Che cos’è la Ricerca-Azione. Un esempio concreto e virtuoso nella scuola siciliana

Che cos’è la Ricerca-Azione. Un esempio concreto e virtuoso nella scuola siciliana

Nel contributo odierno della Dott.ssa Anna Maria Sacco dal titolo “Che cos’è la Ricerca-Azione. Un esempio concreto e virtuoso nella scuola siciliana” possiamo esplorare con esempi vissuti la grande importanza della Ricerca-Azione e del suo impatto nell’indagine sulle soluzioni da percorrere per problematiche più o meno complesse.

Il momento iniziale del processo di ricerca-azione è proprio il lavoro di conoscenza ed individuazione del problema.

Si passa poi alla fase della diagnosi che prevede una serie di ipotesi che sono validate a seguito di raccolta di dati.

Infine, si arriva alla verifica e revisione della diagnosi che è possibile grazie all’osservazione e documentazione di ciò che i diversi attori coinvolti hanno percepito.

I dati raccolti sono utili per la revisione della diagnosi e per la formulazione di ipotesi di azione e costituiscono una parte fondamentale del processo di ricerca-azione costituito dalla documentazione.

Chi fa ricerca-azione è un operatore sul campo che è normalmente coinvolto nelle attività.

Nella scuola possono essere insegnanti, educatori, formatori, ma anche gli utenti del servizio.

La R/A nasce da un bisogno di conoscere e di fare insieme.

Le due parole “ricerca” ed “azione” sono due parole strettamente collegate.

Insieme consentono di attivare un percorso di conoscenza e trasformazione della realtà in cui la parola “cambiamento” è fondamentale.

Importante è dunque investire sul capitale umano, favorendo l’acquisizione di consapevolezza delle risorse a disposizione, delle proprie potenzialità e dei propri limiti.

Con la RA i docenti sviluppano abilità ed atteggiamenti definiti permanenti, sanno osservare e analizzare i problemi, hanno gusto per la sperimentazione e l’analisi dei risultati e la capacità di saper vivere il gruppo nella sua complessità acquisendo un bagaglio che il docente porterà con sé e utilizzerà anche dopo.

Il ricercatore è una figura accademica che spesso fa ricerca-azione sul campo immerso completamente nella realtà studiata.

Egli può essere un semplice consulente, in grado di fornire le competenze metodologiche necessarie alla ricerca che i membri della comunità non possiedono, oppure può essere un osservatore esterno, o ancora, può entrare a far parte della comunità educativa stessa, partecipando, al pari degli operatori, alla ricerca e condividendo con loro  il processo di acquisizione di consapevolezza.

Nel contributo la Dott.ssa Sacco ci fornisce un esempio concreto di R/A nella scuola siciliana.

La tematica di cui si è occupata la R/A è relativa al “Malessere adolescenziale, gruppo e costruzione del sé. R/A per la promozione del Ben-essere a scuola”.

Presentazione della Dott.ssa Paola Perlini.
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Contributo della Dott.ssa Anna Maria Sacco.

Che cos’è la Ricerca-Azione. Un esempio concreto e virtuoso nella scuola siciliana

Il modello di R/A elaborato da Lewin nel 1946 è ideato allo scopo di fornire nuove soluzioni attraverso lo studio e l’analisi delle problematiche emerse in specifici contesti.

Le fasi in cui si articola il modello di Lewin di ricerca-azione sono tre:

  • La costituzione del gruppo
  • La definizione del problema con la scelta della metodologia e la formulazione delle ipotesi
  • E infine l’azione in cui si definiscono compiti, responsabilità, tempi

Momento iniziale del processo di ricerca-azione è proprio il lavoro di conoscenza ed individuazione del problema.

Non sempre si è in grado di trovare soluzioni immediate e spesso si procede per prove ed errori nella risoluzione di un problema, cosa che invece non succede nella ricerca/azione in quanto quest’ultima si focalizza sulla conoscenza del problema al fine di facilitarne la soluzione.

Si passa poi alla fase della diagnosi che prevede una serie di ipotesi che sono validate a seguito di raccolta di dati.

