La scuola: un viaggio alla scoperta di nuovi orizzonti

La scuola: un viaggio alla scoperta di nuovi orizzonti

La Dott.ssa Giovanna Vazzano con la sua consueta maestria ci propone oggi un contributo di ampio respiro su: “La scuola: un viaggio alla scoperta di nuovi orizzonti”.

Nel contributo tanti riferimenti di autori famosi all’importanza del viaggio come scoperta di vita e di esperienze che vengono fatte a scuola.

La scuola è un concentrato di esperienze, una grande avventura che può essere vissuta come se fosse un viaggio, un libro da scrivere, un sogno da colorare.

Occorre:

  • perdere tempo a parlare insieme: per scoprire, conoscere i vissuti, elaborare buone regole comuni del vivere insieme;
  • ritornare alla “cannetta e al pennino”: ovvero prestare cura alla calligrafia, allo scrivere bene, alla bella scrittura;
  • passeggiare, camminare, muoversi a piedi: per vivere in un territorio, per conoscerlo bene e a fondo nelle sue vicende storiche e geografiche. Farlo insieme, con tutti i compagni della classe, permette di vivere emozioni, volgere lo sguardo su particolari mai visti, dall’abitacolo delle nostre veloci automobili, sentire gli odori, provare sensazioni che creano legami;
  • disegnare e manipolare: per creare un apprendimento significativo;
  • guardare le nuvole nel cielo e guardare fuori dalla finestra: è scuola, una eccezionale scuola di poesia;
  • coltivare: è prendersi cura, è assecondare i ritmi della natura, è pazienza, è attesa.

“Il senso del viaggio sta nel fermarsi ad ascoltare chiunque abbia una storia da raccontare. Camminando si apprende la vita, camminando si conoscono le cose, camminando si sanano le ferite. Cammina guardando una stella, ascoltando una voce, seguendo le orme di altri passi”. R. Blades

“Viaggiare è camminare verso l’orizzonte, incontrare l’altro, conoscere, scoprire e tornare più ricchi di quando si era iniziato il cammino”. Luis Selvupeda

L’esperienza scolastica rappresenta, per ogni alunno, il primo viaggio fatto fuori casa senza la presenza dei genitori. Nel nuovo contesto che si trova ad affrontare, il bambino ha la necessità di trovare dei punti di riferimento che rappresentino per lui fonte di sicurezza.

La scuola è un’esperienza didattica ma è anche e soprattutto un’esperienza umana dove la dimensione affettiva conta moltissimo.

Il viaggio ha un grande potere: apre la mente, aiuta a comprendere meglio il mondo e a sviluppare empatie verso culture diverse; questa esperienza non solo favorirà nei bambini certe abilità sociali ma sarà la chiave che li aiuterà a diventare cittadini globali.

Presentazione della Dott.ssa Paola Perlini.

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Contributo della Dott.ssa Giovanna Vazzano.

La scuola: un viaggio alla scoperta di nuovi orizzonti

A breve ricomincia un nuovo anno scolastico e gli studenti sono chiamati a intraprendere o continuare il loro percorso educativo e formativo.

Un percorso che potremmo definire un viaggio alla scoperta di nuovi orizzonti.

Nella nostra storia culturale il viaggio rappresenta una potente metafora di cambiamento e di rinnovamento.

Dai primi viaggiatori di cui la tradizione ci abbia lasciato testimonianza scritta, fino ai giorni nostri, scorre un filo denso di richiami letterari e spirito di avventura che materializzano nel viaggio il bisogno di incontro, di sfida, di conoscenza e di ritrovamento di un nuovo senso della vita, da sempre presenti nell’animo umano.

I grandi protagonisti di viaggi come Ulisse, Marco Polo, Cristoforo Colombo, Charles Darwin, fra i più famosi e gli altri navigatori, incarnano appunto l’antico mito dell’eroe, indomito e sofferto, proteso al superamento del quotidiano, di ciò che è già noto, per conquistare una più piena consapevolezza di sé e una nuova immagine del mondo.

