La protesta si sta espandendo vertiginosamente, più di 15 le università statunitensi unite nel manifestare il loro sdegno per ciò che sta accadendo nella striscia di Gaza.
Gli studenti chiedono il cessate il fuoco. Le vittime di questa guerra spietata ormai non si contano.
L’Agenzia delle Nazioni Unite che si occupa dei rifugiati palestinesi dichiara: “in sei mesi sono morti più bambini che in tutti i conflitti del mondo negli ultimi quattro anni”.
In linea di massima le manifestazioni si stanno svolgendo pacificamente ma in alcuni casi è stato necessario l’intervento massiccio della polizia, centinaia gli arresti ad aprile.
Gli studenti sono spesso allontanati dai campus violentemente per poi essere sospesi ed espulsi.
Gli studenti denunciano anche queste azioni che ritengono ‘scandalose’ e di questo se ne fa da portavoce una docente di legge alla ‘Columbia’ che sfila in segno di protesta insieme ad altri suoi colleghi e agli studenti stessi.
Perché proprio nelle università queste proteste?
Il motivo scatenante riguarda i legami degli atenei statunitensi con il governo di Tel Aviv che i manifestanti non accettano in alcun modo.
Intanto c’è un altro pericolo che incombe ovvero il rischio che tutto questo schierarsi contro Israele possa sfociare in antisemitismo.
Di questo argomento se n’è occupato il ‘Post’, spiega che diversi studenti di lingua ebraica che frequentano le università in questione temono attacchi antisemiti, tanti altri invece manifestano insieme ai loro compagni.
Nel frattempo le manifestazioni si allargano a macchia d’olio sconfinando in altri paesi come l’Australia e Parigi dove però i tentativi di occupare gli atenei sono stati subito bloccati dalle forze dell’ordine e i campus sgomberati all’istante.
Articolo di Flora Sannino.
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