La responsabilità educativa genitoriale è in crisi. Quale impegno si chiede alla scuola?

La responsabilità educativa genitoriale è in crisi. Quale impegno si chiede alla scuola?

La Dott.ssa Tiziana Conte si occupa, in questo approfondimento, di un argomento fra i più sentiti dalla scuola e dalla famiglia e che negli ultimi anni si è reso sempre più attuale e cioè: “La responsabilità educativa genitoriale è in crisi. Quale impegno si chiede alla scuola?”

La complessità della famiglia moderna, il mutamento del ruolo della donna fuori e dentro le mura domestiche, l’assenza in molti casi di una rete parentale di supporto, o la presenza eccessiva invadente di nonni ai quali viene delegato il tempo famiglia e di conseguenza il ruolo educativo, causano la perdita di autorevolezza genitoriale.

Il limite dei ruoli è fondamentale, non è una distanza prossimale o fisica, non affettività, ma rappresenta quel confine educativo che permette all’adulto di stabilire regole, di ergersi a figura di riferimento e modello di poter nella necessità avere un ruolo di censore di comportamenti non leciti.

Nel fare il genitore c’è tutta la fatica di un ruolo imposto dalla società, che obbliga ognuno di noi ad assumere determinati comportamenti ed azioni, nell’essere genitore le azioni ed i comportamenti diventano parte integrante del nostro stesso agire, di conseguenza, il ruolo genitoriale non è vissuto come un obbligo, ma viene svolto con naturalezza.

La famiglia in seria difficoltà non riesce con i suoi strumenti culturali e sociali a recuperare e a riempire un vuoto educativo che si è trasformato in una voragine senza senso e direzione, ma la famiglia ha un alibi, che altre agenzie educative non hanno.

La famiglia non ha acquisito competenze educative e pedagogiche professionali, arranca attraverso i propri modelli culturali, familiari, ideologici nel mare dell’educativo, senza avere un progetto di senso e il più delle volte l’idea di chi sia e di quali siano le inclinazioni del proprio figlio/a.

In questa realtà come si colloca la scuola? Cosa può o deve fare?

Oggi la scuola non è più luogo della conoscenza e del sapere concettuale, deve essere in ogni suo ordine e grado luogo delle relazioni positive, della cura delle emozioni e dell’affettività, della trasmissione e condivisione di valori, di gestioni dei conflitti e dell’aggressività.

Non significa sostituirsi alla famiglia liberando la stessa dalle sue responsabilità al contrario è un’azione educativa che mira alla cura pedagogica della persona indicando alla famiglia una strada da percorrere dove predomina, l’ascolto, l’attenzione, il processo di crescita contestuale dei membri del gruppo – famiglia.

Una scuola che non si erge a giudice e non utilizza la sua posizione privilegiata, per definire nelle sue aule modelli educativi corretti e accettabili, è una scuola vincente, in quanto attraverso il dialogo, il confronto e la costruzione di relazioni positive con la famiglia elabora concretamente l’ideale di una scuola inclusiva.

Presentazione della Dott.ssa Paola Perlini.

______________

Contributo della Dott.ssa Tiziana Conte.

La responsabilità educativa genitoriale è in crisi. Quale impegno si chiede alla scuola?

Nel diritto di famiglia è espressamente sancito, negli articoli 316 e 337 del Codice Civile che la responsabilità educativa dei figli è di competenza dei genitori.

Tale riferimento lo troviamo ulteriormente espresso nella Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e ancor prima nella Costituzione della Repubblica Italiana.

Questi, riferimenti normativi, evidenziano in modo esplicito e inoppugnabile il dovere genitoriale di educare i figli.

Tralasciando, gli aspetti giuridici, è importante evidenziare gli elementi pedagogici attinenti alla responsabilità genitoriale in materia di educazione.

L’educazione familiare è stata, nei decenni passati, caratterizzata dalla presenza di riti, di tradizioni familiari, tramandate da generazione in generazione, che ne hanno delineato i tratti, i ruoli, le regole, i valori.

Il modello di famiglia era unico quello che ad oggi definiamo tradizionale ed era dominato da una profonda logica patriarcale, pertanto il confronto tra famiglie, si muoveva sulla stessa linea di valori e di modus operandi.

L’elemento caratterizzante della famiglia del passato, in relazione agli aspetti educativi, è stato determinato dalla figura del Padre educatore, quindi da un unico ruolo educativo che ne definiva regole, modelli comportamentali, relazioni affettive e rapporti con l’esterno.

Con l’evoluzione della famiglia in nuove forme e modelli anche i ruoli educativi si sono frammentati e moltiplicati portando alla nascita di stili educativi diversi, conflittuali, incoerenti, spesso privi di obiettivi definiti e non condivisi dalla coppia genitoriale, inoltre difficile è il confronto tra famiglie per la varietà e tipologie delle stesse, che portano a visioni educative differenti, complesse e di difficile definizione.

Non è più presente, in linea di massima, una figura autorevole riconosciuta tale, al di la che si tratti di padre o madre, viene a mancare il senso pedagogico del ruolo genitoriale.

La complessità della famiglia moderna, il mutamento del ruolo della donna fuori e dentro le mura domestiche, l’assenza in molti casi di una rete parentale di supporto, o la presenza eccessiva invadente di nonni ai quali viene delegato il tempo famiglia e di conseguenza il ruolo educativo, causa ulteriormente la perdita di autorevolezza genitoriale.

Le dinamiche all’interno della coppia coniugale e genitoriale, in cui la coerenza educativa è pressochè inesistente, soprattutto conflittuali e hanno determinato una Babele comunicativa e una instabilità educativa a discapito dei figli.

