Leggere è davvero un gioco da ragazzi? L’importanza della lettura nella crescita e nella formazione dei giovani

Leggere è davvero un gioco da ragazzi? L’importanza della lettura nella crescita e nella formazione dei giovani

La Dott.ssa Anna Maria Sacco oggi ci propone un contributo dal titolo: “Leggere è davvero un gioco da ragazzi? L’importanza della lettura nella crescita e nella formazione dei giovani”.

In effetti tra i compiti fondamentali della scuola vi è anche quello della formazione alla lettura.

Ma perché leggere? Per puro piacere o per imparare qualcosa?

Non è facile, né tantomeno utile, imporre la lettura soprattutto ad un adulto in età extrascolastica costringendolo a leggere durante il proprio tempo libero se questa non è un’attività per lui invitante e piacevole e per cui è stato educato sin da piccolo.

Il punto di partenza dunque sembra iniziare dai bambini, incuriosirli e portarli a considerare le storie, e dunque la lettura, un momento da cui trarre piacere.

Leggere in fondo è come fare un viaggio, staccarsi dalla realtà e dall’ordinario per vivere attraverso luoghi, personaggi e vite parallele, passioni ed esperienze che forse mai potrebbero essere vissute.

Dunque, ogni libro rappresenta una possibilità in più per conoscere, capire e interpretare un pezzo di esistenza.

Grazie ai personaggi del libro rimettiamo in campo le nostre emozioni, le rielaboriamo, attuando una riflessione profonda sulle nostre motivazioni e i nostri comportamenti: insomma, il libro diventa un modo concreto per scrutare noi stessi senza accorgercene.

La Dott.ssa Sacco, nel suo lavoro, affronta poi una riflessione su un aspetto poco tenuto in considerazione da quanti sono ancora legati ad una idea tradizionalista di programmazione, ovvero sull’assenza della narrativa contemporanea sui banchi di scuola che talvolta coincide nei giovani col piacere vero della lettura, in nome della quale si preferisce la sacralità della storia della letteratura.

È compito dunque della scuola intercettare questo bisogno formativo degli studenti e in qualche modo aiutarli e guidarli, consegnando loro un metodo di lettura che li aiuti ad avere consapevolezza dell’alterità, della distanza storica, dell’altro da sé in una vera e propria contestualizzazione che porti poi a comprendere anche all’interno di un testo letterario, oltre alle regole, alle strutture, la vera e propria capacità comunicativa al di là del tempo.

Presentazione della Dott.ssa Paola Perlini.
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Contributo della Dott.ssa Anna Maria Sacco.

Leggere è davvero un gioco da ragazzi? L’importanza della lettura nella crescita e nella formazione dei giovani

“Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria!
Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele,
quando Renzo sposò Lucia,
quando Leopardi ammirava l’infinito…
perché la lettura è una immortalità all’indietro”.

(Umberto Eco)

Tra i compiti fondamentali della scuola vi è anche quello della formazione alla lettura.

Si inizia ad educare i bambini alla lettura sin dalla scuola dell’infanzia in cui gli insegnanti leggono storie, racconti e favole proprio per assecondare quel gioco di ruoli che spesso i bambini, senza pensarci troppo, attivano, inventando ruoli, mondi, situazioni.

E così raccontano storie, mettendo in moto creatività e immaginazione.

Allo stesso modo attraverso la lettura si stimola curiosità, il bambino ha la possibilità di conoscere nuovi mondi e nuove storie.

Ma perché leggere? Per puro piacere o per imparare qualcosa?

A questa domanda chiunque, prima di ogni motivazione prettamente didattica, risponderà che legge perché gli piace e, del resto, la lettura, attività libera per definizione, non dovrebbe mai essere imposta ma scaturire da un senso di piacere.

Non è facile, né tantomeno utile, imporre la lettura soprattutto ad un adulto in età extrascolastica costringendolo a leggere durante il proprio tempo libero se questa non è un’attività per lui invitante e piacevole e per cui è stato educato sin da piccolo.

Il punto di partenza dunque sembra  iniziare dai bambini, incuriosirli e portarli a considerare le storie, e dunque la lettura, un momento da cui trarre piacere.

