Il poeta tedesco Goethe ha realizzato un’esperienza unica ad Agrigento tra bellezza, natura e storia.
Johann Wolfgang von Goethe, tra i massimi poeti tedeschi di tutti i tempi, realizzò nel 1787 un viaggio che lo avrebbe portato a scoprire le tante meraviglie della Sicilia.
Suo compagno era il compatriota e pittore Christoph Heinrich Kniep.
Tra i luoghi che lo colpirono particolarmente, c’è anche Agrigento, ricordata nel 2025 come Capitale Italiana della Cultura.
All’epoca di Goethe la città siciliana era conosciuta come Girgenti, nome dovuto alla conquista normanna della Sicilia (1061 – 1091).
L’arrivo ad Agrigento
Goethe arrivò ad Agrigento il 23 aprile, proveniente da Sciacca, soggiornandovi per quattro giorni.
Il poeta tedesco riuscì, grazie alla sua penna poetica, a riportare dettagliatamente le sue osservazioni sulla cultura e i paesaggi della città e dei suoi dintorni.
Agrigento, con la sua valle ubertosa ricca di giardini e vigneti, e i maestosi templi greci, rappresentava per lui l’incarnazione plastica della classicità e della bellezza ideale.
Palazzo Celauro
Durante il suo soggiorno, Goethe alloggiò nel Palazzo Celauro, un elegante edificio barocco del XVIII secolo.
L’imponenza architettonica si manifestava nei suoi balconi ornati di ringhiere in ferro battuto e nel magnifico portone d’ingresso, situato nell’attuale via Celauro.
Questo palazzo ha svolto il ruolo di punto di partenza per le sue esplorazioni.
La meta più importante, ovviamente, è stata la Valle dei Templi, in particolare il Tempio della Concordia e le rovine del Tempio di Giunone, catturò l’immaginazione di Goethe.
Egli rimase affascinato dalla straordinaria posizione di Caltabellotta e dalla vista che si apriva verso la costa.
La grazia e la proporzione del Tempio della Concordia, ben conservato, furono per lui simbolo di una grandezza che trascendeva il tempo.
Le sue parole riflettono lo stupore di fronte a un paesaggio che sembrava magicamente sospeso nel tempo, in rapporto perfetto con la natura del luogo.
“Mai in tutta la vita ci fu dato godere una così splendida visione di primavera come quella di stamattina al levar del sole”.
Ricordò nel suo celebre Viaggio in Italia, sottolineando la potenza evocativa del luogo.
Una società interessante
Goethe si dimostrò, come già accaduto a Roma e Napoli, un acuto osservatore anche della vita quotidiana e delle politiche agricole locali.
La sua curiosità si estese ai metodi di coltivazione che osservava con minuziosa attenzione, descrivendo con precisione le tecniche di semina e raccolta delle diverse colture.
Parlando delle fave, dei carciofi, del grano e delle altre piante, Goethe si immerse nella saggezza contadina, evidenziando come la natura e le tradizioni locali fossero intrecciate in un rapporto di rispetto e cura.
Il poeta non si limitò a osservare il paesaggio, ma partecipò anche alla vita quotidiana del luogo, assaporando per la prima volta i maccheroni a forma di chiocciole preparati a Palazzo Celauro.
Per commemorare i duecento anni dal suo soggiorno, una targa in bronzo è stata apposta sulla facciata del Palazzo Celauro, a testimonianza dell’influenza che il viaggio di Goethe ha avuto nel modo in cui la Sicilia è percepita e celebrata.
La sua capacità di osservare e descrivere ciò che lo circondava ha permesso non solo di catturare l’essenza della Sicilia, ma anche di lasciare un segno indelebile nella cultura europea, dimostrando che la bellezza può essere trovata nei luoghi più inaspettati.
Articolo a cura di Alessandro Maria Raffone.
Resta sempre aggiornato su https://scuolaconsulting.com/news/

