No Other Land

No Other Land

Articolo di Ferdinando Pacileo

“No Other Land” è un documentario israelo-palestinese diretto da Basel Adra, Yuval Abraham, Hamdan Ballal e Rachel Szor. Girato tra il 2019 e il 2023, il film documenta la lotta di Basel Adra, giovane attivista palestinese, contro la distruzione del suo villaggio, Masafer Yatta, situato in Cisgiordania. Le forze di difesa israeliane intendono demolire la comunità per trasformarla in una zona di addestramento militare, nonostante la presenza storica del villaggio.

In un momento storico nel quale la guerra in questi paesi è ancora in corso, questo docu-film è d’obbligo; Basel Adra insieme alla sua troupe e al loro coraggio sono riusciti a creare un’immagine chiara e senza filtri del conflitto che prosegue in quelle zone. Si entra nelle vite degli sfollati, si percepisce il loro dolore, spesso sembra di vedere scene organizzate. La sua bravura con la telecamera in mano è visibile a tutti, nonostante le condizioni difficili sembra quasi di star guardando un film.

Infatti uno dei suoi punti di forza è la capacità di presentare eventi reali con una regia che ricorda quella di un film di finzione. Le scene sono riprese con una tale intensità e precisione che, in alcuni momenti, lo spettatore potrebbe credere si tratti di una ricostruzione scenica. Tuttavia, ogni fotogramma è autentico, una testimonianza cruda e diretta della realtà vissuta dai protagonisti. Questa fusione tra realtà e finzione amplifica l’impatto emotivo e rende la narrazione ancora più potente.

La musica si fonde armoniosamente con i dialoghi e i voice-over, accentuando le emozioni e le tensioni presenti nelle immagini. Questa sinergia tra suono e immagine rende l’esperienza visiva ancora più coinvolgente e riflessiva.

Le scene che più rimangono impresse in mente però sono quelle silenziose e ferme, magari di una grotta dove una famiglia di sfollati dorme e il più piccolo, il bambino, è ancora sveglio, gioca col cellulare. Oppure quelle di una mamma, che si prende cura del proprio figlio, paralizzato dal collo in giù, per via di un colpo d’arma da fuoco ricevuto mentre protestava.

In conclusione, questo docu-film andrebbe mostrato nelle scuole, in televisione, dovrebbero vederlo tutti. Esso fa comprendere bene fin dove si può spingere un essere umano accecato da un odio, Odio che viviamo tutti i giorni, sui social, nelle strade, nelle nostre famiglie, nella nostra vita e in noi stessi. Il problema è di tutti, qualcosa si può fare, parliamo parliamo ma niente facciamo.

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