Utilizzato in un contesto didattico, il viaggio mantiene questo valore iniziatico e fortemente euristico che ripercorre tutta la gamma delle motivazioni contemplate dai viaggiatori storici, quali: acquisizione di conoscenze; ricerca di cambiamento; rottura con il quotidiano; senso dell’avventura e del rischio; capacità di sapersi gestire in situazioni ignote; incontro con l’altro; rafforzamento dell’identità individuale, culturale, sociale.

L’aquilone è l’oggetto che accompagna i bambini: è un giocattolo formato da una leggera intelaiatura romboidale ricoperta di carta che, sospinto dal vento, si alza in aria.

Come gli aquiloni i bambini volano verso il cielo e impareranno che pensare e conoscere rende liberi, capaci di affrontare le sfide future e diventare grandi; un viaggio alla scoperta di sé e dell’altro.

Per prima cosa ci interrogheremo sul significato della parola “viaggio” e ci porremo la seguente domanda: perché si viaggia?

Si viaggia per spirito di avventura, per andare alla scoperta del mondo, per incontrare qualcosa, per desiderio di ricerca, per osservare ciò che ci circonda e anche noi stessi.

Si può considerare il viaggio come una poesia: un individuo parte con il proprio bagaglio, e dopo un percorso, tornando a casa, si scopre a portare con sé una diversa valigia, più grande ed esplosiva, con altri pensieri, altre emozioni e altri oggetti.

Il viaggio può anche essere vissuto come una continua indagine privata: cerchiamo il nostro vero carattere, la nostra personalità più nascosta, i nostri desideri e le nostre passioni più profonde: il nostro animo può finalmente mostrarsi così, dopo un percorso più o meno lungo ed intenso in cui vediamo fuoriuscire emozioni e sentimenti nascosti.

Descrivere noi stessi è davvero difficile, al punto che anche per molti autori letterari solamente viaggiando e scoprendo nuovi mondi, rimanendo da soli con noi stessi possiamo davvero comprendere chi siamo.

L’importante non è la destinazione, né il traguardo: ciò che conta davvero nel viaggio è il viaggio stesso. 

Basti pensare al viaggio compiuto metaforicamente dai nostri poeti italiani e non, o a quello intrapreso nel romanzo di Pirandello, il Fu Mattia Pascal, in cui si manifesta invece la negazione della persona e la scoperta di una nuova personalità.

Viaggiare, quindi, spesso porta cambiamento, e per questo ne è utilizzato come metafora.

Proprio perché si esce dalla comfort zone, si fa qualcosa di nuovo, non è possibile tornare alla situazione precedente come se nulla fosse.

Il viaggio permette di toccare con mano, assaporare sensazioni ed emozioni nuove.

Per questo il viaggio è una metafora così importante di crescita personale: questo vedere le cose da un nuovo point of view, è un po’ ciò che spesso serve fare per affrontare un cambiamento, un nuovo ostacolo della strada professionale e personale.

Nel viaggio ci si connette di più con sé stessi e con i propri compagni di avventure, e si possono sperimentare parti di personalità e carattere di cui non si aveva dimestichezza. Per questo il viaggio aiuta a conoscersi.

La scuola è un concentrato di esperienze, una grande avventura che può essere vissuta come se fosse un viaggio, un libro da scrivere, un sogno da colorare.

Occorre:

  • perdere tempo a parlare insieme: per scoprire, conoscere i vissuti, elaborare buone regole comuni del vivere insieme;
  • ritornare alla “cannetta e al pennino”: ovvero prestare cura alla calligrafia, allo scrivere bene, alla bella scrittura;
  • passeggiare, camminare, muoversi a piedi: per vivere in un territorio, per conoscerlo bene e a fondo nelle sue vicende storiche e geografiche. Farlo insieme, con tutti i compagni della classe, permette di vivere emozioni, volgere lo sguardo su particolari mai visti, dall’abitacolo delle nostre veloci automobili, sentire gli odori, provare sensazioni che creano legami;
  • disegnare e manipolare: per creare un apprendimento significativo;
  • guardare le nuvole nel cielo e guardare fuori dalla finestra: è scuola, una eccezionale scuola di poesia;
  • coltivare: è prendersi cura, è assecondare i ritmi della natura, è pazienza, è attesa.

