Il sistema scolastico italiano sta attraversando una fase critica a causa del crescente problema del precariato.
Questo fenomeno in crescita sta avendo un impatto significativo sulla qualità dell’insegnamento e sulla gestione didattica.
Mentre nel 2015/2016 un insegnante su otto era precario, oggi la proporzione è salita a uno su tre.
Negli ultimi otto anni, infatti, il numero di insegnanti precari nelle sistema scolastico italiane è aumentato significativamente, passando dal 12% al 24%.
Questo dato è fonte di grande preoccupazione poiché la crescita del precariato ha portato a una diminuzione della continuità didattica.
Gli studenti spesso si trovano a cambiare insegnanti diverse volte durante l’anno, con particolare criticità nell’ambito del sostegno, dove la precarietà ha raggiunto il 59%.
Il problema del precariato ha continuato a crescere nel tempo, attraversando vari governi, con un incremento medio di quasi due punti percentuali per ogni anno scolastico.
Nel 2015, gli insegnanti precari erano 100.277, ma nel 2023 questo numero è più che raddoppiato, arrivando a 234.576.
Anche per il personale di sostegno, la precarietà è raddoppiata, salendo dal 29% al 59%.
Inoltre, il personale amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA) ha visto un aumento del precariato dal 12,75% al 21,64%.
La Commissione europea nel recente passato ha avviato due procedure di infrazione contro l’Italia per l’uso eccessivo dei contratti a termine nel settore scolastico, in quanto l’Italia non ha rispettato correttamente la direttiva 1999/70/CE relativa al lavoro a tempo determinato.
La critica è rivolta alla pratica italiana di ricorrere a contratti a termine ripetuti per il personale amministrativo tecnico ausiliario nelle scuole pubbliche senza adottare misure per evitarne l’abuso.
La situazione è peggiorata ulteriormente con l’ultimo concorso del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). L’anno scolastico 2023/2024 è iniziato con 20.000 posti vacanti in attesa di essere riempiti dai vincitori del concorso PNRR, che dovranno essere gestiti con flessibilità fino a dicembre.
Questo scenario complesso porterà all’apertura dell’anno scolastico 2024/2025 con posti riservati e assegnazioni temporanee da graduatorie d’istituto.
Le cattedre potrebbero cambiare titolari secondo i turni di nomina stabiliti dagli Uffici scolastici regionali, in base alla pubblicazione delle graduatorie di merito nelle varie regioni.
Anche i vincitori del concorso non si trovano in una situazione molto favorevole: dovranno attendere l’assegnazione su un posto vacante nella stessa regione in cui hanno superato il concorso, limitatamente alla categoria per cui hanno ottenuto la stabilizzazione.
Al Nord, la mancanza di insegnanti specializzati si somma alla sfida della gestione delle supplenze.
Le scuole sono costrette a far fronte a un numero crescente di posti vacanti e a una continua rotazione del personale, compromettendo la continuità didattica.
È difficile fare una stima precisa al momento, ma si prevede che ci saranno circa 12.000 posti vacanti, complicando la copertura adeguata delle cattedre.
La situazione esige un intervento urgente da parte del governo poiché la stabilità del corpo docente è essenziale per garantire una scuola di qualità.
Risolvendo le questioni del precariato e delle supplenze, sarà possibile raggiungere gli obiettivi del Ministero dell’Istruzione e del Merito, come combattere la dispersione scolastica e personalizzare l’apprendimento degli studenti.
Articolo di Andrea Capuano.
Resta sempre aggiornato su https://scuolaconsulting.com/news/

