La nostra esperta di didattica innovativa, Dott.ssa F. Petra, in questo contributo si occupa di “PBL: quando il problema si fa soluzione” cioè: “problem/project based learning (apprendimento basato sui problemi/progetti)”.
Si tratta di una tecnica con la quale il docente sottopone un problema/caso ai discenti affinché gli stessi ne propongano una ponderata soluzione, preferibilmente attraverso un progetto di gruppo.
In sintesi, grazie al metodo PBL, la spinta a risolvere il problema si trasforma di fatto in motivazione ad apprendere, ed è questo il suo più grande punto di forza.
Il metodo PBL permette di raggiungere molteplici e positivi risultati nell’ambito della classe, sul piano individuale, collettivo oltre che didattico in senso stretto, dato che il lavoro di gruppo promuove la collaborazione, incoraggiando anche i più fragili a partecipare quando si rendono conto che anche il loro contributo sarà utile al risultato di tutti.
Inoltre lavorare in gruppo, senza scadenze di orario e consegne stringenti, permette agli studenti di alternare fasi di grande impegno a momenti di maggiore leggerezza che durante una lezione tradizionale verrebbero forse stigmatizzati dal docente ma che nell’ambito dell’economia del lavoro di gruppo, contribuiscono a rendere un po’ più divertenti o quantomeno piacevoli anche i momenti di intenso lavoro: saranno gli alunni stessi a rendersi conto, in una sorta di processo di auto e reciproca disciplina, quando è il momento di interrompere il momento di disimpegno e “tornare al lavoro”, se vogliono portare a casa il risultato.
Saranno quindi gli studenti a dividersi compiti in base alle specifiche abilità e, se necessario, individueranno di volta in volta un leader o un portavoce che coordinerà il progetto di soluzione proposto.
Gli apprendenti impareranno così a rispettarsi reciprocamente e a riconoscere il merito altrui;
avranno anche l’opportunità di acquisire maggiore consapevolezza dei proprio limiti e dei propri punti di forza nelle specifiche ma molteplici aree di intervento che si troveranno ad esplorare.
Il metodo PBL si pone come efficace e duttile strumento interdisciplinare con il quale spaziare in vari ambiti ,comunque tutti necessari, per poter trovare o creare una soluzione fondata, credibile e condivisibile da sottoporre al giudizio dell’insegnante e dei propri pari.
Presentazione della Dott.ssa Paola Perlini.
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Contributo del Dott.ssa Francesca Petra.
PBL: quando il problema si fa soluzione
Infiniti gli acronimi e le sigle che costellano ormai il vasto mondo di approcci didattici e metodi di apprendimento, non ultimo, sia in termini di apparizione che di efficacia, il PBL che sta per problem/project based learning (apprendimento basato sui problemi/progetti).
Come si evince dal nome si tratta di una tecnica con la quale il docente sottopone un problema/caso ai discenti affinché gli stessi ne propongano una ponderata soluzione, preferibilmente attraverso un progetto di gruppo.
L’obiettivo è quello di stimolare la curiosità e l’interesse degli apprendenti che sono posti al centro del processo di ricerca e acquisizione di nuove conoscenze, in una sorta di sfida con se stessi e gli altri.
Posto un “problema” gli alunni e le alunne sono incentivati/e a lavorare insieme per trovare la soluzione migliore, contribuendo ciascuno in base alle proprie competenze e conoscenze o ai propri talenti personali.
In estrema sintesi grazie al metodo PBL la spinta a risolvere il problema si trasforma di fatto in motivazione ad apprendere, ed è questo il suo più grande punto di forza.
Il metodo PBL permette di raggiungere molteplici e positivi risultati nell’ambito della classe, sul piano individuale, collettivo oltre che didattico in senso stretto, dato che il lavoro di gruppo promuove la collaborazione, incoraggiando anche i più fragili a partecipare quando si rendono conto che anche il loro contributo sarà utile al risultato di tutti.
In PBL gli apprendenti saranno inoltre stimolati a condividere le proprie esperienze e conoscenze pregresse, incluse quelle acquisite in ambito extra scolastico.
Contestualmente l’essere chiamati ad affrontare un problema “concreto” permette agli studenti di mettere in pratica le conoscenze acquisite durante lo studio teorico e di applicare fattivamente quei principi e quelle nozioni che studiate sui libri rischiavano di apparire completamente avulse dal mondo reale e prive di utilità.
Non va altresì sottovalutato il fatto che lavorare in gruppo, senza scadenze di orario e consegne stringenti, permette anche agli studenti di alternare fasi di grande impegno a momenti di maggiore leggerezza che durante una lezione tradizionale verrebbero forse stigmatizzati dal docente ma che nell’ambito dell’economia del lavoro di gruppo, contribuiscono a rendere un po’ più divertenti o quantomeno piacevoli anche i momenti di intenso lavoro: saranno gli alunni stessi a rendersi conto, in una sorta di processo di auto e reciproca disciplina, quando è il momento di interrompere il momento di disimpegno e “tornare al lavoro”, se vogliono portare a casa il risultato.