E in questo ci aiuta tantissimo la letteratura per l’infanzia che è ricca di elementi molto accattivanti per i bambini, dalle immagini, ai colori, ai personaggi e alle personificazioni con paure e desideri tipici dell’infanzia.

Per questo motivo, è importante puntare sugli anni della scuola dell’infanzia e su quelli della scuola primaria e accompagnare gradualmente i bambini al piacere della lettura.

È in questa fase, infatti, che il bambino ha piena fiducia nell’adulto a cui si affida completamente. Leggere favole e libri quindi può rappresentare un momento di crescita e svolgere un ruolo centrale nell’apprendimento e nella prima educazione emotiva degli alunni lavorando per far sì che lettura e gioco procedano di pari passo, creando un’associazione tra il libro, il gioco e il piacere di imparare giocando.

Cosa ben più complessa è avvicinare gli adolescenti al mondo della lettura e consolidare la fiducia nel libro.

Se per i bambini l’aggancio alla loro predisposizione al gioco è l’aspetto vincente, per i ragazzi e gli adolescenti in genere è una questione un po’ più complessa caratterizzata spesso da un rifiuto a priori dei libri non ritenuti interessanti e spesso considerati difficili e noiosi.

La lettura, per gli adolescenti, è qualcosa per cui lo sforzo non vale la pena.

Questo approccio a tutto ciò che riguarda il mondo della lettura diventa un’emergenza didattica quando si mette in evidenza l’incapacità di analizzare un testo, la presenza di un lessico molto limitato, la fatica ad estrapolare informazioni fondamentali o a comprendere le finalità di un testo.

Se i ragazzi non leggono, dunque, non potranno avere gli strumenti per decifrare la realtà, per argomentare in modo efficace il loro pensiero, per migliorare il loro sviluppo cognitivo.

Come favorire allora il piacere alla lettura? Dire che leggere è bello non può bastare. Si potrebbe iniziare con l’invito a scegliere il libro giusto, perché non tutti i libri sono uguali e qualcuno può essere davvero noioso se non risponde alle risposte che si stanno cercando.

Leggere in fondo è come fare un viaggio, staccarsi dalla realtà e dall’ordinario per vivere attraverso luoghi, personaggi e vite parallele, passioni ed esperienze che forse mai potrebbero essere vissute.

E la cosa bella è che non si sa esattamente cosa accadrà e questo rafforza la sensazione di libertà che accompagna chi viaggia.

In qualche modo si ha la sensazione di poter vivere allargando i confini della nostra esistenza.

Dunque, ogni libro rappresenta una possibilità in più per conoscere, capire e interpretare un pezzo di esistenza.

E ogni genere letterario che sia una fiaba, un romanzo romantico o di avventura, o un romanzo di fantascienza o, ancora, un romanzo storico, ogni genere, qualunque esso sia, offre l’opportunità unica di rivivere la propria esperienza nei panni di qualcun altro, identificandosi con il personaggio in sensazioni, emozioni, stati d’animo, paure e insicurezze.

Grazie ai personaggi del libro rimettiamo in campo le nostre emozioni, le rielaboriamo, attuando una riflessione profonda sulle nostre motivazioni e i nostri comportamenti: insomma, il libro diventa un modo concreto per scrutare noi stessi senza accorgercene.

I giovani di oggi hanno strumenti e stimoli completamente diversi da quelli con cui sono cresciuti gli adulti di oggi.

Sono convinti di conoscere la vita solo perché sono immersi in un mondo che gli vende aspetti di vita senza neanche spiegarglieli, con annessi i rischi di manipolazione e disinformazione.

Sono talvolta cinici e prigionieri dell’immagine che i social gli restituiscono relativamente al loro aspetto.

Sin dalla nascita, sono protetti da ogni emozione negativa e da ogni frustrazione tanto da non essere sempre in grado di gestirle.

Forse la lettura potrebbe essere la soluzione al loro senso di solitudine e in essa trovare conferma che ogni loro timore, ogni loro dolore e ogni emozione negativa è già stata affrontata, provata e raccontata nella letteratura.

