Educazione sessuale a scuola

Educazione sessuale a scuola

Approfondiamo insieme il delicato tema dell’educazione sessuale in ambito scolastico, cercando come sempre di offrire una dettagliata panoramica sull’argomento.

L’Italia è uno tra i pochi stati europei a non adottare programmi obbligatori di educazione sessuale. Il tema viene trattato troppo raramente e senza gli strumenti adeguati.

Le iniziative sono disomogenee e lasciate alla buona volontà dei presidi e delle Regioni.

Nell’anno scolastico 2016/2017 su 5.364 istituti pubblici superiori solo 1.400 hanno attivato percorsi di educazione sessuale e di promozione di comportamenti sicuri.

Spesso se ne parla su iniziativa autonoma dei docenti o per richiesta dei ragazzi nelle ore di autogestione ma appare evidente quanto ciò risulti riduttivo per un tema cosi complesso.

Dai recenti sondaggi emerge il bisogno di docenti specializzati nella materia, con un numero di ore adeguato a offrire ai ragazzi un sufficiente grado di consapevolezza.

Perché il tema non viene trattato?

Difficile a dirsi. Nella cultura cattolica italiana è ancora radicata l’idea che certi temi siano appannaggio dei soli genitori, che spesso appaiono inadeguati e incapaci di affrontare con accuratezza l’argomento.

Ma questa mentalità va chiaramente superata. Se è vero che la scuola deve preparare alla vita, è inammissibile che si tengano i ragazzi all’oscuro di un tema centrale della loro adolescenza.

Evitare l’argomento infatti non fa che favorire la disinformazione, esponendo i ragazzi ai pericoli dei rapporti non sicuri o chiudendoli in stereotipi vecchi e stravecchi come “una donna che fa sesso prima del matrimonio è una poco di buono”.

Dall’esempio appena citato si evince come i vecchi modelli avallino ancora una cultura patriarcale, favorendo il gender gap e svalutando il ruolo della donna nella società.

L’educazione sessuale diventa oggigiorno una necessità!

La prevenzione (es: quali forme di contraccettivo usare) è quindi fondamentale per indirizzare i ragazzi ai rapporti protetti; ma prevenire ai rischi – contrazione di malattie o gravidanze indesiderate – non è il solo motivo per fare educazione sessuale.

È importante infatti supportare i ragazzi in una delicata fase di cambiamenti fisici e ormonali.

Il passaggio alla pubertà può risultare spesso traumatico e i giovani sono impreparati ad affrontare le trasformazioni del proprio corpo.

È necessario inoltre trattare la sessualità come un tema “alla pari” tra uomini e donne, al fine di superare i vecchi pregiudizi e dare ai ragazzi la giusta consapevolezza di sé; smettendola insomma di demonizzare l’argomento e parlando liberamente dei motivi che spingono due persone ad avere un rapporto sessuale, che sia per il principio di piacere insito nell’attività sessuale o per ragioni procreative.

Dal momento che gli stessi motivi possono valere sia per gli uomini che per le donne, educare ad una sessualità alla pari aiuterebbe enormemente a contrastare le differenze di genere.

Modelli diseducativi

Nell’epoca del web è quanto mai necessario accompagnare i giovani alla scoperta di una sessualità sana.

Oggigiorno infatti l’esposizione alla pornografia è totale e, quel tipo di sessualità, estrema e edulcorata, rischia di diventare il modello che i ragazzi prenderanno ad esempio se non indirizzati correttamente.

È ora di sfatare il tabù della sessualità.

Evitare l’argomento significa lasciare che i ragazzi lo scoprano nelle forme sgradevoli e diseducative che offre la società (pornografia, social network ecc) impartendo modelli e forme di pensiero totalmente fuorvianti.

L’ adolescenza è una fase complessa!

Occorrono figure preparate che conducano i ragazzi alla scoperta di un tema così estremamente variegato.

Articolo di Davide Bianco.

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