A Pordenone una bambina di origine mussulmana si è presentata col Niqab, indumento di origine religiosa che copre interamente il volto.
Dove inizia la libertà di culto? Dove quella individuale?
Il tema sull’introduzione nelle scuole di simboli religiosi è sempre stato molto dibattuto e divisivo, si pensi alla questione crocifisso nelle aule.
Stravolta però a far discutere è un simbolo non cristiano, il Niqab, il velo portato dalle donne mussulmane.
La vicenda incriminata
A Pordenone una bambina di 10 anni di una quarta elementare si è presentata a scuola col Niqab, velo islamico che copre ogni lineamento del viso, lasciando scoperti solo gli occhi.
La maestra ha richiamato la bambina, chiedendole di venire il giorno dopo a volto scoperto.
I genitori sono stati avvisati dell’accaduto e si sono resi disponibili nel seguire l’indicazione della maestra.
Controversie
La questione Niqab è molto delicata.
Non c’è una verità assoluta, ricordiamo infatti che la legge italiana non vieta espressamente l’uso del velo, e l’Italia è per costituzione un paese laico dove ognuno è libero di manifestare il proprio culto e la propria religione.
Il dibattito riguarda principalmente 4 punti che cercheremo qui di sintetizzare:
- autocoscienza;
- sicurezza pubblica;
- libertà d’espressione;
- relazioni sociali.
Autocoscienza
Il primo punto è forse il più dibattuto: la bambina è consapevole del significato di quel velo o le è stato imposto dai genitori/ gruppo di appartenenza?
E a quanti anni un bambino può dirsi capace e consapevole di compiere una tale scelta “estetica”?
La differenza sostanziale risiede nel fatto che la scelta autonoma di indossare il velo esprime la volontà di manifestare la propria appartenenza a quel determinato credo religioso o a seguire quel determinato precetto.
Questo desiderio deve però nascere spontaneamente in colei che lo indossa, senza che nessuno glielo imponga, o si violerebbe automaticamente il terzo principio: libertà d’espressione.
Ma un bambino è già capace di scegliere autonomamente se indossare o no un abbigliamento con una connotazione cosi forte?
In questo articolo non vi daremo una risposta, ci basta solo stimolare la riflessione.
Sicurezza
Il punto due che riguarda la sicurezza pubblica è molto più evidente.
Una persona a volto coperto è difficilmente riconoscibile e potrebbe quindi rappresentare un pericolo nel caso abbia intenzione di nuocere al prossimo.
Ma se è vero che c’è libertà d’espressione, perché allora anche una bambina non può indossare un indumento per lei importante e rappresentativo della sua cultura?
La multiculturalità è un principio fondamentale e la scuola dovrebbe essere inclusiva su ogni diversità.
Socialità
Arriviamo ai problemi di socialità che il velo potrebbe provocare alla bambina in quanto segno di una diversità troppo marcata. La bambina potrebbe essere emarginata o sentirsi diversa e tendere a isolarsi.
Ma se passassimo in una scuola solo una giornata ci renderemmo conto che la stigmatizzazione è ovunque e tutto viene usato come pretesto per far sentire diverso un coetaneo.
Il velo potrebbe essere preso di mira da ragazzini prepotenti, come anche un bambino grassottello, o con gli occhiali o insicuro.
Ci sentiamo di affermare che questo non sia un motivo valido per togliere il velo a una bambina: tra i quattro è il più fragile di tutti.
La scuola non deve censurare ma accogliere le diversità.
Invece di imporre condizioni per paura di ripercussioni, è necessario portare nelle scuole l’educazione alla diversità, all’accoglienza, alla compassione: l’educazione emotiva.
Libertà d’espressione
Per quest’ultimo punto lasciamo invece che sia la costituzione a parlare per noi.
Articolo 19 della Costituzione italiana:
“Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume”.
Secondo la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, articolo 10:
“Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione. Tale diritto include la libertà di cambiare religione o convinzione, così come la libertà di manifestare la propria religione o la propria convinzione individualmente o collettivamente, in pubblico o in privato, mediante il culto, l’insegnamento, le pratiche e l’osservanza dei riti”.
Certo tutto si ridimensiona se parliamo di una bambina, soprattutto se è una bambina mussulmana di cui poco conosciamo cultura e trascorsi.
La vicenda, in ogni caso, come accennato, si è risolta senza troppo rumore; la bambina è tornata a scuola il giorno dopo senza il velo, come richiesto dalla maestra.
Ma, siamo sicuri sia stata la cosa giusta da fare?
Articolo di Davide Bianco.
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