La nostra autrice Dott.ssa Petra oggi ci parla di un’altra modalità didattica innovativa e cioè: “Una “miscela” su misura: B-learning”.
Per secoli l’unico modo di affrontare la didattica era il metodo face to face, su base individuale con un tutore privato oppure all’interno di un gruppo classe più o meno variegato.
Con l’avvento di internet a l’accesso facilitato alla tecnologia con PC, Tablet e smart phone, la didattica on line ha avuto uno sviluppo esponenziale e le due metodologie per molti anni si sono sviluppate in maniera indipendente l’uno dall’altra.
Solo in tempi relativamente recenti le istituzioni scolastiche hanno saputo e voluto integrare i due percorsi, valorizzando i punti di forza di entrambi verso un unico obiettivo didattico.
In quest’ottica si colloca il B-learning ovvero il blended learning, che consiste in una didattica per così dire ibrida in cui si alternano/integrano lezioni in presenza di stampo più o meno tradizionale, ad una didattica mediata dalla tecnologia per la quale gli studenti non devono essere fisicamente presenti ma posso svolgere compiti, ricerche attività di approfondimento e studio da remoto, sia su base individuale che all’interno di comunità virtuali.
La ricetta della miscela didattica dipende dal docente, che regolerà gli approcci a seconda del gruppo di discenti con i quali incardinare il progetto didattico e di apprendimento.
Comunque in una blended learning efficace le attività in persona e quelle on line dovrebbero essere sinergiche e funzionali al raggiungimento di un comune obiettivo;
dovrebbero quindi correre in tandem, fino a centrare il target prefissato, in un momento di sintesi da condividere non solo con l’insegnante ma anche e soprattutto con i propri pari o, se la programmazione blended, riguarda altre classi o l’istituto, con tutte le parti coinvolte nel progetto.
Il docente dovrà inoltre riuscire a conciliare la strategia blended che richiede una visione a lungo termine e tempi di realizzazione dilatati, con i rigidi paletti dei calendari scolastici e dei programmi da portare a buon fine nei tempi prefissati.
Una complessa attività di mentore, facilitatore, consulente, moderatore dalla cui efficacia dipende la realizzazione ed il successo didattico della “miscela” perfetta.
Presentazione della Dott.ssa Paola Perlini.
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Contributo del Dott.ssa Francesca Petra.
Una “miscela” su misura: B-learning
L’avvento della tecnologia ha rivoluzionato l’approccio al sapere stimolando lo sviluppo di nuove metodologie didattiche che permettono da un laro di adeguarsi all’innovazione tecnologica dall’altro di cavalcarla, sfruttandone le infinite potenzialità a vantaggio di un apprendimento sempre più personalizzato e vicino ai bisogni individuali di ciascuno studente, sia in termini di fragilità o bisogni educativi speciali che nell’ottica del potenziamento di talenti e capacità fuori dall’ordinario dei gifted.
Per secoli l’unico modo di affrontare la didattica era il metodo face to face, su base individuale con un tutore privato oppure all’interno di un gruppo classe più o meno variegato.
Con l’avvento di internet a l’accesso facilitato alla tecnologia con PC, Tablet e smart phone, la didattica on line ha avuto uno sviluppo esponenziale e le due metodologie per molti anni si sono sviluppate in maniera indipendente l’uno dall’altra.
Solo in tempi relativamente recenti le istituzioni scolastiche hanno saputo e voluto integrare i due percorsi, valorizzando i punti di forza di entrambi verso un unico obiettivo didattico.
Non si tratta quindi semplicemente di affiancare, di tanto in tanto, qualche attività on line all’insegnamento in presenza, ma di una vera e propria integrazione e complementarietà dei due modi di affrontare la didattica.
In quest’ottica si colloca il B-learning ovvero il blended learning, che consiste in una didattica per così dire ibrida in cui si alternano/integrano lezioni in presenza di stampo più o meno tradizionale, ad una didattica mediata dalla tecnologia per la quale gli studenti non devono essere fisicamente presenti ma posso svolgere compiti, ricerche attività di approfondimento e studio da remoto, sia su base individuale che all’interno di comunità virtuali.
Il verbo inglese to blend significa letteralmente “miscelare” e l’approccio B-learning integra/miscela varie strategie metodologiche in “dosi” variabili, adattabili e adattate alle esigenze, agli interessi alle peculiarità sia dei singoli alunni che del gruppo classe nel suo complesso.
Il B learnnig si pone così come strumento per alternare e rendere complementari lo studio tradizionale e lo studio on line, ottimizzando le qualità di ciascun approccio, sia quello più prettamente costruttivista che il cooperative learning.
La ricetta della miscela didattica dipende dal docente, che regolerà gli approcci a seconda del gruppo di discenti con i quali incardinare il progetto didattico e di apprendimento.
