Articolo di Maria Castaldo
Negli ultimi mesi il nome di Goliarda Sapienza ha risuonato con sempre maggior frequenza nel panorama culturale italiano. Merito della riscoperta della vita e delle opere di questa brillante scrittrice, dovuta alla miniserie diretta da Valeria Golino L’arte della gioia, tratta dall’omonimo romanzo e capolavoro dell’autrice. Ma anche dell’attenzione che alla sua persona è stata data da Mario Martone, noto regista napoletano, che ha deciso di rendere Goliarda Sapienza protagonista di Fuori, unico film in concorso al Festival di Cannes 2025 e interpretato proprio da Valeria Golino, Matilda De Angelis ed Elodie.
Data la curiosità che Goliarda Sapienza sta suscitando, perché allora non ripercorrere in questo articolo alcuni punti essenziali della sua vita e delle sue opere? La scrittrice nasce a Catania il 10 maggio 1924, da una nota sindacalista lombarda, Maria Giudice, e Giuseppe Sapienza, avvocato socialista. Figlia di seconde nozze per entrambi i genitori, vedovi e con rispettivamente 3 e 7 figli ciascuno, Goliarda nasce poco dopo una grande tragedia. Poiché entrambi i suoi genitori erano attivi nella lotta contro la mafia e l’espropriazione delle terre in Sicilia durante il biennio 1920-1921, la malavita si vendica, uccidendo il figlio maggiore di Giuseppe, Goliardo. Così alla piccola spetta il compito di portare il nome del fratello maggiore e la sua infanzia è segnata dalla morte di altri tre fratelli, oltre che dall’educazione antifascista della madre e dalla vitalità paterna, sempre attivo nel suo lavoro di “avvocato del popolo” e per nulla fedele alla moglie.
Fin da piccola, Goliarda Sapienza dimostra di essere dotata di acume e intelligenza molto sviluppate, ma anche di una salute precaria. Nel 1943 si trasferisce con la madre a Roma e frequenta l’Accademia d’Arte drammatica di Silvio D’Amico, allora direttore dell’istituzione. Inizia gli studi da attrice, ma non li conclude, poiché gli insegnamenti dell’Accademia le appaiono troppo retrogradi. Forma così una compagnia all’avanguardia, con altri artisti del suo stesso pensiero. Nel 1947 incontra il regista Citto Maselli, che diventa una figura importante per i suoi primi anni da attrice e con cui vive una passione molto fugace e che si trasformerà in sincera amicizia. Lavora con registi come Luigi Comencini, Luchino Visconti, ma la sua anima è molto inquieta e nel 1962 tenta il suicidio la prima volta. In seguito, viene sottoposta a una serie di elettroshock, ma attenta alla sua vita ancora nel 1964. Abbandona il mondo della recitazione e si dedica invece alla scrittura, ma la strada che l’attende è ripida e costellata di numerosi rifiuti editoriali e di amarezze che si accumulano nel corso degli anni. Nel 1969 Garzanti pubblica Il filo di mezzogiorno, definito dalla scrittrice come un’autobiografia delle contraddizioni, che rivendica il diritto della scrittrice di non appartenere a nessuna categoria. Nel 1980, trovandosi in ristrettezze economiche, la scrittrice ruba alcuni gioielli dalla casa di un’amica e prova a rivenderli. Viene scoperta e trascorre del tempo nel carcere di Rebibbia: da questa esperienza nasceranno L’università di Rebibbia e Le certezze del dubbio, che però sarà pubblicato solo nel 1987.
Sempre fedele a sé stessa e al suo proposito di raccontare la vita senza alterazioni di ogni sorta, ma imprimendo nella carta l’essenza stessa di ciò che le accadeva e ciò che provava: è con questi propositi che Goliarda si dedica alla scrittura. Ed è da questi intenti che nasce L’arte della gioia, il suo capolavoro, che verrà pubblicato solo 32 anni dopo la sua morte. Goliarda termina il libro nel 1976, ma nessuno vuole pubblicare il suo romanzo, che resta in una cassapanca della sua casa piena di libri. Trascorrerà un anno a revisionare il romanzo, insieme al marito l’attore Angelo Pellegrino. Ne L’arte della gioia, Modesta è una ragazza siciliana anticonformista, che vive agli inizi del ‘900. La sua storia rispecchia quella stessa di Goliarda, che infonde nella sua eroina tutto quel desiderio di libertà dal regime fascista e dal mondo patriarcale in cui ha vissuto. Il rifiuto delle case editrici dipende in parte proprio dal personaggio di Modesta e dai temi trattati nel romanzo, considerato immorale e volgare. Dopo la sua morte, il 30 agosto 1996, sarà Angelo Pellegrino a lottare affinché il lavoro di sua moglie sia riconosciuto e così il romanzo viene pubblicato nel 1998 in numero limitato di copie. Bisognerà aspettare il 2008, però, per assistere a un’autentica riscoperta di Goliarda Sapienza e delle sue opere: prima in Francia, l’autrice viene scoperta e diventa un caso editoriale, poi in Italia, finalmente, L’arte della gioia sarà finalmente pubblicato da Einaudi sulla scia del successo internazionale.
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