Articolo di Maria Castaldo
Nicoletta Romanoff, nome d’arte di Nicoletta Consolo, è un’attrice e modella italiana e, ora, anche scrittrice. Dal 6 maggio, edito da Rizzoli, è disponibile il suo romanzo autobigrafico Come il tralcio alla vite – La sfida di rimanere in cammino con Dio. La sua storia inizia il 26 maggio 1997, quando alla vigilia del suo debutto in società l’amatissimo fratello maggiore Enzo-Manfredi si toglie la vita, mutilando una famiglia che fino ad allora non aveva conosciuto dolori. Inizia così il lungo percorso di Nicoletta Consolo, poi divenuta Romanoff, nel tentare di ricostruire sé stessa dopo un’indicibile tragedia. Dalle prime pagine del romanzo emerge il legame profondissimo che la univa a Enzo-Manfredi, questo fratello dal fascino magnetico e dal nome composto, perché “per contenere la sua personalità un nome solo non sarebbe bastato”. Un ragazzo pieno di vita, di amici, affettuoso e amato da tutti, che una mattina di fine maggio ha deciso di lasciare questa terra.
Con lui, dice più volte l’attrice nel libro, se n’è andata via una parte di sé e qualcosa si rompe in questa famiglia grande, amorevole e unita – “avevo ancora tutti e quattro i nonni”ribadisce più volte Nicoletta Romanoff, sottolineando la grande ricchezza dell’aver avuto per molti anni ancora quattro pilastri di saggezza e amore a confortare il suo percorso -. Per l’attrice inizia così un periodo di sofferenza, che la diciottenne cerca di sopprimere come può, mentre sua madre tenta invano di generare un altro figlio, un sostituto che potesse riempire l’enorme vuoto che Enzo-Manfredi aveva lasciato.
Il romanzo continua a snodarsi negli anni successivi, tratteggiando la vita di una giovane donna affamata d’amore, che non nasconde le sue fragilità e si butta a capofitto nelle avventure che la vita le offre. Arrivata a Parigi, Nicoletta Romanoff tenta di entrare in un’agenzia per modelle, ma arriva l’amore e improvvisamente a soli venti anni è già madre del piccolo Francesco. Sulla sua prima gravidanza, nel romanzo, l’attrice ha rivelato “Non ho mai, mai avuto un dubbio in merito. Mai. Non chiedetemi perché. Non era stata una scelta ponderata. Forse, non era stata neanche una scelta. […] Avevo imparato il valore della vita e il dolore della morte”. Pochi mesi prima della nascita del suo primogenito, Nicoletta convola a nozze con il suo compagno, un ragazzo con cui però non ha davvero un legame profondo. La loro felicità inizia a incrinarsi e neppure l’arrivo di un secondo bambino, Gabriele, metà complementare del piccolo Francesco, riesce a tenerli uniti. Di lì a poco la coppia sceglie di divorziare e quello segna anche uno dei momenti in cui l’attrice comprende di volersi avvicinare sempre di più a Dio.
La necessità nasce anche dalla rabbia di non poter ricevere, in quanto divorziata, i sacramenti: una circostanza che la spinge a chiedere l’annullamento del matrimonio attraverso la Sacra Rota. Sarà un processo lungo e doloroso, che si concluderà dieci anni più tardi. Nel romanzo, la storia di Nicoletta Romanoff prosegue tra i provini e i primi ruoli nel mondo del cinema e l’arrivo di un nuovo amore- Giorgio Pasotti, mai nominato esplicitamente – da cui avrà la figlia Maria e con cui vivrà dieci anni d’amore. Nel frattempo, il suo legame con Dio continua a rafforzarsi e finalmente il dolore per la morte di suo fratello trova una collocazione nei piani che l’Onnipotente ha per lei. Il suo racconto ci porta fino al mese di luglio 2024, mese in cui anche il padre dell’attrice viene a mancare, aprendo nuove ferite nel suo cuore, che però Nicoletta Romanoff sa che guariranno e daranno nuovi frutti d’amore, a tempo debito, secondo il piano di Dio.
Leggere Come il tralcio alla vite è stata una lettura toccante e profondamente arricchente: non solo perché la scrittura di Nicoletta Romanoff è elegante, raffinata e curata, con una scelta dei termini che dimostra un grande amore per il racconto e per la scrittura stessa. Su quest’ultima, l’attrice sdogana anche un cliché che abbiamo sentito ripetere spesso: la scrittura è salvifica. No, ci tiene a sottolineare l’attrice e scrittrice, la terapia e l’amore di Dio ci salvano, la scrittura ha il merito di essere certamente catartica, in certi momenti, ma non necessariamente foriera di pace e serenità come si pensa. Dicevamo, una lettura arricchente, perché non ci sono risposte facili nel racconto che fa Romanoff della sua vita, non ci sono soluzioni facili da applicare. Non c’è nulla che possa davvero prepararci al dolore che arriva in maniera improvvisa nella nostra vita, eppure, possiamo anche essere certi che qualunque difficoltà ci aspetti, avremo un Amico al nostro fianco – ci dice a più riprese l’attrice – la cui Luce rischiarerà il cammino e al quale potremo aggrapparci, come il tralcio alla vite.