“Il senso del viaggio sta nel fermarsi ad ascoltare chiunque abbia una storia da raccontare. Camminando si apprende la vita, camminando si conoscono le cose, camminando si sanano le ferite. Cammina guardando una stella, ascoltando una voce, seguendo le orme di altri passi”. R. Blades

Il viaggio è trasferimento da un luogo ad un altro. E’ lo spostamento da un punto di partenza ad una meta finale.

Si pone come metafora dell’esistenza. Il viaggio è un ponte tra passato e futuro, tra soggetto e mondo.

Il bisogno di viaggiare è nato e cresciuto insieme all’uomo.

Ogni uomo è coinvolto in viaggi reali o virtuali: si viaggia in maniera fisica per lavoro, per studio, per divertimento; si viaggia virtualmente attraverso la lettura, navigando in rete o con la TV.

Reale o virtuale che sia il viaggio è fautore di cambiamento, capace di mutare la stessa identità del viaggiatore.

“Viaggiare è camminare verso l’orizzonte, incontrare l’altro, conoscere, scoprire e tornare più ricchi di quando si era iniziato il cammino”. Luis Selvupeda

Per compiere un viaggio non è sufficiente attraversare una serie di luoghi ed accumulare una sequenza di esperienze, fondamentale è l’atteggiamento con cui si realizza tutto questo. La sfida sarà suscitare nei ragazzi “la nostalgia del mare ampio ed infinito”, ovvero la nostalgia e il desiderio della conoscenza e della scoperta.

“Per andare sempre più in là” i bambini avranno bisogno di strumenti e di una strada, di un porto dal quale partire e di una stella per orientarsi.

“Se vuoi costruire una nave, non radunare uomini solo per raccogliere la legna e preparare gli attrezzi, non distribuire compiti, non organizzare il lavoro. Ma prima insegna loro la nostalgia del mare ampio e infinito. Appena sarà risvegliata in loro questa sete, si metteranno subito al lavoro per costruire la nave”. Antoine de Saint Exupery

Il viaggio avviene nello spazio, nel tempo, nella fantasia, nella realtà, nei vari linguaggi, alla scoperta degli altri, alla scoperta di sé stessi.

Ogni viaggio si snoda attraverso alcune tappe fondamentali:

1. Dove andiamo e perché?

  • Ricerca e scelta della meta;
  • condivisione di valori e di orizzonti;
  • valutazione delle proprie risorse;
  • organizzazione del viaggio (tempi e modi).

2. Cosa mettiamo in valigia?

  • Scelta del necessario ed esclusione del superfluo.

3. Si parte!

  • svolgimento del cammino con tappe e soste;
  • incontri, imprevisti, emozioni, arrivo alla meta.

4. Il ritorno

  • I ricordi, gli sguardi, gli incontri, le immagini, le storie, le tracce, la crescita; ricordare, ascoltare, raccontare, arricchirsi.

Il tema del viaggio sarà strumento per sollecitare nei bambini stupore, interesse, curiosità, motivazione, domande; attraverso la condivisione di spazi, tempi, esperienze e riflessioni.

Per i giovani il viaggio rappresenta un’esperienza interessante di crescita intellettuale e di formazione; risponde alla necessità di conoscere, uscire da un mondo ristretto, scambiarsi idee, tradizioni, culture.

Il viaggio riempie l’animo del viaggiatore di paesaggi, emozioni, esperienze; amplia il suo bagaglio culturale e arricchisce la sua vita.

Non si devono temere gli ostacoli che si possono incontrare nell’intraprendere un viaggio perché la parte più entusiasmante è proprio ciò che non è stato programmato, l’ansia della partenza, i preparativi, la curiosità di giungere in un luogo sconosciuto da cui si ritornerà con una valigia piena di pensieri ed emozioni.

Per i giovani il viaggio è un momento di libertà, di lasciarsi alle spalle la monotonia e la routine quotidiana.

Scegliere la metafora del viaggio non è sempre facile ma i“veri viaggiatori partono per partire e basta…dicono sempre andiamo e non sanno perché… (Charles Baudelaire- Viaggiare è dare un senso alla vita).