Durante un problem solving, soprattutto se svolto in gruppo, il carico di lavoro viene suddiviso tra i vari “progettisiti” e l’organizzazione interna del team viene gestita con un mutuo controllo, dai partecipanti che dovranno ottimizzare le risorse umane del gruppo in totale autonomia, al fine di raggiungere l’obiettivo prefissato.
Saranno quindi gli studenti a dividersi compiti in base alle specifiche abilità e, se necessario, individueranno di volta in volta un leader o un portavoce che coordinerà il progetto di soluzione proposto.
Gli apprendenti impareranno così a rispettarsi reciprocamente e a riconoscere il merito altrui; avranno anche l’opportunità di acquisire maggiore consapevolezza dei proprio limiti e dei propri punti di forza nelle specifiche ma molteplici aree di intervento che si troveranno ad esplorare.
Il metodo PBL si pone infatti come efficace e duttile strumento interdisciplinare con il quale spaziare in vari ambiti che si intersecano, si influenzano o sono complementari l’uno all’altro e comunque tutti necessari per poter trovare o creare una soluzione fondata, credibile e condivisibile da sottoporre al giudizio dell’insegnante e dei propri pari.
Il confronto dei risultati dei vari gruppi è un momento importante del PBL che permetterà di sviluppare senso critico, capacità di memorizzazione e abilità comunicative sia in forma orale che scritta.
In linea di massima durante una lezione tipo in PBL (2-4-6 ore a seconda della complessità del quesito posto) gli alunni procederanno a:
- Esaminare e definire il problema/caso proposto dal docente;
- Verificare e confrontare il problema specifico con temi ad esso correlati o simili e le relative soluzioni già proposte in passato;
- Inquadrare i dati mancanti per la soluzione del problema posto al fine di individuare le aree di ricerca per poter acquisire le info necessarie spaziando tra le materie già note o da scoprire (eventualmente col supporto di altri docenti, dei mezzi informatici propri secondo il sistema collaudato del BYOD, o di quelli messi a disposizione dalla scuola);
- Proporre una o più soluzioni fino ad individuarne la migliore valutando i punti di forza e le debolezze di ciascuna;
- Scegliere la soluzione ed articolarla in un progetto coerente e strutturato;
- Condividere il risultato con gli altri gruppi in un confronto critico, competitivo ma collaborativo.
Il ruolo del docente che intenda avvalersi di questo metodo consiste in primis nell’ individuare l’obiettivo della lezione, ovvero l’oggetto/target dell’intervento didattico.
In altre parole dovrà prioritariamente mettere bene a fuoco che cosa si aspetta che gli alunni apprendano e poi procedere a trasformare l’obiettivo in “problema” o “caso”.
Potrebbe altresì essere utile concordare con i discenti una serie di regole di condotta di base comuni a tutti i gruppi ( anche in merito a strumenti e spazi da utilizzare) in modo da stabilire un punto di partenza condiviso da cui gli studenti potranno spaziare nella massima libertà, senza interferire gli uni con gli altri.
Volendo utilizzare il progetto PBL a fini valutativi (valutazione formativa) sarebbe altresì opportuno indicare preventivamente agli alunni i parametri di valutazione che si intendono adottare (eventualmente presentando una griglia dedicata) in modo da agevolarli ed orientarli nella gestione dei loro obiettivi e nella scelta del metodo di lavoro.
I risultati migliori in PBL si ottengono presentando problemi verosimili e vicini, per quanto possibile, al piano di studi e all’ambito di interesse del gruppo classe.
A mero titolo esemplificativo e semplificativo, in un istituto tecnico ad indirizzo biologico sanitario si potrebbe proporre agli alunni di risolvere un problema riscontrato da un care giver nell’occuparsi di un malato di Alzheimer; in un istituto agrario ci si potrebbe porre nei panni di un olivicoltore alle prese con una malattia degli olivi; in un istituto alberghiero il problema di un pasticcere che non riesce a far lievitare né a vendere i propri croissant.;
o ancora in un liceo linguistico gli alunni potrebbero immaginarsi nel ruolo di un docente che deve mettere a confronto e scegliere la migliore edizione di un testo di un autore in programma da utilizzare in classe con i propri studenti.
Insomma, non ci sono limiti alla creatività e se questa venisse meno, su Internet si possono comunque trovare numerosi esempi di lezioni già strutturate di PBL.
L’importante è che il/la docente riesca ad attivare un gioco di empatia, a stimolare gli alunni ad immedesimarsi in ruoli irreali ma più che verosimili ed in situazioni che veramente potrebbero concretizzarsi nell’arco della loro attività post scolare e lavorativa, al fine di facilitare un processo di crescita personale e sociale toccando e facendo vibrare i fondamentali tasti della curiosità e della motivazione.

