La Dott.ssa Giuliana Sannito, in questo contributo, ci elenca gli interventi più significativi della: “Manovra 2025. Indennità ai dipendenti pubblici: nello stipendio anche la nuova vacanza contrattuale”.
Nella prossima manovra, i soldi per il Pubblico impiego dovrebbero oscillare attorno al miliardo di euro.
Questo finanziamento servirà per finanziare l’indennità di vacanza contrattuale.
Si tratta di quell’indennità che scatta quando il vecchio accordo è scaduto e quello nuovo non è ancora firmato.
L’obiettivo perseguito dal ministro per la Funzione Pubblica, Paolo Zangrillo, è quello di riuscire a chiudere e quindi formalizzare, entro la fine dell’anno, la maggior parte dei contratti che coprono il periodo 2022-2024.
In questo modo, oltre agli aumenti, nel 2025 i dipendenti pubblici potranno aggiungere ai loro stipendi anche la nuova vacanza contrattuale che, in media, dovrebbe valere 18- 20 euro al mese.
Si tratta di un recupero del 30 per cento dell’inflazione indicata nelle previsioni del governo per il 2025, pagato a partire dal prossimo mese di aprile, per poi salire al 50 per cento dal mese di luglio.
Qualche altro intervento che potrebbe emergere in manovra potrebbe essere più settoriale: un aggiustamento degli stanziamenti per le Forze di Polizia o un ritocco delle indennità per medici e infermieri.
Gli aumenti “spot” per alcune categorie di dipendenti pubblici stanno diventando più che una eccezione, una regola.
A riceverli, sempre più spesso e fuori dalla contrattazione con i sindacati, sono alcune figure di lavoratori pubblici che vengono considerati maggiormente meritevoli per le situazioni di disagio in cui si trovano a lavorare.
Dagli infermieri, ai poliziotti e, da ultimo, al personale amministrativo che lavora nelle carceri, l’indennità “specifica” sta diventando una voce sempre più importante della retribuzione.
La Manovra finanziaria 2025 potrebbe contenere, inoltre, una Riforma IRPEF abbastanza sostanziosa. Si è preannunciata la modifica delle aliquote del cosiddetto “ceto medio”.
In particolare, si prevede di rimodulare l’aliquota al 33% per i redditi da 28mila a 60mila euro (oggi pari al 35% per i redditi tra 28mila e 50mila euro). Inoltre, per i redditi fino a 28mila l’aliquota dovrebbe essere portata al 23%, mentre oltre i 60mila si applicherebbe il 43% (oggi applicata oltre i 50mila).
Si sta studiando, infine, la possibilità di allargare la no-tax area a chi presenta redditi inferiori ai 12mila euro.
Verso la conferma invece gli sgravi IRPEF in Manovra 2025 per i redditi fino a 28mila euro (l’ex Bonus Renzi) e il taglio dei contributi per i dipendenti con redditi fino a 35mila euro, noto anche come taglio del cuneo fiscale.
Il Governo sta valutando anche l’introduzione di una certa obbligatorietà per i versamenti del TFR nei fondi pensione e, più contestato, l’allungamento delle “finestre” per chi lascia il lavoro anticipatamente.
Notevoli gli interventi ,che nell’articolo vengono elencati, sul capitolo sgravi alle famiglie.
Presentazione della Dott.ssa Paola Perlini.
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Contributo della Dott.ssa Giuliana Sannito.
Manovra 2025. Indennità ai dipendenti pubblici: nello stipendio anche la nuova vacanza contrattuale
Nella prossima manovra, i soldi per il Pubblico impiego dovrebbero oscillare attorno al miliardo di euro.
Ma non si tratta di somme che andranno ad aggiungersi agli 8 miliardi stanziati lo scorso anno per il rinnovo del contratto 2022-2024.
Questo finanziamento servirà per finanziare l’indennità di vacanza contrattuale.
Si tratta in buona sostanza, di quell’indennità che scatta quando il vecchio accordo è scaduto e quello nuovo non è ancora firmato.
L’obiettivo perseguito dal ministro per la Funzione Pubblica, Paolo Zangrillo, è quello di riuscire a chiudere e quindi formalizzare, entro la fine dell’anno, la maggior parte dei contratti che coprono il periodo 2022-2024.
In questo modo, oltre agli aumenti, nel 2025 i dipendenti pubblici potranno aggiungere ai loro stipendi anche la nuova vacanza contrattuale che, in media, dovrebbe valere 18- 20 euro al mese.
