Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo: Il calice degli dei – la recensione del libro di Rick Riordan

Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo: Il calice degli dei - la recensione del libro di Rick Riordan

Un vero eroe non si misura dalla forza che possiede, ma dalla forza del suo cuore” diceva una versione edulcorata e disneyana di Zeus, sovrano degli dei greci.

E, questa forza del cuore è ciò che caratterizza il personaggio di Perseus Jackson, protagonista della saga letteraria di Rick Riordan, Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo.

Nel sesto volume della saga, il giovane figlio di Poseidone dovrà partire con gli inserparabili Annabeth Chase e il satiro Grover alla ricerca del calice degli dei, rispondendo alla richiesta d’aiuto del coppiere Ganimede.

Che cosa significa essere un eroe? Indirettamente, è questa la domanda a cui tutta la saga di Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo cerca di dare una risposta: Percy Jackson è un semidio, figlio del dio del mare Poseidone e di una donna mortale, Sally Jackson.

Un destino crudele il suo, perché, come dimostrano i miti greci, i semidei non hanno vita lunga.

Sono tutti figli di divinità greche e di mortali, presto abbandonati e dimenticati dai loro genitori sovrannaturali.

Nella storia di Rick Riordan tutti i semidei trovano un rifugio e una casa al Campo Mezzosangue, in cui vivono nelle Case di appartenenza, sempre se il genitore divino si sente abbastanza magnanimo da riconoscerlo.

Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo: il calice degli dei – cosa significa essere un eroe?

Attraverso le avventure che Percy vive, il giovane eroe scopre non solo i misteri del suo mondo, scontrandosi con mostri, divinità ostili e cercando di portare a termine le imprese, le quest che gli garantiranno onore e fama anche presso i posteri.

Ma Percy fa anche i conti con la sua natura semidivina, con le crudeltà degli dei verso i loro figli e cosa davvero significa essere un eroe.

Nel mondo greco, gli eroi erano coloro che possedevano la kalokagathia, un termine che in greco indica un binomio di bellezza e virtù.

Essere eroe voleva dire affrontare sfide e ostacoli per ottenere la gloria e aspirare all’immortalità.

Nel mondo di Percy Jackson tutte queste caratteristiche sono ancora presenti e i giovani semidei lottano e combattono i mostri, mettendo a repentaglio la loro vita e cercando di compiacere genitori immortali e del tutto disinteressati a loro.

Ed è qui che arriva la rivoluzione di Rick Riordan: l’autore dà vita a un giovane personaggio che cresce lontano dalle regole del mondo eroico, figlio di un’amorevole madre single, totalmente ignaro di essere figlio di un dio.

Solo quando i mostri iniziano a percepire il suo potere, a Percy viene rivelato il suo retaggio divino e il ragazzo finisce al Campo Mezzosangue.

Pur apprendendo le regole del suo mondo, tuttavia, Percy comprende che questo sistema che porta i giovani eroi a essere abbandonati e ignorati dai rispettivi genitori è iniquo e crudele.

E, pian piano, inizia un’impresa mai tentata prima: cambiare la mentalità millenaria degli dei, smantellando le regole che da secoli rendono orfani ragazzi innocenti e li spingono a voltare le spalle all’Olimpo.

La rivoluzione di Percy Jackson parte da una nuova concezione dell’essere eroi: non gloria e violenza, ma compassione e gentilezza verso gli altri.

In un mondo che privilegia la forza bruta e l’arrivismo, Percy dimostra che essere un eroe significa sfidare i bulli e difendere chi ne ha davvero bisogno.

Grazie allo stile agile e scorrevole, alla narrazione in prima persona e all’ironia che ha il suo protagonista, Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo è una lettura fresca e piacevole, adatta a un pubblico di adolescenti, ma non solo.

Una riscoperta del mondo degli eroi e della mitologia greca, raccontata in chiave moderna e accattivante, in grado di appassionare e coinvolgere il lettore.

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Articolo di Maria Castaldo.