Un piccolo tentativo di entrare nelle loro menti, nei loro malesseri, nella loro solitudine fornendogli le parole giuste che possono scoprire attraverso la lettura.

Leggere è un’attività solitaria per gli adolescenti che escono dal periodo in cui la prima preoccupazione è farsi accettare dai pari, diventa per loro un momento di liberazione.

Ma leggere è anche un modo per stare con gli altri.

Non solo con gli autori o con i personaggi, ma anche con i propri compagni e persino con genitori, insegnanti, compagni: dei libri si parla, ce li si scambia, diventano regali.

Bisognerà riflettere a questo punto su un aspetto poco tenuto in considerazione da quanti sono ancora legati ad una idea tradizionalista di programmazione, ovvero sull’assenza della narrativa contemporanea sui banchi di scuola che talvolta coincide nei giovani col piacere vero della lettura, in nome della quale si preferisce la sacralità della storia della letteratura.

In realtà i giovani di oggi divorano una letteratura di settore che risponde nell’immediato al loro bisogno di immedesimazione.

È compito dunque della scuola intercettare questo bisogno formativo degli studenti e in qualche modo aiutarli e guidarli, consegnando loro un metodo di lettura che li aiuti ad avere consapevolezza dell’alterità, della distanza storica, dell’altro da sé in una vera e propria contestualizzazione che porti poi a comprendere anche all’interno di un testo letterario, oltre alle regole, alle strutture, la vera e propria capacità comunicativa al di là del tempo.

Un modo per far dialogare la letteratura con la vita, per trovare in essa non tanto un ipotetico sé stesso nel personaggio, ma un compagno in grado di dare consigli, affinché non venga sempre e unicamente vista come troppo lontana dall’oggi.

La scuola rischia dunque di perdere rilevanza se non intercetta i bisogni dei giovani di oggi che ricercano significati e fanno esperienze anche fuori dalla scuola e soprattutto sono in balìa dei nuovi media molto più immediati e comunicativi.

Certo, con l’affermarsi delle tecnologie digitali qualunque informazione viaggia su altri canali, su altre modalità di diffusione, su atri supporti.

Anche la concezione classica del leggere è alterata in profondità.

Il libro di carta è ancora il principale supporto, ma il suo primato secolare è minacciato da un nuovo concorrente, più immediato, l’e-reader, il lettore elettronico di testi.

Vero è però che il libro di carta ha una sua fisicità, si manipola senza sforzo, si sottolinea o si annota; si può calcolare a colpo d’occhio quanto manca alla fine, capire a che punto ci si trova, spostarsi velocemente da un punto all’altro e tornare indietro nelle pagine o addirittura saltarne e andare avanti.

Spesso, poi, tra le pagine si trovano dediche, disegni, cartoline, fiori secchi, biglietti, fotografie.

L’e-book invece è completamente diverso: manca l’”effetto-carta”, manca l’odore delle pagine, scompare completamente quella fisicità tipica del libro di carta.

Ma a ben pensarci, leggere un libro cartaceo significa provare sensazioni ed emozioni che difficilmente uno schermo può trasmettere.

Al di là del supporto, però, è indiscutibile l’effetto benefico della lettura.

Nell’epoca dell’iperconnessione, leggere un libro vuol dire staccare la spina dal mondo caotico quotidiano, rappresenta un vero toccasana per la mente e ha un effetto positivo sull’umore perché rilassa creando uno spazio confortevole.

I libri insegnano a  capire il mondo, a pensare, a riflettere.

A determinare il piacere alla lettura è nella maggior parte dei casi la famiglia d’origine, l’esempio dato dai genitori attraverso la lettura ai bambini ma anche il mostrarsi mentre leggono dimostrando piacere per quello che leggono e per il momento dedicato alla lettura.

Ma ancor di più, a gettare le basi per favorire la propensione dei ragazzi alla lettura è un altro fattore che, probabilmente, è quello decisivo: l’avere incontrato nel corso dell’esperienza scolastica almeno un insegnante che abbia saputo “contagiare” i propri alunni con il piacere di leggere.

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