Si tratta di un recupero del 30 per cento dell’inflazione indicata nelle previsioni del governo per il 2025, pagato a partire dal prossimo mese di aprile, per poi salire al 50 per cento dal mese di luglio.
Come funziona
Il mini-aumento potrebbe essere leggermente più alto se nel frattempo saranno firmati i nuovi contratti.
Alcuni negoziati sono in corso da qualche mese. I primi due tavoli a partire sono stati quello dei dipendenti degli Enti Locali e quello della Sanità.
Gli altri due tavoli che sono partiti, sono quello delle Funzioni centrali, che al suo interno raggruppa i ministeri, le Agenzie Fiscali e gli Enti pubblici economici come Inps e Inail, e quello del comparto sicurezza, con Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e tutti i corpi militari che, per la prima volta, hanno dei rappresentati sindacali nelle trattative dopo la riforma che ha abolito i vecchi Cocer.
Proprio per questa ragione, nella prossima legge di Bilancio saranno inseriti anche alcuni milioni di euro per permettere ai militari impegnati in attività sindacale di poter avere i distacchi.
L’indennità di vacanza contrattuale si sommerà, nel caso in cui i contratti fossero firmati entro fine anno, agli aumenti previsti da questi ultimi.
Si tratta in media di circa 160 euro, che con i 20 euro in più della vacanza contrattuale, porterebbero da aprile nelle buste paga dei dipendenti pubblici 180 euro lordi mensili aggiuntivi.
In ogni caso l’intenzione più volte manifestata da Zangrillo, è quella di dare una continuità agli aumenti nel pubblico impiego.
Per agevolare le trattative, sul tavolo della manovra ci sarebbe anche un nuovo stanziamento per il salario accessorio.
Uno 0,22 per cento di risorse in più, così come già fatto nell’ultimo accordo, da destinare ai premi. Il costo sarebbe attorno ai 350-400 milioni di euro, ma molto dipenderà dalle risorse sulle quali potrà contare la prossima manovra.
Il tetto alla spesa previsto dal nuovo Patto Ue potrebbe pesare anche sul comparto dei dipendenti pubblici, una delle grandi voci di uscita del bilancio pubblico.
Gli interventi
Qualche altro intervento che potrebbe emergere in manovra potrebbe essere più settoriale: un aggiustamento degli stanziamenti per le Forze di Polizia o un ritocco delle indennità per medici e infermieri.
Gli aumenti “spot” per alcune categorie di dipendenti pubblici stanno diventando più che una eccezione, una regola.
A riceverli, sempre più spesso e fuori dalla contrattazione con i sindacati, sono alcune figure di lavoratori pubblici che vengono considerati maggiormente meritevoli per le situazioni di disagio in cui si trovano a lavorare.
Dagli infermieri, ai poliziotti e, da ultimo, al personale amministrativo che lavora nelle carceri, l’indennità “specifica” sta diventando una voce sempre più importante della retribuzione.
L’ultimo caso è proprio quello del personale amministrativo del ministero della Giustizia che lavora negli istituti penitenziari.
Con un emendamento al decreto carceri passato sotto traccia, è stata introdotta a partire dal primo gennaio del prossimo anno una indennità “specifica” che va da 100 fino a 200 euro lordi al mese, a seconda della categoria di appartenenza (100 euro per gli operatori, 150 euro per gli assistenti e 200 euro per i funzionari).
Per gli interventi settoriali bisognerà attendere i saldi della manovra.
Un’attesa che non dovrebbe durare ancora a lungo, visto che a brevissimo il Tesoro presenterà il Piano strutturale di Bilancio nel quale sarà indicato il quadro programmatico con le risorse che il governo intende stanziare.
Riforma IRPEF
La Manovra finanziaria 2025 potrebbe contenere, inoltre, una Riforma IRPEF abbastanza sostanziosa. Si è preannunciata la modifica delle aliquote del cosiddetto “ceto medio”.
In particolare, si prevede di rimodulare l’aliquota al 33% per i redditi da 28mila a 60mila euro (oggi pari al 35% per i redditi tra 28mila e 50mila euro).
Inoltre, per i redditi fino a 28mila l’aliquota dovrebbe essere portata al 23%, mentre oltre i 60mila si applicherebbe il 43% (oggi applicata oltre i 50mila).
Si sta studiando, infine, la possibilità di allargare la no-tax area a chi presenta redditi inferiori ai 12mila euro.
