Stiamo andando nella giusta direzione per la scuola? Occorre ripartire da zero o c’è qualcosa che si può salvare?
Ragioniamo insieme sul significato dell’istituzione scolastica e della professione docente oggigiorno.
“Bisogna distruggere la scuola” esordiva Ivan Ilich in uno dei sui scritti più noti, intendendo la necessità di modificare totalmente l’approccio etico e pratico di una scuola volta a riprodurre i modelli consumistici della società, evidenziando le disparità di classe e la disuguaglianza delle opportunità all’interno degli istituti.
Alunni passivi, programmi imposti, una scuola fondata sulla trasmissione orale del sapere e su obiettivi già scritti, lontana dal fornire competenze applicabili nella realtà.
Da allora sono stati fatti molti progressi ma, l’inclusività resta spesso una bella parola nella bocca di qualche burocrate e gli studenti, figure di passaggio, duplicati in cerca di un docente illuminato che sappia valorizzarli.
Mondo scuola
La scuola resta un punto fermo, un’ancora di salvezza, soprattutto si pensa alle realtà ad alta dispersione, dove più che mai si sente il bisogno delle istituzioni.
Spesso infatti i ragazzi che abbandonando la scuola tendono farsi irretire in percorsi illeciti e deleteri.
Nel corso del tempo, dall’inclusione delle diversità alle azioni di personalizzazione della didattica alla creazione di un sistema nazionale di valutazione, i passi in avanti sono stati molteplici.
E allora qual’è il prossimo passo? Da dove ripartire?
L’azione è sempre combinata: istituzioni, dirigenti, docenti, famiglie.
Ciò che si deve evitare è la deresponsabilizzazione.
Dove fallisce un ragazzo ha fallito l’intero sistema.
Non ci sono riposte semplici e, decine sarebbero le riflessioni a riguardo ma, una cosa certa: la scuola, in tutti suoi organi costituenti, non deve fare l’errore di chiudersi in sé stessa, bensì deve ripartire da ciò che succede al suo esterno.
Una lente fissa sulla realtà è ciò che permette di attuare misure concrete e immediate per intervenire nella vita dei ragazzi e nel contesto sociale.
Il lavoro del docente
In cosa consiste essere un docente oggigiorno e qual è lo scopo per cui si insegna?
Ad attrarre le persone verso questa professione non è di certo lo stipendio, terribilmente basso (seppure il posto fisso faccia gola) rispetto al ruolo di prima linea che un docente ricopre nel percorso di un alunno. Un bravo docente, cosi come un cattivo docente, può essere determinate e influire potenzialmente sull’intera vita di un ragazzo.
L’età scolastica è infatti l’età in cui formiamo la nostra personalità e mettiamo le fondamenta su cui costruire il nostro avvenire.
Essere un docente significa coordinare una serie di rapporti, dai micro ai macrosistemi di relazioni: relazione docente-singolo alunno, docente- gruppo classe; docente- famiglie degli alluni etc…
Al docente è richiesta:
- Competenza tecnica adeguata;
- Capacità empatica;
- Capacita di gestione del gruppo classe e delle criticità;
- Competenze digitali;
- Continuo aggiornamento professionale;
- Capacità di osservazione, di autocritica e di riflessione;
- Capacità di flessibilità e di adattamento delle proprie metodologie in base alle necessità degli alunni;
- Capacità di individualizzazione e personalizzazione della didattica;
- Padronanza delle diverse metodologie: dal lavoro individuale a quello cooperativo, dai compiti astratti a quelli pratici, dai lavori logici e verticali a quelli creativi e orizzontali.
L’appello di un docente
Docenti, insegnanti, educatori e tutte le figure che gravitano attorno alla formazione dei ragazzi: abbiamo un dono, una responsabilità.
È dalla scuola che tutto può cambiare, dalla scuola che si formeranno i futuri Steve Jobs, i futuri Einstein.
Non lasciamo che i ragazzi entrino in aula solo per occupare un banco vuoto.
Ridiamo vita a un volto ormai spento, stimoliamo il loro interesse, rendiamoli protagonisti delle loro storie.
Parliamo loro col cuore, scoprendo le loro passioni, le loro paure e aiutandoli a esprimere il loro potenziale.
Questo è più di un lavoro, questa è una missione.
Abbiamo dimenticato il valore dell’educazione? Perché non teniamo più in conto l’età scolastica come quella in assoluto più importante per l’essere umano?
Non incutiamo timore, brandendo l’autorità come strumento unico per entrare in relazione, ma guadagniamo autorevolezza.
Non limitiamo il mondo alla classe, ma usiamo quelle mura per costruire ponti sulla realtà. La scuola non deve essere una bolla isolata, ma deve preparare alla vita.
Non lasciamo le emozioni fuori dalla scuola, l’educazione emotiva è necessaria per formare persone migliori.
Abbiamo in mano diamanti grezzi, che, col nostro aiuto, potrebbero un giorno brillare come astri nel firmamento.
Articolo di Davide Bianco.
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