Un’analisi chiara e approfondita su uno dei temi più delicati per il mondo scuola: il trasferimento di funzioni previdenziali alle segreterie scolastiche.
Conseguenze, criticità e proposte operative concrete per affrontare un carico di lavoro in continua espansione.
Quando nel lontano 2011 si diede avvio alla fusione dei due grandi Enti previdenziali (INPS e INPDAP) per norma contenuta nel decreto “Salva Italia” come allora venne chiamato il decreto Monti/Fornero per evidenti ragioni economiche (Decreto Legge n. 201 del 06/12/2011), la cosa passò quasi inosservata, o meglio, priva di ricadute immediate.
Purtroppo le conseguenze hanno profondamente riguardato le segreterie scolastiche, in particolare, e tutto il pubblico impiego in generale, in quanto abbiamo assistito ad un progressivo trasferimento di competenze amministrative e previdenziali dall’INPS alle istituzioni scolastiche, in particolare per quanto riguarda la gestione delle posizioni assicurative del personale, le cessazioni dal servizio e le pratiche pensionistiche tramite applicativi come Passweb.
Senza entrare nel merito delle decisioni politiche, però non si può ignorare che tale processo, pensato per migliorare l’efficienza e la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione, ha evidenziato numerose problematiche strutturali e funzionali, sollevando forti criticità tra dirigenti Scolastici, DSGA e personale amministrativo.
Alcune organizzazioni sindacali si sono rivolte al giudice per cercare di togliere questa incombenza alle scuole (siamo in attesa di conoscere gli sviluppi n.d.r.).
Ovviamente non ci soffermeremo sulle ragioni politico sindacali degli uni o degli altri, non è questo il luogo adatto, limitandoci, con questo contributo, ad analizzare oggettivamente le problematiche e le difficoltà che incontra il personale scolastico nel cercare di adempiere i propri obblighi.
E’ vero che le segreterie custodiscono “i dati” di tutti i dipendenti docenti e Ata, afferenti lo stato giuridico, la carriera, le assenze, le posizioni stipendiali e tutto quanto possa essere necessario per istruire e lavorare un posizione assicurativa. Ma……
C’è un grande “ma” e riguarda il fatto che le scuole, sino ad ora, non hanno mai affrontato problematiche Pensionistico/Previdenziali, se non qualche accenno quando nel 1999/2000 fu istituito il “fascicolo personale elettronico” in Sidi e furono affrontate delle formazioni specifiche per far comprendere al personale le differenze, da un punto di vista previdenziale, delle codifiche da indicare al Sidi (es. RA01/RA02 ecc).
Oltre quel momento formativo nazionale, non ci sono stati grandi sforzi (escludendo, ovviamente, sparute e frammentate esperienze locali) per formare il personale su queste cogenti tematiche.
Sarebbe pleonastico ricordare che le tematiche affrontate sono particolarmente delicate e riguardano la pensione, la buonuscita, il TFR di milioni di lavoratori che dopo oltre 40 anni di servizio vorrebbero vedersi quantificato correttamente quanto faticosamente maturato.
E qui affrontiamo un altro grande problema, strettamente collegato alla mancanza di formazione adeguata, che potremmo definire figlio di quest’ultima:
L’Inadeguatezza delle competenze professionali.
Purtroppo abbiamo visto che i compiti “Istituzionali” sin ora svolti dalle segreterie scolastiche hanno riguardato : ricostruzione delle carriere ( con l’aggravante della gestione delle sentenze che ha notevolmente innalzato il livello di competenza giuridico/legale del personale) , gestione dei P.N.R.R./P.O.N./F.E.S.R., adempimenti fiscali e contributivi, rapporti con vari Enti ( AGE, Anac, Mef, Garante, Inail ecc.), gestione del personale, bilanci, contratti, rapporti con famiglie e docenti…ecc
Non sarà un caso se per svolgere il ruolo del DSGA ( rectius, Funzionari di Elevata Qualificazione) è oggi richiesta la laurea in giurisprudenza o laurea in economia e commercio, non potendo accedere al profilo con nessun altro titolo, ancorché accademico.
Ma nei recenti concorsi a D.s.g.a. non sono state previste domande su tematiche previdenziali, anche se quest’ultime sono ormai indifferibili e strettamente connesse al profilo.
Ne deriva una mancata competenza su questi aspetti che potrebbero rivelarsi molto pericolosi per involontari errori od omissioni.
La nostra considerazione non sarebbe completa se non parlassimo del conseguente carico di lavoro che tali adempimenti comportano.
Il lavoro sulle pensioni non riguarda, come credono alcuni, solo il semestre di gennaio – giugno… NO! Chi pensa questo dimostra di non conoscere le dinamiche che prevedono la cura e l’aggiornamento delle posizioni assicurative.
E’ bene sapere che dopo il pensionamento (e sin qui abbiamo già fatto un lavoro immane di sistemazione, ricerca, calcolo, modifica di periodi…) i pensionati devono essere seguiti per la gestione previdenziale (TFS e TFR che non può essere lavorata se non è emessa dal MEF l’ultima DMA di Agosto dell’anno di pensionamento…) per eventuali e successive modifiche stipendiali dovute a nuovi contratti o a sentenze favorevoli che modifichino le posizioni.
Facciamo un esempio per chiarire il punto.
I pensionati collocati in quiescenza nel triennio 2022 -2024 ci sono andati con il CCNL 06/12/2022 e succ. modificazioni.
