST, sono tre i principi guida dell’UDL che si articolano in nove linee guida così sintetizzate:
- Principio 1: fornire una varietà di modalità di coinvolgimento, che equivale al “perché” dell’apprendimento. Il coinvolgimento è un argomento spinoso nella ricerca sperimentale, in quanto ciascuno è coinvolto o motivato da qualcosa che però, non può andar bene per altri, ad esempio molti alunni o studenti sono affascinati dall’improvvisazione, dalle novità, per altri invece funziona la routine, per altri la novità è causa di terrore; non c’è una sola modalità che possa funzionare per tutti ma nell’UDL, in questo primo principio troviamo tre linee guida:
- Dare un sostegno concreto per favorire l’autoregolazione degli studenti, ad esempio aiutandoli a sviluppare strategie auto valutative e di coping;
- Fornire opzioni per prolungare l’attenzione favorendo attività in gruppo o comunque la relazione tra pari;
- Fornire stimoli costanti rispetto a quelli che sono gli interessi degli studenti, riducendo al minimo distrazione e minacce.
- Principio 2: fornire svariate modalità di rappresentazioni, cioè il “cosa” dell’apprendimento. Anche le informazioni sono percepite e comprese in tantissimi modi diversi e non solo tenendo presente quelli che possiamo definire gli “stili” di apprendimento, ma se immaginiamo come possano percepire le informazioni studenti con disabilità sensoriali rispetto a quelli con disturbi specifici di apprendimento o ancora, se pensiamo alle differenze linguistiche o anche culturali. È possibile affermare che non c’è una modalità di rappresentazione che sia ottimale per tutti. Le tre linee guida, affermano che:
- È necessario fornire più opzioni per la comprensione, ad esempio sottolineare le costanti o i collegamenti tra le informazioni, attivare le conoscenze pregresse;
- Fornire maggiori alternative rispetto alla lingua, ai simboli matematici e alle espressioni;
- Assicurarsi che la medesima informazione venga data attraverso modalità sensoriali differenti (tecnologie per ingrandire testi, per amplificare i suoni, per descrivere immagini).
- Principio 3: fornire svariate modalità di azione ed espressione, vale a dire il “come” dell’apprendimento. Anche per muoversi nell’ambiente di apprendimento o per dimostrare quanto si sa, ci sono più modalità. Se immaginiamo i soggetti con disabilità motorie importanti, quelli con deficit nelle abilità logiche e organizzative, quelli con difficoltà linguistiche, comprendiamo quanto sia chiaro che qualcuno potrebbe esprimersi bene per iscritto, ma non oralmente, qualcun altro, esattamente il contrario, e ognuno avrà una modalità di mostrare ciò che sa, diversa dall’altro. In questo caso, le tre linee guida indicano di:
- Sostenere gli studenti nello sviluppo delle funzioni esecutive (aiutandoli a pianificare, a definire gli obiettivi, a monitorare i propri progressi);
- Fornire quanti più mezzi di comunicazione e di espressione possibili (tecnologie per parlare, scrivere, disegnare, alfine di mostrare al meglio ciò che si è appreso);
- Ampliare la scelta per sostenere le azioni prettamente fisiche mettendo a disposizione le tecnologie assistive adeguate ai diversi bisogni.
Un folto gruppo di autori ha individuato sei caratteristiche dell’UDL decisamente significative:
- Utilizzo flessibile: c’è una elevata quantità di materiale per le varie modalità di rappresentazione, espressione e presentazione da parte degli studenti;
- Equità: i materiali sono forniti in lingue diverse, e in differenti livelli di tassonomia cognitiva;
- Informazioni percepibili: i materiali veicolano le informazioni necessarie a prescindere dalle capacità sensoriali dei soggetti o dalle condizioni ambientali;
- Uso semplice e intuitivo: le istruzioni per l’utilizzo dei materiali sono estremamente chiare e corredate di esempi;
- Sforzo fisico e cognitivo sostenibile: i materiali presentano le informazioni in blocchi gestibili in tempi molto ragionevoli;
- Tolleranza dell’errore: gli studenti possono rispondere in tempi distesi, modificare le risposte, usufruire dei feedback forniti dagli insegnanti.
(Lance G.D. e Wehmeyer M.L. – 2001 – Universal design checklist, Lawrence, KS, Beach Center on Disability, University of Kansas; Wehmeyer M. L., Lance G.D. e Bashinski S. – 2002 – Promoting access to the general curriculum for students with mental retardation: A multi –level model, “Education and training in Mental Retardation and Developmental Disabilities”, vol. 37, n. 3, pp. 223-234)
Risulta complesso valutare l’UDL, in quanto è più “della somma delle sue parti”; è un approccio che deve essere indagato complessivamente; pertanto anche la ricerca non è molto ampia ma c’è una rassegna sistematica che raccoglie degli studi interessanti, 13 dei quali condotti negli Stati Uniti, che hanno coinvolto 3550 alunni e studenti tra primaria e secondaria, di madrelingua non inglese o con disabilità riconosciute.
Tutti i 13 studi, avendo incluso qualche aspetto dell’UDL, ne indagavano gli effetti su aree ben circoscritte. Gli effect size riscontrati dagli autori andavano da piccoli a grandi con una grossa variabilità nel modo di ricondurre gli interventi alle linee guida dell’UDL. (OK M., Rao K., Bryant B. e McDougall D. – 2017 – Universal Design for Learning in pre-K to grade 12 classrooms: A systematic review of research, “ Exceptionality”, vol. 25, n.2, pp. 116-138)
Un altro studio condotto negli Stati Uniti, quasi sperimentale e che ha coinvolto 60 studenti di età compresa tra 10 e 14 anni ha dato risultati interessanti; i soggetti coinvolti avevano disturbi specifici dell’apprendimento, altre condizioni sanitarie, autismo, disturbi emotivi e disturbi del linguaggio; 42 partecipanti non erano in condizione di accertata disabilità.
È stata indagata l’efficacia di unità didattiche basate sui principi dell’UDL per sostenere l’apprendimento della chimica.
Allo studio hanno preso parte anche 19 studenti di madrelingua non inglese. Gli studenti assegnati con procedura casuale alla condizione UDL hanno ottenuto punteggi maggiori rispetto a quelli della condizione non UDL. (King-Sears M., Johnson T., Berkeley S., Weiss M., Peters-Burton E., Evmenova A., Menditto A. e Hursh J.C. – 2015 – An exploratory study of universal design for teaching chemistry to students with and without disabilities, “Learning Disability Quarterly”, vol. 38, n. 2, pp. 84-96)
Se l’obiettivo principale della didattica è il successo formativo di tutti, nessuno escluso, l’apertura a nuove strategie e sperimentazioni, non solo è un nostro dovere, ma è al contempo un modo per interrogarsi, mettersi in discussione, crescere!

