Il teatro del commercio

Il teatro del commercio

Il teatro è cambiato. E non è solo una questione di gusti o di mode. Negli ultimi anni, sembra che molti spettacoli siano pensati solo per attirare il pubblico, per fare numeri e per vendere biglietti.

Sempre meno spesso si vedono storie vere, profonde, che parlano della realtà.

Oggi a teatro ci sono soprattutto commedie leggere, musical pieni di canzoni famose, spettacoli con volti noti della televisione.

Certo, questi show divertono e fanno bene al pubblico che vuole staccare la spina.

Tutto bello, ma dov’è finito tutto il resto? Commedie nuove, drammi di autori nuovi, oramai a teatro siamo fermi nel passato se parliamo di grandi spettacoli.

Oggi, invece, sembra che si abbia paura di far pensare troppo lo spettatore

Meglio farlo ridere. Meglio tenerlo leggero. Meglio non rischiare.

Molti testi teatrali vengono scritti con l’unico scopo di piacere al pubblico.

Non disturbare, non far arrabbiare, non far pensare troppo.

E così le sale si riempiono, ma spesso quello che vediamo sul palco è una copia di qualcosa che abbiamo già visto in TV.

Manca l’anima, manca il coraggio.

Chi prova a scrivere qualcosa di diverso, qualcosa di vero, fa fatica a trovare spazio.

Le grandi produzioni preferiscono andare sul sicuro.

E i piccoli teatri, che ancora provano a fare cultura, spesso non hanno abbastanza fondi, o abbastanza pubblico, per andare avanti.

Non si tratta di essere contro lo spettacolo, contro la leggerezza. Anche ridere è importante, anche divertirsi ha valore.

Ma il teatro dovrebbe essere anche altro. Dovrebbe essere un luogo dove si può parlare di tutto, anche di quello che fa male.

Dovrebbe avere il coraggio di essere scomodo

Il rischio è che si perda il senso stesso del teatro. Che diventi solo una bella scatola, piena di luci e canzoni, ma vuota dentro.

Un prodotto, più che un’arte. E questo sarebbe un vero peccato, perché il teatro ha il potere di cambiare le persone.

Di aprire gli occhi. Di farci vedere il mondo da un altro punto di vista.

Forse è arrivato il momento di tornare a scrivere spettacoli che dicano qualcosa di vero.

Che parlino al cuore, ma anche alla testa. Che raccontino la vita, quella vera, con tutte le sue contraddizioni. Non importa se non fanno ridere tutti, se non attirano folle.

Il teatro deve tornare a essere coraggioso. Solo così potrà tornare a essere davvero importante.

Articolo di Ferdinando Pacileo

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