Prima della campanella lo studente, il cui papà appartiene alle forze dell’ordine, mostra ai suoi compagni un proiettile che dice di aver trovato nel giardino della scuola.
Sta per iniziare la prima ora ma la notizia non può essere più contenuta, rimbalza fuori e arriva ai docenti.
Scatta immediatamente l’allarme.
Il docente referente si fa dare lo zaino e trova una pistola.
Attimi di panico e agitazione segnano l’inizio di una giornata “qualunque”.
“Siamo ancora tutti sotto choc. Al momento abbiamo solo pensato alla sicurezza dei nostri ragazzi” ammette il dirigente scolastico che terrà una riunione con genitori e docenti per fare il punto della situazione e capire quale strada intraprendere affinchè cose del genere non si verifichino più.
Dal racconto dei docenti emerge la percezione dello studente che vuole sentirsi importante tra i compagni, che cerca di attirare in qualche modo l’attenzione su di sé.
Il dirigente che dovrà valutare il da farsi, commenta l’accaduto:
“Per noi è una situazione del tutto inusuale. Mentre per il bullismo e il cyberbullismo, abbiamo percorsi di intervento già codificati e ben rodati, in questo caso dobbiamo pensare che strada imboccare, cominciando da un ‘intervento educativo’ sulla classe”.
Articolo di Flora Sannino.
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