SOCIAL MEDIA POLICY: novità per le scuole o ritardo?

SOCIAL MEDIA POLICY: novità per le scuole o ritardo?

di Agata Scarafilo

Si sta molto parlando, in questi giorni, delle nuove regole che andranno a disciplinare la presenza del personale scolastico (docenti ed ATA) su social media e piattaforme digitali, inclusi piattaforme online come, ad esempio, OnlyFans, Linktree e AllMyLinks. 

Il tutto è scaturito dal fatto che il Ministero dell’Istruzione e del Merito, con il supporto di esperti giuristi nel campo, ha fatto sapere che è al lavoro per vagliare, per il Mondo Scuola, linee guida specifiche, meglio definite con la frase inglese: “social media policy”. Un codice etico, in buona sostanza, che dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) stabilire, nell’ambito dei canali social, confini chiari e precisi tra la sfera professionale e quella privata, tanto che la sua violazione comporterà specifiche ripercussioni disciplinari e quindi anche sanzionatorie. 

Il tema è sicuramente “caldo”, ma a dire il vero non così nuovo per il pubblico impiego, in quanto la “possibilità” per le Pubbliche Amministrazioni, tra cui le scuole, di dotarsi di una “social media policy”, ossia di un insieme di norme interne ad un’organizzazione con valore prescrittivo, era già contenuta nel “Codice di Comportamento dei dipendenti pubblici” in vigore dal 2023.  

Scuola Consulting, con un articolo a firma della scrivente (vedasi https://scuolaconsulting.com/nuovo-codice-di-comportamento-dei-dipendenti-pubblici/scuola-psbc/), non a caso aveva dato, già due anni fa, rilevanza a tale importante riforma, trattando, in particolare, degli articoli 11-bis e 11-ter, introdotti con il nuovo “Codice di comportamento dei dipendenti pubblici”.

Oggi, dunque, si fa un gran parlare di ciò che in realtà nelle scuole, così come nelle altre Pubbliche Amministrazioni, di cui all’art. 1 comma 2 del D. Lgs 165/2001, si sarebbe già dovuto regolamentare, in linea con le indicazioni già fornite, qualche anno addietro, con il nuovo “Codice” (succeduto a quello del 2013) che, tra l’altro, inasprisce le sanzioni per un uso scorretto dei social media da parte dei dipendenti pubblici. 

Pertanto, più che di novità, bisognerebbe parlare probabilmente di ritardo, se è vero come è vero che, in questi due anni, la maggior parte delle scuole non ha colto la possibilità loro offerta di dotarsi, in autonomia, di una “social media policy”, che oggi, a quanto pare, si è trasformata in una necessità (o forse urgenza) di regolamentare le modalità di interazione e comportamento sui social network dei dipendenti. 

Per onestà intellettuale, sento il bisogno di aggiungere che, per la maggior parte delle scuole, il ritardo nella presa di coscienza della necessità di darsi delle regole potrebbe essere giustificato dalla complessità di un disciplinamento che necessita dell’intervento di esperti del diritto ad ampio raggio, professionalità difficili da reperire ad intra in tutti gli ordini e indirizzi di scuole.   

La finalità, infatti, è quella di contemperare, in un’epoca in cui il confine tra vita pubblica e privata è sempre più evanescente, la tutela dell’immagine dell’Amministrazione con i diritti inviolabili sanciti dalla Costituzione (es. art. 21) e il diritto alla vita privata di ogni persona, a prescindere dal ruolo professionale ricoperto in un certo ambito lavorativo. 

Probabilmente è per tutto ciò che il Ministero dell’Istruzione e del Merito è al lavoro per elaborare un codice etico che detti i confini dell’utilizzo dei canali social da parte, anche, di docenti e personale ATA, definendo e disciplinando ciò che, varcando il confine, potrebbe ledere l’immagine della Pubblica Amministrazione di appartenenza. 

Un regolamento, o per meglio dire un “documento legale” che, avendo natura prescrittiva e quindi contrattuale, possa rispondere all’esigenza, da un lato, di salvaguardare la reputazione delle istituzioni scolastiche, ma anche, dall’altro, la dignità professionale di tutto il personale che vi lavora. 

Tuttavia, nell’attesa di conoscere i contenuti del documento in questione, qualche dubbio mi sento di esprimerlo, sin da ora, sull’opportunità di sposare una “social media policy” che non tenga conto delle peculiarità di ciascuna realtà scolastica, in quanto non bisogna dimenticare che le norme dell’ordinamento giuridico italiano sono già pienamente applicabili, in via generale, all’utilizzo scorretto dei social media, pertanto penso che sia necessario, per rispondere al comma 4 dell’art. 11-ter del “Codice”, contestualizzare il più possibile il regolamento di condotta.

Staremo a vedere, dunque, cosa accadrà. Intanto, oltre a regolamentare, il tema andrebbe approfondito nelle scuole sotto diversi aspetti (giuridici, etici, sociali, psicologici, ecc.), affinché le regole, dettate dalla “social media policy” della propria amministrazione, si incontrino con le raccomandate buone pratiche comunicative, che dovrebbero appartenere già ai docenti e al personale ATA delle scuole italiane. 

In questo “Scuola Consulting Magazine”, che mi pregio di dirigere, ce la metterà tutta per continuare il cammino intrapreso di informare, con l’intento, altresì, di dare un contributo, sotto vari aspetti, alla formazione del personale tutto del mondo della scuola.

  • Agata Scarafilo
    : Autore

    Esperta Editoriale. Direttrice SGA, Giornalista, Scrittrice e Formatrice. Per Scuola Consulting si occupa delle tematiche più rilevanti in ambito scolastico, collaborando attivamente con la redazione di contributi sempre attuali e in linea con le esigenze del Personale Scolastico. É autrice del Saggio: “Guida alla corretta pubblicazione nelle scuole tra trasparenza e albo online”.

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