Empatia: come comunicare con i ragazzi

Empatia: come comunicare con i ragazzi

La mancanza di comunicazione genera un distacco e un vuoto difficilmente colmabile tra il mondo dei giovani e quello degli adulti: l’approccio empatico appare come il collante tra le due generazioni.

Educatori, docenti, genitori, il grido è unanime: come facciamo a entrare davvero in contatto con i nostri ragazzi?

L’evoluzione della scuola

L’evoluzione della scuola e la personalizzazione della didattica, che in diversi contesti resta ancora un’utopia, si distacca sempre di più dagli antichi metodi autoritari volti a una fredda trasmissione del sapere.

La classica lezione frontale che vedeva l’alunno come un soggetto passivo e il rapporto insegnante-studente in maniera del tutto asettica, è stata sostituita da incontri laboratoriali, metodi di lavori di gruppo e ambienti operativi in cui gli alunni possano mettere in pratica direttamente ciò che stanno apprendendo, affrontando situazioni di vita reale.

In queste nuove dinamiche, il docente smette di essere un semplice distributore di nozioni e diventa un facilitatore all’apprendimento, un preparatore alla vita.

Come ottenere un rapporto reale con i ragazzi?

Ottenere un rapporto sincero con i ragazzi è possibile, ma impegnativo.
Richiede che i docenti si mettano in gioco nella maniera più autentica, con le loro emozioni e le loro fragilità.
I ragazzi saranno sinceri solo dove vedranno dall’altra parte sincerità e passione.

Questo è pero un terreno scivoloso, mostrarsi deboli e aprirsi troppo fin da subito può condurre a errate interpretazioni da parte dei più giovani, in quanto non in possesso degli strumenti adeguati per cogliere appieno le sfumature di un comportamento.

Il rischio in questo caso è di perdere il controllo sulla classe e non riuscire più a ripristinare l’ordine e le gerarchie.

Prima di tutto occorre acquisire autorevolezza

L’autorevolezza è ben distinta dall’autorità. L’autorità infatti consta nel dettare ordini senza condizioni.

L’autorevolezza invece è una forma di rispetto che non ci siamo attribuiti da soli ma ci è stata conferita da qualcun altro.

Essa si guadagna mostrando alcune doti fondamentali nel tempo: ottime capacità comunicative, capacità di gestione dei problemi e delle criticità, reale interessamento alle necessità dei ragazzi e competenze tecniche adeguate che inneschino percorsi di miglioramento negli studenti, dentro e fuori la scuola.

In poche parole occorre diventare un punto di riferimento, una figura fondamentale nella vita dei più giovani.

Comunicazione empatica: la base di ogni relazione

L’empatia è la capacità di immedesimarsi nell’altro in ogni situazione.

Ecco alcuni suggerimenti per una comunicazione più empatica:

  • Ascolto attivo: l’ascolto dell’altro, oltre che una forma di RISPETTO, è il modo migliore per entrare in contatto con la persona e riuscire veramente a sintonizzarvisi;
  • Prestare attenzione ai dettagli della comunicazione, al linguaggio verbale e a quello corporeo;
  • Mostrare comprensione attraverso brevi espressioni verbali, gesti sorrisi o espressioni facciali;
  • Mostrare interesse, facendo ad esempio domande di approfondimento;
  • Rispecchiare, ovvero riformulare con parole proprie ciò che l’altro ha espresso.

È utile ricordare inoltre come ogni comportamento spiacevole derivi da un evento spiacevole; ciò ci aiuterà a non reagire istintivamente con rabbia se vediamo nell’altra persona un atteggiamento ostile.

La comunicazione empatica prevede un’osservazione costante di stessi e degli altri, che nel rapporto educatore-alunno consiste in:

  • far sempre combaciare le parole che esprimiamo col nostro linguaggio del corpo, evitare ad esempio di fare una lode o un complimento con un tono di voce altero o indifferente;
  • Usare la ridondanza: esprimere un concetto in modi diversi per arrivare più efficacemente a un pubblico più ampio;
  • Verificare se i canali comunicativi adottati siano efficienti;
  • Individuare possibili fonti di distrazione negli studenti: notare stanchezza, mancanza di interesse e agire di conseguenza;
  • Evitare giudizi e atteggiamenti moralistici.

Comunicazione in famiglia

La famiglia diventa spesso esasperante per i ragazzi.

Molti genitori vorrebbero maggiore dialogo con i propri figli ma sbagliano completamente approccio.

Tra le cose da non fare c’è sicuramente il “mettere pressione” riempiendo la vita dei ragazzi di obbiettivi irraggiungibili e modelli di perfezione scolastica.

Oggigiorno essi si trovano a vivere una forte pressione sociale cercando di emergere tra assurdi meccanismi competitivi.

È auspicabile che nella famiglia trovino un’isola serena e non un altro luogo di lotta; la reazione spontanea in questo caso sarà la fuga.

Motivare i propri figli, così come i propri alunni, è sicuramente una grande arma da usare e uno strumento utile a favorire una crescita sana; questa motivazione però deve partire dal comprendere quali siano i loro reali bisogni e cosa li renda davvero felici, o li staremo soltanto spingendo a conseguire una nostra volontà.

Obbiettivi dell’educazione

Essere educatori è diventato sicuramente più complicato rispetto al passato per il maggiore coinvolgimento dei professionisti a livello umano e per il puerocentrismo della didattica, ma i risultati non lasciano dubbi su quanto sia giusto proseguire per questa strada.

Gli obbiettivi dell’educazione sono cambiati rispetto al passato.

Oggigiorno risulta evidente come occorra aiutare i ragazzi a trovare una propria direzione, nel rispetto dei propri limiti e nello sviluppo delle proprie potenzialità.

La scuola non deve essere una bolla chiusa ma deve preparare alla vita, fornendo ai ragazzi strumenti per intervenire direttamente sulla realtà, rendendoli autonomi e capaci di ritagliarsi il proprio posto nel mondo.

Articolo di Davide Bianco.

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