Infine, si arriva alla verifica e revisione della diagnosi che è possibile grazie all’osservazione e documentazione di ciò che i diversi attori coinvolti hanno percepito.

I dati raccolti sono utili per la revisione della diagnosi e per la formulazione di ipotesi di azione e costituiscono una parte fondamentale del processo di ricerca-azione costituito dalla documentazione.

Diverse sono le tecniche per la raccolta dei dati, a seconda del tipo di problema che si vuole risolvere ma anche dei soggetti coinvolti.

Si possono utilizzare diari per la registrazione di impressioni, fatti, esperienze o ancora documentazione fotografica o filmica.

Il confronto tra le varie tipologie di dati raccolti è spesso definito con il termine “triangolazione”.

Chi fa o chi dovrebbe fare ricerca azione?

In genere a fare ricerca-azione è un operatore che è inserito in un contesto ed è parte di un sistema.

Chi fa ricerca- azione, dunque, è un operatore sul campo che è normalmente coinvolto nelle attività.

Nella scuola possono essere insegnanti, educatori, formatori, ma anche gli utenti del servizio.

Qual è dunque lo scopo della ricerca-azione?

Non sempre ciò che si fa è ricerca azione perché non rispondente all’approccio preciso con caratteristiche tecniche e metodologiche tipiche della R/A.

La R/A nasce da un bisogno di conoscere e di fare insieme. Le due parole “ricerca” ed “azione” sono due parole strettamente collegate.

Insieme consentono di attivare un percorso di conoscenza e trasformazione della realtà in cui la parola “cambiamento” è fondamentale.

Scopo principale non è tanto produrre conoscenza scientifica ma conoscenza contestualizzata utile a migliorare una precisa pratica educativa.

Da qui la previsione del cambiamento della realtà in esame attraverso un cambio nei comportamenti degli attori coinvolti.

Quindi l’obiettivo non è tanto e soltanto raccogliere dati ma innescare un cambiamento e trasformare la realtà.

La ricerca-azione consente di “mettersi in ricerca” e di assumere un atteggiamento autoriflessivo in una prospettiva di cambiamento, al fine di migliorare la realtà educativa in cui gli operatori si trovano ad agire e di individuare problemi ed inefficienze.

Il coinvolgimento dei membri della comunità è dunque fondamentale perché ognuno può dare un contributo per poter cogliere il maggior numero di aspetti della situazione da analizzare, per riflettere e poter giungere a soluzioni condivise necessarie ad avere reali ed effettive possibilità di cambiamento.

Importante è dunque investire sul capitale umano, favorendo l’acquisizione di consapevolezza delle risorse a disposizione, delle proprie potenzialità e dei propri limiti.

La ricerca-azione deve dunque essere dinamica, sfruttare il concetto di implicazione, ovvero il mettersi in gioco (in quanto nulla può essere fatto se un soggetto non si mette in gioco) favorendo lo sviluppo personale e la formazione professionale così da poter attivare allo stesso tempo sia un cambiamento individuale che un cambiamento sociale.

Con la RA i docenti sviluppano abilità ed atteggiamenti definiti permanenti, sanno osservare e analizzare i problemi, hanno gusto per la sperimentazione e l’analisi dei risultati e la capacità di saper vivere il gruppo nella sua complessità acquisendo un bagaglio che il docente porterà con sé e utilizzerà anche dopo.

Il docente è immerso in un’esperienza complessa che lo coinvolge come soggetto attivo in grado di mettersi in discussione stimolando la riflessione e la presa di coscienza per favorire il cambiamento del contesto e dell’altro, destrutturando le abitudini e destabilizzando le norme interne.

Del resto, il cambiamento dell’oggetto della ricerca-azione non avrebbe alcun senso se non fosse accompagnato dal cambiamento degli attori implicati.

Questi ultimi devono essere disponibili a mettere in discussione le proprie abitudini e i propri comportamenti, se la ricerca dimostra che questi sono aspetti fondamentali.

Chi è il ricercatore e quale ruolo ha?

