Come sarebbe Jane Eyre ambientato nella nostra epoca? La sceneggiatrice Aline Brosh McKenna e il fumettista canadese Ramon K. Pérez hanno deciso di mostrarcelo con Jane.
Il retelling in chiave moderna del romanzo di Charlotte Bronte.
Dalle brughiere dell’Inghilterra dell’800 ci spostiamo nella metropoli per eccellenza: New York.
Qui vive Jane, una giovane donna in cerca del suo posto nel mondo e che, quasi per una strana coincidenza del caso, si trova a diventare la tata di Adele, una bambina che ha perso sua madre, e a vivere insieme a lei e a suo padre, il misterioso e ricco Mr. Rochester.
Pubblicato da BAO Publishing, Jane è stata la graphic novel d’esordio di McKenna (che ha firmato la sceneggiatura de Il diavolo veste Prada).
Storia e ambientazione
Jane è scappata dal New England per studiare arte a New York e qui incontra il suo destino nell’affascinante, ma misterioso Edward Rochester.
Le ambientazioni newyorkesi sono ben delineate nella graphic novel e fanno da sfondo alla storia d’amore tormentata tra la giovane tata e il ricco vedovo.
La penna di McKenna è in grado di tratteggiare perfettamente il glamour della Grande Mela, le sue infinite possibilità e le tentazioni che una giovane donna si trova ad assaporare per la prima volta.
In questo senso, il cambio di scenario – dalle cupe brughiere inglesi, ammantate di nebbia e mistero alla metropoli scintillante – si rivela vincente e contribuisce a rendere fresca e attuale la storia di Jane Eyre.
Anche la scelta di dare alla protagonista il sogno di diventare un’artista e vivere così una vita indipendente è coerente non solo con la scelta di ambientare la storia a New York, ma anche con il tentativo di modernizzare la storia.
Jane è, infatti, una giovane donna con sogni e ambizioni, il cui talento per l’arte la porta a lottare con forza per realizzare il suo desiderio.
In questo modo, la graphic novel non si incentra totalmente sulla storia d’amore tra Jane e Rochester, appiattendo il carattere della protagonista e relegando il suo sviluppo alla sola sfera amorosa.
Purtroppo, il punto dolente del retelling di Jane è proprio l’amore tra la protagonista e Rochester
Nel romanzo originale, il signor Rochester nascondeva oscuri segreti e il tormento che provava era dovuto all’impossibilità di trovare redenzione per gli errori di gioventù.
Tuttavia, non si è mai posto l’accento su quanto problematico fosse il personaggio maschile: Rochester, infatti, è manipolatorio e bugiardo, ma nella storia di Charlotte Bronte tutto viene perdonato perché l’uomo ha deciso di assumersi la responsabilità della moglie mentalmente instabile.
Anche sulla figura di Bertha Manson sono state, negli ultimi anni, proposte diverse letture, molte delle quali tratteggiano la donna come la vera vittima degli eventi di Jane Eyre.
Date queste premesse, sarebbe stato interessante se anche in Jane venisse analizzata o messo l’accento su questo aspetto problematico del personaggio di Rochester, ma la sceneggiatrice preferisce seguire la strada tradizionale e limitarsi a trasportare il protagonista maschile nel mondo moderno.
Ricco, misterioso e scontroso, Rochester non è altro che uno dei tanti milionari che si innamorano della giovane tata, risultando purtroppo appiattito e privo anche del tormento che l’aveva caratterizzato anche nella storia originale.
Conclusione
Nonostante i pregevoli disegni di Perez (che ha firmato diverse graphic novel Marvel) e una sceneggiatura che mostra qualche guizzo interessante, il retelling di Jane Eyre manca di quel quid in più che davvero lo renderebbe riuscito.
Arrivati alla fine, resta un lieve senso di insoddisfazione e il desiderio di rileggere il romanzo originale per rituffarsi nella tormentata storia tra Jane Eyre e Mr Rochester.
Articolo di Maria Castaldo.
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