L’esperienza scolastica rappresenta, per ogni alunno, il primo viaggio fatto fuori casa senza la presenza dei genitori. Nel nuovo contesto che si trova ad affrontare, il bambino ha la necessità di trovare dei punti di riferimento che rappresentino per lui fonte di sicurezza.

La scuola è un’esperienza didattica ma è anche e soprattutto un’esperienza umana dove la dimensione affettiva conta moltissimo.

Il viaggio ha un grande potere: apre la mente, aiuta a comprendere meglio il mondo e a sviluppare empatie verso culture diverse; questa esperienza non solo favorirà nei bambini certe abilità sociali ma sarà la chiave che li aiuterà a diventare cittadini globali.

La società complessa in cui viviamo, caratterizzata da continui e repentini cambiamenti in campo economico (globalizzazione, automazione), sociale e culturale (valorizzazione e varietà dei mezzi di acquisizione del sapere: mass media, computer, Internet)  pone un’importante sfida alla Scuola, in quanto Istituzione “mediatrice di cultura” che deve essere in grado di formare e preparare gli alunni a vivere nella società. 

Ciò presuppone che la scuola deve essere in grado di rispondere alle nuove esigenze culturali dell’utenza scolastica, ponendo molta attenzione ai bisogni formativi degli alunni, “rimettendosi in gioco” sul piano organizzativo (Scuola dell’Autonomia), sul piano formativo (nuove professionalità docenti), sul piano didattico ( per essere realmente mediatrice culturale), sul piano metodologico (centralità dell’alunno, uso delle nuove tecnologie) e proponendosi adeguata ai tempi, integrandosi con la realtà sociale, economica e culturale del territorio in cui opera.

La scuola, quindi, deve essere pronta a rinnovarsi sul piano pedagogico, preoccupandosi di offrire percorsi educativi, formativi e didattici volti a sollecitare l’intelligenza critica, capace di saper coniugare il momento del sapere e quello del saper fare, in grado cioè di saper applicare adeguatamente e coerentemente le conoscenze, le abilità e le competenze acquisite, caratteristiche queste proprie di un’intelligenza duttile.

Viaggio dell’alunno nella scuola e con la scuola

Nella scuola perché rappresenta la prima esperienza di separazione dal mondo familiare e di incontro con realtà diverse ed è il luogo deputato a pianificare “itinerari”; con la scuola perché senza una guida educativa o indicazioni programmatiche il viaggiatore rischierebbe di perdersi.

Pertanto, sulla base di queste esigenze, l’obiettivo dell’insegnamento si sposta e il centro del processo educativo e formativo diventa l’alunno in quanto persona e, quindi, in quanto individuo, con una propria sfera emotiva, affettiva e cognitiva ma soprattutto con un proprio “ vissuto” dal quale non si potrà prescindere nell’azione educativa e didattica.

Infatti, gli alunni elaborano e selezionano la conoscenza in base a ciò che già conoscono, dunque, perché si possa stimolare la motivazione alla conoscenza bisogna riferirsi sempre alla loro esperienza e ai loro bisogni formativi.

In tale ottica la sfida lanciata dalla società odierna investe anche la figura professionale del docente il quale deve possedere conoscenze pedagogiche, psicologiche, didattiche e disciplinari, abilità di comunicazione e nell’uso delle nuove tecnologie come anche competenze educative, progettuali, relazionali e sperimentali, dimostrandosi flessibile, disponibile alle innovazioni, alla cooperazione con i colleghi e soprattutto all’aggiornamento professionale continuo.

Obiettivi generali di un percorso didattico innovativo:

  • anticipare e progettare curriculi nell’ottica della Riforma dei Cicli, rispetto al primo triennio del secondo ciclo che nella suddetta riforma sarà denominato triennio di orientamento, il quale corrisponde alle attuali terza media inferiore e al biennio della scuola media secondaria superiore;
  • potenziare e migliorare le attività di orientamento e formazione rivolte agli alunni che si preparano ad uscire dalla scuola media inferiore, attraverso informazioni sul mercato del lavoro, sulle opportunità formative offerte dal territorio, nonché sui percorsi formativi offerti dalle varie tipologie scolastiche.

