Caso Salis. Elly Schlein: “La Lega anziché battersi per non vedere calpestata la dignità di una cittadina italiana si mette a rovistare nel suo passato”.
Caso Salis. Si spacca il governo sul caso della docente italiana Ilaria Salis, attivista che da un anno è in carcere in Ungheria.
Il caso è scoppiato in seguito a delle sue mmagini in aula in catene davanti al giudice che hanno già fatto il giro del mondo.
La Lega, nella persona di Rossano Sasso, dichiara: “Siamo certi che la maestra Ilaria Salis saprà dimostrarsi innocente dopo essere finita nei guai in Ungheria perché arrestata con un manganello a una manifestazione di estrema sinistra e accusata di aver aggredito due persone”.
“Le immagini di Ilaria Salis in manette non ci lasciano indifferenti, ma se fosse colpevole – e non vogliamo nemmeno immaginarlo – sarà doveroso radiarla dalle graduatorie ministeriali”.
“D’altronde la sua ultima supplenza risale al 12 gennaio 2023 ed era terminata il giorno prima di recarsi in Ungheria. Confidiamo nella saggezza dei giudici di Budapest che – rassicuriamo la sinistra italiana e i suoi media – non sono controllati da Orban. Con l’auspicio possano confermare che in classe i nostri figli non rischieranno di trovare una facinorosa”, conclude Sasso.
Più duro il commento di Matteo Salvini: “Vi pare normale che una maestra vada in giro a picchiare e sputare alla gente?“.
Ancor più dura è la risposta della leader del Pd Elly Schlein: “La Lega anziché battersi per non vedere calpestata la dignità di una cittadina italiana si mette a rovistare nel suo passato, ancora prima che sia pronunciata sentenza ha già deciso la colpevolezza, e mette altre catene ai polsi e alle caviglie di Ilaria Salis richiamando accuse su cui è già stata assolta”.
“In questa nostalgia di Medioevo dove sparisce la presunzione di innocenza Salvini si spinge ad affermazioni di un paternalismo insopportabile, ma se sostiene che chi è accusato di lesioni non possa fare la maestra. Allora viene da chiedergli come possa, chi è accusato di sequestro di persona, fare il ministro”.
Articolo di Raffaele Francesco D’Antonio.
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