L’istituto Aldo Manuzio è stato oggetto di un atto vandalico da parte di un gruppo di ragazzi che hanno agito nel cuore della notte.
Vetri rotti, mura imbrattate, estintori completamente svuotati, sono solo alcune prove degli attacchi perpetrati all’istituto Aldo Manuzio di Latina la notte del 12 agosto.
L’accaduto
Gli assaltatori hanno approfittato della notte e della relativa tranquillità che vive una scuola pubblica nel cuore dell’estate.
Abbastanza significativi i danni provocati all’istituto.
Oltre a quelli sopracitati sono stati ritrovati banchi completamente ribaltati e aule distrutte.
Il dirigente ha già annunciato la corsa alle riparazioni per riuscire a rispettare la data di riapertura delle scuole senza deroghe fastidiose.
La comunità si è schierata contro queste ignobili azioni, a cominciare dal sindaco che ha condannato l’accaduto dichiarando:
“Le scuole sono beni pubblici che non appartengono solo a chi vi studia, ma a tutti i cittadini. In questo contesto, i danni all’”Aldo Manuzio” rappresentano non solo una perdita economica, ma anche una ferita per la società”.

Il problema del vandalismo
Non è certo il primo atto vandalico che vediamo consumarsi in un istituto pubblico.
Le nuove tecnologie e le misure di sicurezza non riescono ancora a dissuadere le azioni provocatorie di qualche testa calda.
L’episodio però si contraddistingue in quanto verificatosi nella stagione estiva, ovvero a scuole chiuse.
In passato infatti se i motivi di un atto vandalico del genere si potevano riscontare semplicemente nella volontà di saltare le lezioni, ora l’azione diventa sintomo di un disagio molto più profondo.
Il perché di un atto vandalico
Voler dare una risposta esatta a questa domanda sarebbe troppo semplificatorio e riduttivo.
Certo è che se dei ragazzi si prendono questa libertà infrangendo la legge e producendo danni consistenti a una struttura pubblica, il tema merita di essere attenzionato.
È facile chiamarli delinquenti, ma lo è altrettanto trovare delle attenuanti.
Ciò che emerge però è sicuramente un malcontento (male indirizzato) che viene sempre necessariamente da una mancanza di comunicazione tra i ragazzi e il mondo in cui vivono, tra gli alunni e gli operatori dell’istituto: se l’alunno non riesce a digerire un insuccesso scolastico (una bocciatura), è colpa sua o non è stato adeguatamente accompagnato ad esso?
Insomma, se nella scuola ci fosse un clima di serenità, è chiaro che non si arriverebbe a queste situazioni.
A tutto ciò si aggiunge una sorta di onnipotenza mista a indifferenza che i ragazzi dell’era dei social e del mondo virtuale oggi vivono, sentendosi quasi immuni alle regole che possono essere violate per qualche secondo di celebrità.
Non ci sorprenderemmo infatti se l’assedio alla scuola fosse stato registrato e caricato sul web, pronto a essere rivendicato come un atto eroico.
Sono giovani che vivono un disagio, che attraversano la vita sentendo forte la mancanza delle istituzioni e privi di figure di riferimento.

Conclusioni
Le indagini indicano che Le telecamere di sorveglianza posizionate nel vicino parco Faustinella potrebbero aver catturato i momenti cruciali dell’incursione, fornendo elementi utili agli investigatori.
Si prospetta inoltre la possibilità di assumere una ronda che operi un servizio di vigilanza attivo nella zona.
Le misure di sicurezza sono certamente necessarie, ma ancora una volta vogliamo invitare ad andare al cuore del problema, intervenendo con figure esperte all’interno degli istituti che insegnino l’educazione emotiva, l’empatia e l’esternazione delle emozioni, e con un cambio di rotta nel rapporto alunno insegnante, perché il seme di questi atti vandalici venga individuato in un disagio e fatto fiorire in modi sani, produttivi e nella cornice della legalità.
Articolo di Davide Bianco.
Resta sempre aggiornato su https://scuolaconsulting.com/news/