In particolare, il viaggio in ambito didattico può essere definito come un processo formativo che agisce sullo sviluppo emotivo e psicologico, con riferimento a tre macro-ambiti: quello dell’identità personale (senso di appartenenza, visione di sé e dell’altro), quello della costruzione della conoscenza (nuovi saperi, culture “altre”, ridefinizione delle mappe cognitive, interconnessioni con il curricolo) e, infine, quello legato alla definizione del comportamento  (modi di essere, valori, relazioni, confronti e contrasti).

Sul piano didattico si possono fissare i seguenti obiettivi specifici:

  • conoscenza delle opportunità lavorative, formative e professionali offerte dal territorio;
  • conoscenza dei vari “ stili di formazione” proposti dalle scuole presenti sul territorio e sulle abilità e competenze che ognuna di esse richiede ( sulla base di informazioni, testimonianze e simulazioni);
  • conoscenza di sé dal punto di vista affettivo ed emotivo;
  • acquisizione graduale della consapevolezza delle abilità e competenze conseguite tali da permettere una scelta consapevole finalizzata al successo.

Per questi motivi la scuola è chiamata a “Formare alla complessità”, attrezzando l’individuo di strumenti cognitivi, culturali, affettivi e relazionali che gli permettano di affrontare con successo le opportunità e le sfide della società del terzo millennio.

Questo sarà possibile se saprà offrire ai bambini e ai giovani i tempi necessari per promuovere la metacognizione e per formare saldamente la consapevolezza di sé affinché ogni uomo possa muoversi in questo mondo in continuo mutamento senza esserne travolto.

Le sfide, oggi come ieri, sono i luoghi dove l’umanità costruisce il suo futuro.

La velocità e la frenesia impediscono di assaporare la bellezza della nostra unica e irripetibile vita.

Per crescere educativamente bisogna creare relazioni, perdere tempo, comunicare con i gesti, con le parole, con gli sguardi; ascoltare gli umori, le emozioni, i sapori; usare le mani, il sorriso, il cuore, il tempo. I nostri bambini hanno bisogno di essere ascoltati, compresi e accolti; allora “perdere tempo” diventa tempo guadagnato, in grado di trasformare l’apprendimento in una utile e duratura esperienza di vita.

In un mondo che cambia, che diventa sempre più complesso, il compito della scuola non è più quello di trasmettere nozioni standardizzando l’offerta formativa, bensì quello di garantire a ciascuna persona il diritto all’istruzione e alla formazione attraverso l’acquisizione di competenze trasversali che permettano di affrontare la mutevolezza degli scenari sociali e culturali.

Nell’era moderna l’educazione va oltre la trasmissione di conoscenze accademiche, è anche un veicolo cruciale per lo sviluppo emotivo e intellettuale degli individui.

È in tal senso che la scuola si pone come fonte del Sapere.

Una scuola, per usare le parole di Papa Francesco, “aperta alla realtà” per aprire la mente e il cuore alla realtà, nella ricchezza dei suoi aspetti e delle sue dimensioni”.

Una scuola capace di educare “al vero, al bene e al bello”, per non imparare solo nozioni ma anche abitudini e valori.

Queste parole indicano la grande fiducia nei confronti della scuola e dei giovani.

La scuola deve correre e stare al passo coi giovani, per trovare strategie nuove, fondate sul dialogo e sul desiderio che essa si adegui ai tempi, cioè sia in grado di stare accanto ai giovani di oggi, indicando loro il cammino da compiere.

Il sapere è un elemento fondamentale per lo sviluppo e il progresso di un individuo e di una società.

Il sapere fornisce le basi per acquisire conoscenze e competenze che saranno necessarie in futuro, sia nella vita personale che professionale.

La formazione scolastica e l’istruzione sono un diritto fondamentale per ogni individuo e devono essere accessibili a tutti, indipendentemente dalle proprie circostanze di vita.

La scuola è il luogo in cui si imparano le nozioni fondamentali, si acquisiscono le abilità e si costruiscono i valori che guideranno una persona per tutta la vita.

La cultura, in generale, che comprende la lettura dei libri, la visita a musei, la partecipazione a spettacoli teatrali e musicali la visione di film, ci offre la possibilità di ampliare i nostri orizzonti, di vedere il mondo da diverse prospettive e di apprezzare la bellezza e la complessità dell’umanità.