Verso la conferma invece gli sgravi IRPEF in Manovra 2025 per i redditi fino a 28mila euro (l’ex Bonus Renzi) e il taglio dei contributi per i dipendenti con redditi fino a 35mila euro, noto anche come taglio del cuneo fiscale.
Probabilmente ci sarà l’estensione della Flat Tax per i lavoratori autonomi con un reddito tra i 90-95mila euro (oggi garantita per i redditi fino a 85mila euro).
Infine, capitolo a parte per il concordato preventivo biennale: sappiamo che l’adesione non è obbligatoria, ma viene consigliata, altrimenti chi non aderisce sarà inserito in una lista prioritaria di accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate.
Da qui il governo si aspetta maggiori entrate.
Capitolo famiglia
La finanziaria dovrà prevedere l’estensione del bonus per le mamme lavoratrici con 2 figli (oggi valido fino a dicembre) esteso e applicato anche alle donne che lavorano con partita Iva, alle professioni.
Non è escluso che possano esserci anche interventi per sostenere la genitorialità e contrastare la denatalità.
A gennaio 2025 si prevede l’introduzione del cosiddetto “Bonus Befana”, che sarà di 80 euro ma riguarderà i redditi più bassi.
Introduzione del quoziente familiare
Il quoziente familiare è un indicatore determinante per fotografare la reale condizione economica di una famiglia, che prende in considerazione, nel calcolo dell’imposta sul reddito, non solo i guadagni personali dei componenti, ma anche il numero di soggetti facenti parti del nucleo stesso.
I vantaggi principali del quoziente familiari sono due. Tale indicatore:
- premia le famiglie con più figli con maggiori detrazioni fiscali;
- riduce l’onere tributario complessivo dei nuclei familiari.
Quoziente familiare vs ISEE, quali sono le differenze
Il quoziente familiare, pronto a fare il suo ingresso nelle Manovra 2025, si differenzia dall’ISEE sotto vari aspetti. Queste le differenze più rilevanti.
Il quoziente familiare semplifica il calcolo delle imposte da pagare rispetto all’Indicatore della Situazione Economica Equivalente, dividendo il reddito complessivo della famiglia per quanti sono i membri al suo interno, facendo ricorso a specifici coefficienti.
Tuttavia, a differenza dell’ISEE, non tiene conto del patrimonio, bensì dei redditi e della composizione numerica del nucleo.
Volendo riassumere, pur trattandosi di due modelli che mirano a sostenere le famiglie con più figli, le logiche sottese a questo obiettivo sono differenti:
- il quoziente familiare riduce l’imposizione fiscale dividendo il reddito per un numero maggiore di persone;
- l’ISEE include nel suo calcolo sia il reddito che il patrimonio delle famiglie.
Come si calcola il quoziente familiare
Il calcolo del quoziente familiare è piuttosto semplice da fare e, per calcolarlo è necessaria una procedura specifica.
Come prima cosa è necessario sommare i redditi complessivi della famiglia, inclusi quelli del contribuente, del coniuge (o convivente) e degli altri familiari a carico.
Il totale dei redditi va poi diviso per il numero di soggetti appartenenti al nucleo familiare: il risultato così ottenuto è il quoziente familiare.
Una volta diviso il reddito familiare per il quoziente, si passa all’applicazione delle aliquote IRPEF per determinare l’imposta effettiva.
I coefficienti variano a seconda della situazione:
- 1 per single o vedovi con almeno un figlio;
- 1 per coppie sposate o conviventi;
- 0,5 per il primo e il secondo figlio;
- 1 per ciascun figlio successivo al secondo;
- 0,5 per genitori single con almeno un figlio a carico;
- 4 per il terzo o più figli, o per figli disabili a carico.
Capitolo pensioni
Tema spinoso sono le pensioni, dove certamente si interverrà, ma solo dopo aver affrontato le priorità e le cosiddette spese indifferibili, come ad esempio le risorse per il rinnovo dei contratti pubblici.
Al momento la Quota 103 la quale non ha ricevuto grandi adesioni dovrebbe essere riproposta, così come Opzione Donna, l’Ape sociale, la decontribuzione (nota anche come bonus Maroni) per chi rimane al lavoro dopo la scadenza dell’età pensionabile.
Il Governo sta valutando anche l’introduzione di una certa obbligatorietà per i versamenti del Tfr nei fondi pensione e, più contestato, l’allungamento delle “finestre” per chi lascia il lavoro anticipatamente.