Il ricercatore è una figura accademica che spesso fa ricerca-azione sul campo immerso completamente nella realtà studiata in quanto un ricercatore distaccato farebbe fatica a raggiungere quel livello di empatia che gli consente di comprendere appieno la realtà studiata.

Egli può essere un semplice consulente, in grado di fornire le competenze metodologiche necessarie alla ricerca che i membri della comunità non possiedono, oppure può essere un osservatore esterno, o ancora, può entrare a far parte della comunità educativa stessa, partecipando, al pari degli operatori, alla ricerca e condividendo con loro  il processo di acquisizione di consapevolezza.

In qualunque forma il ricercatore intervenga ciò che conta è il rapporto che si instaura con gli attori coinvolti che è essenzialmente un rapporto di scambio: il ricercatore fornisce competenze metodologiche, e riceve in cambio competenze relative ai problemi e alle dinamiche concrete della pratica sul campo, ovvero tutti quegli aspetti pratici che gli serviranno a contestualizzare il suo sapere teorico.

Il ricercatore può poi aiutare gli operatori ad individuare e dare forma ai propri bisogni inespressi, semplificando la ricerca di obiettivi, strumenti e strategie operative.

Ovviamente il fatto che il ricercatore sia una figura esterna aiuta maggiormente in quanto ciò consente di stimolare maggiormente il processo di cambiamento che spesso, solo con spinte interne, rischierebbe di non attivarsi.

Un esempio concreto di R/A nella scuola siciliana

L’esperienza effettuata di R/A in questo anno scolastico nella scuola siciliana è stata effettuata attraverso il coinvolgimento di 74 istituzioni scolastiche, 37 osservatori di area contro la dispersione scolastica, 46 OO.PP.TT., 44 classi di scuola secondaria di 1 grado, 33 classi di scuola secondaria di secondo grado, 569 docenti di cui 317 per la scuola secondaria di primo grado e 252 docenti per la scuola secondaria di secondo grado.

Sono state scelte scuole appartenenti ai 28 ambiti con l’idea di portare i docenti a riflettere per rintracciare strumenti operativi attraverso la R/A, “metterli in ricerca”, nell’attenzione costante all’efficacia di ciò che si sta facendo attraverso un atteggiamento autoriflessivo sul come ci si pone di fronte agli alunni, ai genitori, e sul come ci si dovrebbe porre in una prospettiva di cambiamento.

La tematica di cui si è occupata la R/A è relativa al “Malessere adolescenziale, gruppo e costruzione del sé. R/A per la promozione del Ben-essere a scuola”.

Si è partiti da un problema sociale da risolvere, elemento indispensabile affinché si possa iniziare una esperienza di R/A, ovvero l’aumento preoccupante del disagio adolescenziale in generale e in particolare a seguito di episodi gravissimi di violenza da branco avvenuti di recente non solo in Sicilia.

È innegabile l’aumento di malessere tra gli adolescenti con cui i docenti si confrontano quotidianamente e per cui devono essere preparati.

L’esperienza ha mostrato punti di forza e di debolezza.

Si è tenuto conto delle variabili dipendenti che spesso influenzano comportamenti e situazioni, e soprattutto, si è tenuto conto della variabile tempo perchè i cambiamenti necessitano di tempi adeguati e si è dato modo ai docenti di poter guardare il problema con gli “occhi della micro-processualità”, ovvero l’abituarsi a leggere quelle piccole trasformazioni che accadono gradualmente giorno dopo giorno a cui va dato il giusto peso.

L’esperienza ha avuto inizio con tre seminari che hanno coinvolto gli operatori alla riflessione sull’ approccio sociologico, aspetti del malessere e costruzione del sé, promozione del benessere a scuola con attenzione ad aspetti psicodinamici e psicopatologici.

Si è attenzionata la difficoltà dell’essere docenti.

Altro momento è diretto ai formatori di 9 provincie.

La formazione dei formatori è effettuata con 13 incontri su target diversi con gruppi di lavoro che centravano l’attenzione su criticità di tipo formativo.