Il sapere e la formazione scolastica sono anche essenziali per lo sviluppo di una società.

Una società in cui gli individui sono ben istruiti e culturalmente consapevoli è una società in grado di progredire e di affrontare i problemi in modo efficace, è una società in cui le persone sono libere di esprimere sé stesse e di realizzare la propria personalità.

Dunque il viaggio come metafora del percorso scolastico.

Il viaggio è ricco di implicazioni didattiche e pedagogiche.

Se nel suo significato più pragmatico è l’esplorazione di uno spazio sconosciuto, nel senso più ideale invece comporta un percorso che coinvolge mente e anima.

Ogni incontro con persone, paesaggi e cose rappresenta un viaggio e l’esperienza del nuovo e del diverso apre alla conoscenza di sé stessi, fa crescere ed acquista valore di formazione.

Ci piace quindi immaginare il percorso scolastico come un viaggio in cui l’alunno assuma l’atteggiamento del viaggiatore che ricerca, esplora, scopre e conosce e nello stesso tempo intraprenda un cammino verso la consapevolezza del valore di sé e dell’altro vicino o lontano che sia, simile o completamente diverso, cogliendone la ricchezza, la qualità e la peculiarità.

Al centro del viaggio, così come del percorso scolastico, c’è il viaggiatore, che cammina ed è impegnato a scoprire la realtà che lo circonda, a risolvere situazioni problematiche, a superare ostacoli, a raggiungere la meta.

Nonostante l’espressione ”l’allievo protagonista” sembri un luogo comune, crediamo che mettere lo studente al centro sia sempre più una necessità, alla quale rispondere attraverso l’impiego di pratiche e strategie appropriate. L’apprendimento deve avvenire attraverso l’esplorazione della complessa realtà che ci circonda.

L’idea che lo studente debba essere al centro del suo processo di apprendimento è una convinzione che risale ormai a più di un secolo fa nella formulazione teorica del learning by doing di Dewey, in cui si ipotizzava che il protagonista dell’apprendimento dovesse essere l’allievo stesso, da coinvolgere in un’esperienza diretta della realtà, anziché sottoporlo alla mera acquisizione  di nozioni impartite da altri. Perfino prima di allora, Dikens ironizzava sulla pratica didattica basata sui fatti, usati per riempire le teste degli allievi come fossero dei semplici vasi.

Il fine primario della scuola è accompagnare i ragazzi nel viaggio avventuroso che li conduce alla vera meta, ossia il piacere della scoperta e del sapere.

Gli alunni (e i loro genitori) dovrebbero comprendere che lo studio e l’istruzione scolastica servono alla loro maturazione culturale e al loro futuro, e non a conseguire buoni voti.

In tal senso, il compito principale dell’insegnante meritevole è proprio quello di saper motivare e incentivare gli allievi allo studio, non tanto fine a sé stesso, bensì per imparare a godere il piacere di apprendere, per nutrire la passione verso la cultura, intesa e vissuta come una “avventura interminabile”, una ricerca incessante ed una scoperta interiore.

Il maestro meritevole, capace e brillante, dunque da valorizzare, è colui che sa “contagiare” i propri allievi attraverso il “virus” dell’amore per i libri, lo studio e la conoscenza, la vita e il mondo.

La scuola: un viaggio ricco di avventure, di scoperte, di entusiasmo, nel quale assaporare e fortificare la voglia di sapere, di conoscere, di scoprire cose nuove e affascinanti; luogo di incontro, di condivisione, di integrazione con gli altri.

Ad aiutare gli studenti in questo percorso di crescita e di maturazione ci sono gli insegnanti, persone qualificate professionalmente che hanno scelto di svolgere questo lavoro perché gli studenti sono “fiaccole da accendere” con la luce del sapere e della conoscenza.

Ripensiamo al celebre discorso con cui nel canto XXVI dell’Inferno l’Ulisse dantesco sprona i suoi compagni a spingersi in acque ignote, oltre i confini del mondo allora conosciuto.

È vero che alla fine il viaggio di Ulisse porta a un pur glorioso naufragio ma la barca su cui i giovani si avventurano oggi è molto più sicura; chi insegna con passione è capace di indicare loro la “diritta via” per “seguir virtute e conoscenza”.