Comunque in una blended learning efficace le attività in persona e quelle on line dovrebbero essere sinergiche e funzionali al raggiungimento di un comune obiettivo;
dovrebbero quindi correre in tandem, fino a centrare il target prefissato, in un momento di sintesi da condividere non solo con l’insegnante ma anche e soprattutto con i propri pari o, se la programmazione blended, riguarda altre classi o l’istituto, con tutte le parti coinvolte nel progetto.
Non esiste quindi un unico modo di applicare la metodologia “blended” ma, in linea di massima si possono individuare alcuni elementi comuni che lo caratterizzano:
- La rotazione. Ovvero una sana alternanza di attività in persona ed attività da remoto secondo ritmi e schemi che l’insegnante individua e calendarizza in funzione dei propri obiettivi didattici. Si attuano così lavori di gruppo in aula, attività laboratoriali ad attività di cd flipped classroom in cui gli alunni affrontano da soli testi e materiali inviati o comunque indicati dal docente che possono essere utilizzati “on demand” ovvero quando e per tutto il tempo che lo studente riterrà necessario ed utile per soddisfare le proprie necessità ed i propri tempi di apprendimento e studio.
- La flessibilità. Il docente può e deve adattare il materiale alle richieste degli studenti ma anche e soprattutto ai loro livelli ed alle competenze individuali ed al loro mutare nel corso del periodo di studio .Possono essere così allestiti tutorial per la classe o per il singolo discente, eventualmente con il supporto del docente di discipline affini in un’ottica di interdisciplinarietà o, nel caso di bisogni educativi speciali, col contributo e la collaborazione di educatori ed insegnanti di sostegno.
- A la carte. Lo studente può contribuire a costruire il proprio percorso formativo non solo mostrando e manifestando i propri interessi ed indicando quali attività preferisce svolgere in autonomia e quelle per le quali ritiene necessario il supporto e la guida del docente di persona in classe.
Ne consegue che la metodologia hybrid richiede un grande impegno da parte dell’insegnante chiamato a coordinare le molteplici parti coinvolte nel processo di B learning (il docente, la comunità apprendente, il contenuto-obiettivo, la Tecnologia, il Supporto all’apprendimento, l’Istituzione scolastica e le risorse umane e materiali che mette a disposizione) gestendo non solo il lavoro di classe ma anche le attività da remoto.
Si tratta di mantenere un equilibrio talvolta assai precario, in cui il docente dovrà da un lato garantire l’autonomia allo studente e dall’altro assicurare il controllo del percorso, aiutando i discenti a superare gli ostacoli, individuando gli strumenti più idonei ed il miglior utilizzo dei materiali; orientando senza prevaricare né imporre alcuna scelta; supportando l’elaborazione dei lavori e progetti che di volta in volta gli studenti e le studentesse dovranno realizzare ed eventualmente condividere col gruppo classe.
Il docente dovrà inoltre riuscire a conciliare la strategia blended che richiede una visione a lungo termine e tempi di realizzazione dilatati, con i rigidi paletti dei calendari scolastici e dei programmi da portare a buon fine nei tempi prefissati.
Una complessa attività di mentore, facilitatore, consulente, moderatore dalla cui efficacia dipende la realizzazione ed il successo didattico della “miscela” perfetta.
Vantaggi del B-learning
Motivazione. Gli alunni si sentono molto motivati perché direttamente coinvolti nelle scelte che riguardano la loro formazione e stimati e riconosciuti nella loro autonomia e creatività. Da ricettore passivo ogni alunno/a avrà l’opportunità di trasformarsi in discente attivo.
Flusso di informazioni. Gli apprendenti hanno accesso guidato ad un’infinità di informazioni da approfondire ed esplorare ed elaborare in tempi elastici e rilassati.
La flessibilità. L’allentarsi della tensione scandita dai rigidi orari scolastici apre nuovi scenari di rapporti tra docente e discente e tra gli alunni.
Durante il processo di apprendimento gli alunni diventano a fasi alterne discenti e docenti dei propri compagni di percorso.
Questo contribuisce alla creazione di un ambiente di apprendimento più sereno e proficuo.
L’autostima che ne deriva solitamente impatta positivamente sui risultati e sulla capacità del singolo di superare le timidezze e ritrosie che spesso rappresentano un freno difficile da allentare in un contesto di classe tradizionale, dove, nonostante gli sforzi del docente, talvolta certi ruoli e rapporti tra studenti leader e subalterni si fossilizzano I discenti imparano così ad apprendere in maniera collaborativa e cooperativa, una soft skill di cui potranno far tesoro nel mondo del lavoro al quale intendono affacciarsi ed accedere nel loro prossimo futuro.
Soft skill digitali. Gli alunni hanno l’opportunità di sviluppare skill digitali che migliorano le loro competenze di cittadini digitali.
Imparano a far parte di un gruppo di lavoro virtuale rispettandone le regole e la netiquette.
Sicurezza e Cyber sicurezza. Gli apprendenti acquistano maggiore consapevolezza dei rischi e delle insidie della rete, in termini di pratiche scorrette, furto di identità, copyright, cyber bullismo , conoscenza che potrà tutelarli anche al di fuori della loro vita scolastica.

