Lezione frontale vs classe capovolta

Lezione frontale vs classe capovolta

C’è chi si schiera a favore della lezione frontale, ovvero quella tradizionale dove l’insegnante svolge un ruolo centrale, e chi invece ritiene molto più efficace il metodo “classe capovolta” che incoraggia la connessione e il pensiero critico, stimolando l’alunno a interagire attivamente con l’insegnante e con la classe.

Gli alunni della classe capovolta lavorano da protagonisti, riservando le ore in aula alla discussione e ai progetti interattivi.

Il metodo tradizionale, invece, vede l’insegnante che in base all’apprendimento ‘medio’, si regola per coprire il programma nell’arco di tempo stabilito per quel giorno.

Lasciando poco spazio allo studente “costretto” a seguire passivamente.

La classe capovolta permette allo studente, nel momento in cui ha difficoltà con un concetto, di interrompere con una domanda e mettersi al passo con gli altri.

In classe si investe tempo nella condivisione di contenuti e nell’interazione con l’insegnante.

Per molti, ma non per tutti, trasformare una lezione in una sessione di lavoro interattiva produce significativi miglioramenti dal punto di vista del coinvolgimento dell’intera classe e dell’apprendimento.

Tutto questo “capovolgimento” preoccupa chi, invece, resta legato alla metodologia di studio tradizionale

Teme che il ruolo di centralità dell’insegnante possa essere ridimensionato, se non addirittura eclissato, e che se si lascia troppa indipendenza agli alunni si corre il rischio di non riuscire più a dare istruzioni precise.

Lo studente non può basarsi su strategie di problem solving personali, che potrebbero risultare errate e difficili da correggere.

Chi preferisce la lezione frontale, non ha dubbi: in classe, il punto di riferimento principale deve restare l’insegnante, un’insegnante che sappia stare al passo coi tempi, ma senza sconfinare.

Non è facile coordinare metodi d’insegnamento così diversi tra loro in modo equilibrato, ma il bravo insegnante saprà gestire il tutto adattandosi ai cambiamenti.

Perché sa che l’insegnamento è un’arte nella quale non si finisce mai d’imparare.

Articolo di Flora Sannino

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