Ogni maestro deve porsi come un nauta capace di spingere i soggetti ad avventurarsi sulle strade della virtù e della conoscenza evitando i gorghi in cui la nave potrebbe affondare.

Ora come allora occorrono comunque coraggio, tenacia, potenti motivazioni nel perseguire la virtù e la conoscenza.

Ulisse può essere ritenuto esempio dell’uomo dell’umanesimo, insofferente ai dogmi e ai limiti imposti dal divino, portatore di desiderio di sconfinare in nuove verità e raggiungere qualcosa di ignoto.

Il fervore di esplorare nuovi orizzonti ha portato Cristoforo Colombo a raggiungere le Indie, divenendo così lo scopritore dell’America.

Lo stesso desiderio di conoscenza ha condotto Galileo ad effettuare importanti esperimenti per capire quali meccanismi regolino le strutture cosmiche.

Le conoscenze fondamentali scaturiscono dalla necessità suscitata nell’uomo dalla contemplazione del creato: è ciò che accade nei bambini che, entusiasmati da ciò che li circonda, manifestano la loro curiosità e il desiderio di conoscere innumerevoli ”Perché”.

L’esperienza della scoperta comincia con il desiderio della ricerca, dando così inizio ad una ricerca della risposta. Il desiderio di conoscere, insomma, è un anelito che portiamo dentro e ci conduce verso nuovi orizzonti.

La sete di conoscenza oggi porta l’uomo a leggere notizie, viaggiare, sperimentare, fare nuovi incontri, praticare sport estremi per provare nuove emozioni.

Da sempre l’uomo si è chiesto quale fosse il senso del proprio essere e ha cercato di capire il mondo che lo circonda, guidato dal desiderio di conoscenza.

La voglia di sapere è un concetto che ha un ruolo fondamentale nella nostra vita, che ci accompagna da sempre: insegna a essere innovativi, a non fermarci alle apparenze e ci insegna ad “ andare oltre”.

Senza la curiosità che caratterizza tutti gli uomini non ci saremmo evoluti.

Anche lo stesso Aristotile aveva affermato che tutti gli uomini tendono per natura alla conoscenza, che è alla base della filosofia.

Però colui che espresse per la prima volta il rapporto tra essere e conoscere fu Kant, che con la sua gnoseologia fece della natura umana la base della conoscenza, e allo stesso tempo mise in risalto quanto l’uomo cerchi sempre di spingersi al di là delle proprie possibilità, desiderio che è insito nel suo stesso intelletto.

Kant non si sbagliava: l’uomo ha sempre provato a conoscere, a sfidare l’ignoto.

La necessità di “andare oltre” è quindi propria dell’uomo; è un fattore intrinseco della sua natura.

Nel corso dei secoli l’amore per il sapere e l’innata curiosità dell’uomo lo hanno spinto a superare i limiti posti dalle convenzioni e a spingersi sempre verso nuovi orizzonti.

Basti pensare alle scoperte in campo scientifico, tecnologico o medico che hanno rivoluzionato la storia.

Gli scienziati di oggi possono essere paragonati ad un moderno Ulisse, che ha sfidato l’ignoto.

Oppure, riflettiamo sull’attenzione che l’uomo ha sempre avuto nei confronti dell’universo: dalla rivoluzione astronomica di Copernico alle recenti scoperte in vari campi, che dipendono dal nostro insaziabile desiderio di conoscere, dalla nostra instancabile propensione verso il sapere.

È il nostro desiderio di conoscere che ci arricchisce e ci realizza come esseri umani giorno dopo giorno, è la nostra curiosità che ci sprona a scoprire cose nuove che riescono ad essere un valore aggiuntivo al quotidiano.

In fondo, le parole di Ulisse nella Divina Commedia non erano poi così sbagliate: “fatti non foste per viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza”.

La conoscenza non è soltanto l’apprendimento del conosciuto, è la nuova origine del conoscere, è dunque sete di Novum.

Non ha limiti e nessuna colonna d’Ercole può porne di invalicabili.

