Agrigento è Capitale Italiana della Cultura 2025 e oggi cerchiamo di conoscerla meglio parlando del suo Patrono, San Gerlando.
San Gerlando di Agrigento è una figura di grande rilevanza storica e religiosa della Sicilia.
In particolare, un vero punto di riferimento per la cultura e l’identità delle città di Porto Empedocle e Agrigento (di cui è il santo patrono).
Nato tra il 1030 e il 1040 (forse in Francia, a Besançon) Gerlando si distinse sin da subito per il suo forte impegno nella riorganizzazione della diocesi di Agrigento dopo il lungo periodo di dominazione musulmana (827-1091).
Una vita tra fede e laicità, tra normanni e Agrigento
Gerlando era di origini franco-normanne e, dopo aver ricoperto il ruolo di primicerio della «Schola cantorum» della chiesa di Mileto, fu nominato vescovo di Agrigento nel 1088 grazie al sostegno di Ruggero I degli Altavilla, Gran Conte di Sicilia.
La sua consacrazione avvenne a Roma per mano di papa Urbano II (il francese Eudes de Châtillon).
Durante il suo episcopato, che si protrasse fino alla morte (avvenuta nel febbraio del 1100), Gerlando si dedicò con fervore alla rifondazione della comunità cristiana nella città.
Fortemente provata dall’occupazione araba che era durata dal 829 al 1086, anno in cui Agrigento fu liberata dai normanni.
Uno dei suoi principali successi è stata la realizzazione della cattedrale e dell’episcopio, dedicati rispettivamente a San Giacomo e alla Madonna.
Un’impresa che richiese notevoli sforzi e risorse per ben sei anni.
Inoltre, contribuì significativamente alla fortificazione del castello di Agrigento, che all’epoca era conosciuto con il nome arabo di Gergent (in italiano, Girgenti).
Venerazione e Culto
San Gerlando è stato canonizzato dalla Chiesa cattolica 59 anni dopo la morte e viene ricordato ogni anno il 25 febbraio.
Le sue reliquie sono custodite in un’urna d’argento di pregevole fattura all’interno della cattedrale di Agrigento (dedicato ormai a lui), diventando un importante luogo di pellegrinaggio per i fedeli da tutta la Sicilia, e non solo.
Il culto di San Gerlando è particolarmente sentito tra gli agrigentini, che lo invocano anche in situazioni di calamità naturali.
L’espressione popolare “San Giullannu senza ddannu” riflette questa devozione, sottolineando il desiderio di protezione del santo contro i danni causati da eventi atmosferici avversi.
Basti qui ricordare, la rovinosa frana del 19 e 20 luglio 1966, quando il nome di San Gerlando venne invocato quotidianamente dai fedeli.
La mancanza di vittime fu interpretata come un segno della sua intercessione.
La sua vita e le sue opere hanno lasciato un’impronta indelebile nella storia della diocesi, testimoniando il suo impegno per la rinascita spirituale e sociale della comunità cattolica agrigentina.
Ancora oggi, il suo culto è vivo e vibrante, a testimonianza di un legame profondo tra il santo e il popolo agrigentino.
Articolo a cura di Alessandro Maria Raffone.
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