Il 05/11/2025 è stata siglata una ipotesi di rinnovo contrattuale, per la quale in questi giorni abbiamo già percepito gli arretrati, il che comporterà la “riliquidazione” delle rispettive posizioni dal 2022 al 2024 (incluso i pensionati 2025).
Riliquidazioni che comporteranno modifiche sia in senso pensionistico che previdenziale di TFS/TFR.
La chicca dell’anno 2025 è emblematica per comprendere la portata delle nostre considerazioni:
- Per un pensionato 2025 è già calcolato Ultimo Miglio Pens e TFS/TFR con CCNL 06/12/2022;
- Per stesso pensionato andrà ripreso in carico adesso per applicare CCNL 05/11/2025;
- Per stesso pensionato andrà ripreso in carico quando tra 3 anni si siglerà nuovo CCNL…
Come si evince per un singolo pensionato si dovrà lavorare per ben 3 volte la stessa pratica in un arco temporale di 5/6 anni!
E pensare che gli organici degli Assistenti Amministrativi non solo non si incrementano, ma addirittura stanno subendo tagli anno dopo anno, riducendo all’osso la capacità lavorativa delle segreterie, per non parlare della sostituzione di un AA assente per malattia che non può avvenire se non dopo il primo mese di assenza.
Infine non possiamo non discutere sulle complessità e sulle responsabilità che l’adempimento pensionistico comporta.
Ci si aspetterebbe che considerata la mole di lavoro connessa, l’INPS cercasse di facilitare i percorsi lavorativi all’interno della piattaforma Sin 2 ( Passweb).
Purtroppo la complessità è intrinseca nelle operazioni, dettata , ad onor del vero, dalla delicatezza degli adempimenti che impedisce una gestione “fluttuante” delle singole posizioni .
Per esempio prendiamo il caso di una pratica “ Bloccata” su Passweb.
Quando una pratica viene bloccata? Quando l’INPS ha già erogato pensione, oppure ha fatto delle operazioni di inserimento di pratica riscatto , computo ecc.
Ovviamente i motivi del blocco sono facilmente intuibili: evitare che successive operazioni da parte delle scuole falsino i risultati e di conseguenza le motivazioni giuridiche per le quali quel dipendente ha percepito un determinato importo pensionistico oppure ha pagato un determinato contributo di riscatto ecc.
Ma qual è allora la soluzione per gli operatori della scuola che hanno ugualmente necessità di Sistemare la P.A. magari di un pensionando che si ritrova periodi mancanti o casse previdenziali errate…?
Scrivere all’assistenza NoiPa la quale ha 30 giorni per modificare, tramite DMA, i dati che abbiamo segnalato e certificato.
Trascorso tale periodo si può segnalare inviando il tutto all’INPS spiegandone le ragioni, affinché esso stesso sblocchi la posizione che sarà successivamente sistemata entro pochi giorni disponibili ( 7) sempre ed esclusivamente dalla scuola.
Insomma una procedura a dir poco farraginosa che richiede impegno e la attenta supervisione di una persona della segreteria addetta a questi compiti.
Ci sarebbe da chiedersi: e se quel dipendente che lavora la pratica è proprio l’assistente ammalato che non posso sostituire se non dopo 30 giorni?…
Quando poi affrontiamo il tema delle responsabilità la cosa diventa complessa.
Con la pensione, si determina un vitalizio che dovrà sostenere quell’ex lavoratore e la sua famiglia per tutto il restante arco della sua esistenza.
Errori involontari di valutazione, o a qualsiasi altro titolo, potrebbero, in meglio o in peggio, influenzare tale vitalizio.
E che dire della buonuscita e/o TFR?
Con ogni buonuscita e/o TFR si contribuisce a pratiche che possono toccare cifre di diverse decine di migliaia di Euro.
E’ vero che l’INPS nella sua funzione di supervisore, controlla che tutto sia in ordine, ma l’errore potrebbe essere in agguato e il controllo umano è sempre limitato.
Con questo contributo non vogliamo limitarci, (come abbiamo cercato di fare) ad evidenziare, se mai ce ne fosse stato bisogno, le criticità, ma vorremmo provare, timidamente, a proporre delle soluzioni.
Possibili soluzioni potrebbero includere:
- il ritorno delle competenze all’INPS (magari con i compiti della scuola limitati alla produzione dei dati, alla sistemazione carriera, al controllo dei periodi lavorati;
- la creazione di una task force regionale/ Provinciale di supporto alle scuole formata da esperti (anche operatori scolastici e dipendenti INPS) che svolgano l’assistenza alle scuole del proprio territorio ;
- una formazione strutturata e certificata effettuata dal MIM e dall’INPS con esperti interni;
- una revisione degli organici ATA con la previsione, nelle tabelle, di una unità AA in più per scuola;
- un chiaro riconoscimento contrattuale ed economico che gratifichi la mole di lavoro e di responsabilità che grava sul personale amministrativo.
In conclusione si può affermare che affidare alle scuole funzioni previdenziali complesse senza adeguati strumenti rischia di compromettere sia l’efficienza amministrativa sia il benessere del personale.
Si ribadisce, infine, che per chiara scelta editoriale non abbiamo voluto entrare nel merito delle questioni politico-sindacali e schierarci da nessuna parte in causa, ma abbiamo tentato di fotografare una situazione che, in mancanza di interventi, potrebbe diventare caotica.
Una revisione del modello organizzativo appare quindi necessaria per garantire correttezza, legalità ed equità nel sistema.


Applausi!
Non basta, adesso arrivera: ” SCAD”