L’Ulisse dantesco non sarebbe partito per il suo viaggio nella conoscenza  se non avesse avuto coscienza che qualcosa doveva pur esistere oltre l’orizzonte del noto e che valeva la pena di mettersene alla ricerca.

La coscienza sente che il mondo conosciuto è troppo piccolo e si estende pure altrove, e questa è la premessa necessaria per oltrepassare ogni limite, per intraprendere ogni viaggio.

L’insegnante ha il delicato compito di accompagnare i giovani viaggiatori alla scoperta del mondo e ne fa voraci esploratori di conoscenza, i futuri protagonisti del domani.

Cambiare la scuola si può?

Sì, e si deve, per farla tornare ad essere un luogo in cui si cresce nel sapere e nell’essere.

Così il Presidente della Repubblica Mattarella, in occasione della cerimonia  di inaugurazione dell’anno scolastico 2023-2024 che si è svolta all’Istituto Tecnico “Saffi-Alberti “ di Forlì, il 18 settembre 2023.

(La  scelta di Forlì è legata all’emergenza che la Romagna ha vissuto in occasione della devastante alluvione. Il Presidente ha voluto ricordare l’impegno di tanti giovani che, durante i giorni dell’alluvione, si sono prodigati per rimuovere il fango e i detriti).

La scuola è per tutti e di tutti. Non tollera esclusioni, marginalizzazioni, differenze, divari. Non c’è futuro individuale senza il sapere…Care ragazze, cari ragazzi, la scuola riparte. E con la scuola riparte il ritmo consueto della società. La scuola scandisce l’anno non soltanto dei giovani, ma anche delle famiglie, delle comunità, delle città, dei paesi. La ripartenza della scuola da sempre rappresenta  un’opportunità, una forte ragione di impegno comune, un motivo di speranza. E’ il percorso verso il nostro futuro…La scuola italiana, nel suo complesso, è una grande realtà. Dispone di preziose energie. E’ ricca della passione, della cultura, della dedizione degli insegnanti, dirigenti, personale addetto. Come ogni anno rammentiamo che non mancano problemi, lacune e insufficienze, spesso tamponate dall’impegno quotidiano del personale docente e non docente. Non sempre si riesce ad attribuire al sistema scolastico risorse e investimenti adeguati. Ma cresce, in ogni ambiente, la consapevolezza del valore strategico della formazione ,per la realizzazione personale dei ragazzi, per le loro future prospettive di lavoro, per l’acquisizione di una coscienza civile e democratica. La scuola è il luogo dove i ragazzi apprendono i fondamenti della conoscenza. Dove fanno i conti con la propria storia e le proprie radici. Dove si appassionano all’arte, alla letteratura, alla scienza, alla tecnica, disegnando il cammino del proprio domani. Dove sperimentano la padronanza di sé. Non ci può essere società libera e ordinata senza la scuola… Occorre trasmettere il gusto per l’apprendimento, per la cultura, per la vita insieme. I ragazzi sono a scuola per imparare ma anche per crescere, per diventare protagonisti del loro futuro…La scuola deve correre  per stare al passo con loro, e può farlo soltanto rendendo i giovani protagonisti, rafforzando il dialogo tra insegnanti e famiglie, e con la realtà sociale in cui è inserita…La scuola siete voi , cari ragazzi e ragazze. La scuola è il vostro cammino di libertà”.

Garantire la qualità della scuola è di importanza cruciale, non solo per le singole persone, ma per l’intera umanità. La cultura e l’istruzione sono gli strumenti per capire sé stessi e il mondo.

Solo attraverso questa conoscenza si può creare un futuro consapevole e responsabile.

Solo attraverso una continua salvaguardia della cultura e dell’istruzione possiamo costruire un futuro in cui l’umanità sia veramente libera e responsabile.

Ciò significa promuovere la partecipazione, la solidarietà, la tolleranza, la valorizzazione della diversità e il rispetto reciproco.

Gli alunni sono come gli aquiloni. Li vedi sollevarsi in alto nel vento e li rassicuri che presto impareranno a volare verso nuovi orizzonti.

Come gli aquiloni si sono librati nel cielo e impareranno che pensare e conoscere rende liberi, capaci di affrontare le sfide future e continuare il viaggio della vita, immersi in una costante meraviglia.