All’interno di questa azione è prevista la formazione di 4 gruppi interprovinciali per la costruzione di unità di lavoro in team.

E infine, da parte dei formatori, gli OPT degli ambiti, è stato realizzato uno spazio formativo diretto ai consigli di classe con il coinvolgimento attivo dei docenti e con approcci strategici finalizzati all’integrazione del gruppo classe.

La R/A di tipo trasformativo che è stata attivata ha mostrato particolare attenzione alle implicazioni affettivo-relazionali e socio-gruppali in quanto l’oggetto, nella fattispecie il gruppo classe, va esaminato anche nelle relazioni che intrattiene con l’ambiente e il lavoro trasformativo non può che essere fatto coinvolgendo gli attori del sistema al fine di far sorgere nuove azioni, nuove norme, nuove abitudini che saranno consolidate attraverso una organizzazione pratica ed efficace.

L’interesse maggiore si è spostato sul processo attivato piuttosto che sui risultati.

Non ci si aspetta il risultato immediato ma si ha la consapevolezza che se si intraprende la giusta direzione alla fine i risultati arriveranno.

Punto di partenza è stato il gruppo con le sue potenzialità, che supera lo stereotipo individualista, facilitando lo sviluppo culturale della classe per far diventare il gruppo stesso l’interlocutore principale dell’insegnante.

Si è costruito il gruppo, ovvero un numero di alunni messi insieme all’interno di una classe a cui sono stati dati strumenti utili a creare senso di appartenenza: da qui la cultura di gruppo per la promozione del benessere in classe.

Per fare ciò si è avviato il percorso con la somministrazione di test TMA (Test Multidimensionale dell’Autostima) per la misurazione dell’autostima all’interno delle diverse aree (interpersonale, scolastica, familiare…), poi si è passati al SEDS (Test dei problemi comportamentali ed emozionali) per poi arrivare alla fine del percorso con la somministrazione del re-Test.

Le classi scelte su cui si è operato sono state quelle considerate più ad alto rischio di difficoltà affettivo-relazionale.

Si è cercato di mettere in moto una processualità del cambiamento che non necessariamente deve raggiungere il risultato finale ma comunque ha avviato un percorso.

Dai risultati emersi dai Seds, secondo la metodica prima/dopo, è rilevata una diminuzione nel primo grado del rischio elevatissimo (-1%) e dell’alto rischio (-2%).

Il miglioramento rilevato nella scuola secondaria di secondo grado, sempre secondo la metodica prima/dopo, è stato maggiore con un aumento di alunni con “nessun problema” (+3%) e una diminuzione degli “allievi a rischio” (-1%).

Nei Test TMA, invece, nel primo grado diminuisce la percezione di autostima negativa (-2%) e migliora l’Autostima “molto positiva” (+2%). Nella scuola secondaria di 2 grado i risultati sono più evidenti in quanto diminuisce l’autostima negativa (5%) e aumenta l’autostima molto positiva (+12%).

Da questi dati emerge un miglioramento delle capacità adattive degli alunni, delle loro competenze relazionali e della loro autostima.

Si promuovono forti legami di attaccamento sicuro grazie all’integrazione personale da parte del docente e all’ integrazione di gruppo.

Da quanto sopra emerge la necessità del coinvolgimento dei docenti del consiglio di classe che insieme devono impegnarsi a promuovere l’autostima, un clima accogliente, stimolando la creatività e il coinvolgimento affettivo-relazionale degli studenti.

Le indicazioni fornite alla fine del percorso hanno posto l’accento, tra gli altri aspetti evidenziati, anche sulla necessità di favorire una educazione alla bellezza e alla interiorità, intesa come la capacità di guardarsi dentro, attraverso esperienze diffuse che mirano alla realizzazione di attività che sviluppino il pensiero creativo quali la pittura, il teatro, la musica…

E in ultimo, ma non per importanza, la possibilità di coinvolgere i genitori nella R/A per aiutarli a comprendere le difficoltà del rapporto educativo con i propri figli nell’ottica di una responsabilizzazione condivisa.

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