Non è raro assistere a scene apocalittiche di bambini che hanno in “ostaggio” i loro genitori attraverso le manifestazioni teatrali di ricatti affettivi e scene caratterizzate da urla, calci, parole scurrili…mancanza di rispetto del ruolo.

Mettendo in evidenza come il rispetto dell’adulto genitore non è determinato dal ruolo sociale di padre, madre, genitore, ma bensì da un lungo processo di riconoscimento dell’autorevolezza dell’adulto genitore, che si conquista e realizza attraverso un percorso educativo coerente, costante.

L’adulto educatore in questo caso genitore per essere riconosciuto nel suo ruolo deve compiere azioni sempre coerenti con le sue parole, essere autentico, essere presente e attento, e soprattutto non abbassarsi ad un rapporto estremamente confidenziale dove non ci sono più confini e limiti.

Il limite dei ruoli è fondamentale, non è una distanza prossimale o fisica, non affettività, ma rappresenta quel confine educativo che permette all’adulto di stabilire regole, di ergersi a figura di riferimento e modello di poter nella necessità avere un ruolo di censore di comportamenti non leciti.

Dove è finità l’autorevolezza di quello sguardo genitoriale che non aveva bisogno di traduzione per essere compreso?

Quale è l’elemento determinante affinchè la genitorialità esercitata diventi autorevole e soprattutto riconosciuta?

Il passaggio di fondo, fondamentale, consiste nel senso della genitorialità: è nel sentire un ruolo che responsabilizza l’azione.

Pertanto un conto è fare il genitore un altro è sentire di essere genitore.

Nel fare il genitore c’è tutta la fatica di un ruolo imposto dalla società, che obbliga ognuno di noi ad assumere determinati comportamenti ed azioni, nell’essere genitore le azioni ed i comportamenti diventano parte integrante del nostro stesso agire, di conseguenza, il ruolo genitoriale non è vissuto come un obbligo, ma è svolto con naturalezza.

Quale è quindi l’aspetto determinante che ci permette di comprendere su quale piano ci si trova tra il fare e l’essere?

Potremmo individuare come elemento principale la coerenza costante e continua del nostro agire nei confronti delle azioni educative, l’autenticità di quello che siamo nel bene e nel male.

È davanti agli occhi di tutti il tragico fallimento dell’educazione familiare, eventi di cronaca dove aggressività e violenza sono protagoniste ci mettono di fronte ad una gravissima emergenza educativa che non può più essere trascurata e procrastinata.

La famiglia in seria difficoltà non riesce con i suoi strumenti culturali e sociali a recuperare e a riempire un vuoto educativo che si è trasformato in una voragine senza senso e direzione, ma la famiglia ha un alibi, che altre agenzie educative non hanno.

La famiglia non ha acquisito competenze educative e pedagogiche professionali, arranca attraverso i propri modelli culturali, familiari, ideologici nel mare dell’educativo, senza avere un progetto di senso e il più delle volte l’idea di chi sia e di quali siano le inclinazioni del proprio figlio/a.

Vive di confronti con i figli degli altri creando problemi di realizzazione personale nei ragazzi/e, gestiscono l’affettività e le emozioni in modo improvvisato e spesso incoerente, in quanto condizionati dai luoghi e dagli spazi in cui esse si manifestano.

Ma come abbiamo detto la famiglia ha l’alibi del non sapere, che nell’errore crea la giustificazione dell’agire.

In tutto questo la scuola come si colloca?

Il problema della crisi educativa della famiglia abbraccia tutto il mondo dell’istruzione e della scuola a partire dall’asilo nido fino a giungere alle aule universitarie.

In questa realtà come si colloca la scuola? Cosa può o deve fare?

Partiamo dall’affermare che molto e troppo in questi ultimi decenni è stato chiesto alla scuola, in termini di delega e sostituzione dei compiti genitoriali, ma come abbiamo appena affermato la famiglia ha il suo alibi, la scuola no.

La scuola è formalmente riconosciuta come istituzione educativa che concorre insieme alla famiglia all’educazione delle nuove generazioni, ma a differenza della famiglia la scuola al suo interno ha o dovrebbe avere un “esercito” di professionisti che hanno studiato per educare.

Questa di fondo è la differenza sostanziale tra la famiglia e la scuola in campo educativo.

L’errore pedagogico educativo compiuto dalla famiglia se pur grave è giustificabile e comprensibile, la scuola al contrario non può permettersi errori di tipo pedagogico educativo questo è il grande paradosso, quando scuola e famiglia si mettono a confronto.

È pur vero che alcuni ambiti dell’educare sono esclusiva prerogativa della famiglia, ma è anche vero che il dovere sociale della scuola obbliga la stessa a porre in essere azioni educative a supporto delle giovani generazioni e della stessa società.

Oggi la scuola non è più luogo della conoscenza e del sapere concettuale, deve essere in ogni suo ordine e grado luogo delle relazioni positive, della cura delle emozioni e dell’affettività, della trasmissione e condivisione di valori, di gestioni dei conflitti e dell’aggressività.

Non significa sostituirsi alla famiglia liberando la stessa dalle sue responsabilità al contrario è un’azione educativa che mira alla cura pedagogica della persona indicando alla famiglia una strada da percorrere dove predomina, l’ascolto, l’attenzione, il processo di crescita contestuale dei membri del gruppo – famiglia.

Una scuola che non si erge a giudice e non utilizza la sua posizione privilegiata, per definire nelle sue aule modelli educativi corretti e accettabili, è una scuola vincente, in quanto attraverso il dialogo, il confronto e la costruzione di relazioni positive con la famiglia elabora quel processo di scuola ecologica , che realizza concretamente l’ideale di una scuola inclusiva.

Sostenere le famiglie nel loro ruolo educativo costruendo nuove alleanze rappresenta il successo pedagogico di una scuola.