Pubblichiamo un interessante approfondimento di TODAY Economia sul seguente argomento: il “bonus Giorgetti” in busta paga: quando aumenta lo stipendio e chi può beneficiarne
Dal 1° settembre scattano gli effetti della misura rivolta a chi decide di proseguire con il lavoro nonostante abbia maturato il diritto alla pensione anticipata.
Tra qualche settimana molti cittadini riceveranno uno stipendio netto più alto del solito. È l’effetto del cosiddetto bonus Giorgetti, la misura rivolta a chi decide di proseguire con il lavoro nonostante abbia maturato il diritto alla pensione anticipata, entro la fine dell’anno.
Questa possibilità, rivolta a dipendenti del pubblico e del privato, permette di ottenere in busta paga i contributi previdenziali a proprio carico, pari al 9,19 per cento dello stipendio imponibile. Dal prossimo 1° settembre si vedranno i primi effetti sugli stipendi netti di chi ha deciso di aderire all’incentivo.
L’incremento in busta paga
I primi che potranno usufruire del bonus saranno i lavoratori del settore privato, mentre a partire da novembre toccherà anche ai dipendenti del settore pubblico. Stando alle previsioni, quest’anno potrebbero beneficiarne circa 7mila persone: la domanda può essere presentata all’Inps.
Il bonus consiste in uno sgravio contributivo tramite il quale il lavoratore non avrà più l’obbligo di versare la quota di contributi previdenziali all’Istituto nazionale della previdenza sociale, per cui quella cifra rimarrà interamente a sua disposizione in busta paga. Ma quanto potrebbe aumentare la busta paga dei lavoratori? È possibile formulare qualche ipotesi. Ad esempio con 2.000 euro lordi al mese l’aumento potrebbe essere di circa 183,80 euro. Mentre con 2.500 euro lordi al mese si sale a circa 229,75 euro.
Più benefici ora ma in futuro pensione più bassa
Quest’anno il governo ha deciso di rendere esentasse il cosiddetto bonus Giorgetti, rendendolo così molto più conveniente rispetto alla versione precedente. Nel 2024 l’incentivo era invece assoggettato all’Irpef, l’imposta sul reddito. Questo vantaggio immediato va però messo in relazione con un potenziale svantaggio sui tempi più lunghi. La futura pensione, infatti, sarà più bassa, perché i contributi sono già stati ricevuti dal lavoratore quando quest’ultimo era ancora attivo.
I requisiti
Ma chi ha diritto al cosiddetto bonus Giorgetti? In pratica può accedere al contributo chi ha i requisiti richiesti per la pensione anticipata flessibile (quindi 62 anni e 41 anni di contributi) e chi ha i requisiti per la pensione ordinaria (almeno 41 anni e 10 mesi per le donne, 42 anni e 10 mesi per gli uomini). La misura si ispira alla riforma del sistema pensionistico attuata nel 2004 dall’allora ministro del Lavoro, Roberto Maroni. Già ai tempi si stabiliva un incentivo economico destinato ai lavoratori che sceglievano di rimanere in servizio dopo aver raggiunto i requisiti per la pensione anticipata.
Pensioni, flop totale di quota 103. Verso un clamoroso addio: cosa vuole fare il governo
La permanenza al lavoro comportava, come avviene per l’incentivo odierno, il mancato incremento del montante contributivo e un conseguente taglio del futuro assegno pensionistico. Il montante contributivo è il capitale accumulato da un lavoratore attraverso i contributi previdenziali versati durante la sua carriera lavorativa, rivalutato annualmente, che serve come base per il calcolo della pensione nel sistema contributivo.

