Robert Francis Prevost successore di Papa Francesco
di Agata Scarafilo
È il primo Papa americano della storia Leone XIV, questo il nome scelto da Robert Francis Prevost, richiamando il nome di Leone XIII, ossia il Papa che costituì il fondamento teorico della “Dottrina sociale”. Nel nome sembra ci sia già tutto il suo programma per una Chiesa nel mondo. Non è stato un caso, infatti, che il nome più pronunciato nel suo discorso, dopo l’elezione a pontefice, sia stato proprio: “Chiesa”.
D’altronde, per i cattolici il Papa è alla guida di una Chiesa Universale ed è considerato il successore diretto dell’apostolo Pietro e, a tale riguardo, Robert Francis Prevost è il 267° Papa della storia.
La Chiesa ha risposto al IV scrutinio dando un papa dichiaratamente agostiniano, un missionario dal curriculum di tutto rispetto che lo vede colto sia sul fronte umanistico che scientifico. Infatti, è laureato in Matematica e Filosofia, è poliglotta, è membro dell’Ordine degli Agostiniani, del quale è stato priore generale della Congregazione ed è stato vescovo di Chiclayo, in Perù. Non è un caso, infatti, che abbia voluto leggere il suo discorso, anche, in spagnolo.
Annunciato alle ore 19,13 dal cardinale Dominque Mamberti, il nuovo pontefice è apparso subito emozionato guardando ed ascoltando l’esplosione di gioia del popolo cristiano che ha affollato piazza San Pietro.
Prevost ha 69 anni, è stato uno stretto collaboratore di Francesco che lo aveva scelto per essere a capo del Dicastero per i vescovi, prima di nominarlo cardinale nel 2023.
Sul solco di papa Francesco, si è presentato alla folla accorsa in piazza San Pietro, nel giorno dedicato alla Madonna di Pompei (8 maggio), con semplicità, parlando di un solo popolo, di ponti, di una pace disarmata e disarmante, umile e perseverante che proviene da Dio.
Pur presentandosi, dalla Loggia delle Benedizioni della Basilica, in maniera diversa, indossando la tradizionale “mozzetta” rossa, la strada di Leone XIV sembra porsi in continuità con quella di papa Francesco a cui ha detto pubblicamente grazie.
Il suo pontificato nasce nell’anno giubilare che è un momento anche di riconciliazione. Una riconciliazione che si spera riempia i cuori di quella pace che, valicando i confini vaticani, possa raggiungere tutte le periferie del mondo.

