Anniversari letterari: 40 anni dalla morte di Heinrich Böll

Articolo di Maria Castaldo

Premio Nobel per la letteratura nel 1972, Heinrich Boll è venuto a mancare nel 1985 a Bonn: il 16 luglio 2025 ricorrono, perciò, i 40 anni dalla sua morte. Considerato uno dei maggiori scrittori del Novecento, Boll è stato autore di opere come Il treno era in orario, Viandante se giungi a Spa… e molti altri.

Nacque a Colonia nel 1917, ottavo figlio di un falegname e della sua seconda moglie. Crebbe in un ambiente progressista e si opposte al partito nazista negli anni ‘30, arrivando a rifiutare l’iscrizione nella Gioventù hitleriana, per non prendere parte alla “stupida guerra di Hitler” come lui stesso la definì. Lavorò in una libreria di Bonn, finché non decise di tentare la carriera di scrittore: da qui la decisione di iscriversi all’università di Colonia, al corso di laurea in letteratura tedesca e filologia classica. La sua attività di scrittore prese avvio, però, solo nel 1947, sul finire della Seconda Guerra Mondiale. Il suo primo racconto, Il treno era in orario, venne pubblicato nel 1949. In quegli anni unì la sua penna a quella del Gruppo 47, un gruppo di intellettuali tedeschi che avevano l’obiettivo di far rivivere la cultura tedesca soffocata dai nazisti.

Nelle prime opere di Heinrich Boll l’orrore della guerra, la stanchezza delle marce militari e il conflitto stesso trovavano ampio spazio e la scrittura ha assunto per lui funzione catartica. Le opere di quel periodo, infatti, sono definite Letteratura delle macerie con un evidente richiamo alle rovine delle case tedesche nel secondo dopoguerra, quelle dimore sopravvissute a stento ai bombardamenti. Gli stessi che hanno poi provocato la morte del soldato Feinhals, protagonista del romanzo Dov’eri, Adamo?

Attraverso le sue opere, Boll tentò di interrogarsi sulla natura del male, sul significato della memoria e dell’Olocausto, con i relativi sensi di colpa che ne derivavano. Oltre a Dov’eri, Adamo?, allo stesso filone appartengono anche Casa senza custode ed E non disse nemmeno una parola: in ognuna di esse l’autore cercava di assurgere a memoria e coscienza della Germania, ancora in rovina dopo la fine della Guerra.

Presenti, nelle sue opere, sono anche le critiche alle autorità politiche ed ecclesiastiche, che l’autore ha accusato di conformismo e mancanza di potere. Sebbene sia stato molto apprezzato dalla stampa internazionale, in Germania fu particolarmente osteggiato, per le sue opinioni politiche. Fu molto criticato anche dalla stampa tedesca, poiché nel romanzo L’onore perduto di Katharina Blum denunciò la disinformazione del giornalismo tedesco e, in particolare, del quotidiano Bild Zeitung.

Agli anni ‘70 risale anche Foto di gruppo con signora, un affresco della società tedesca e della sua storia, visti attraverso i sessant’anni di vita di una donna dalla personalità non comune e che gli valse, nel 1972, la consacrazione come autore internazionale e il Premio Nobel per la letteratura: “Se questo Paese deve avere un cuore, esso è là dove scorre il Reno. Ed è stata lunga la strada per arrivare alla Repubblica federale tedesca”, disse nel suo discorso al momento del ritiro del premio.

La sua poetica si spinse sempre più verso posizioni anticlericali e antimilitariste, portandolo a entrare in conflitto con la Chiesa tedesca, al punto da abbandonare la sua fede. Visse con la moglie Annemarie, sposata durante la guerra, a Colonia, dove poi morì nel 1985.

Lasciò diversi romanzi e racconti, alcuni dei quali considerati oggi degli autentici capolavori. Alcuni di questi sono stati inclusi nella raccolta Racconti satirici e umoristici e riescono a rappresentare al meglio la sua visione della vita e dell’essere uno scrittore. Ricordiamo anche romanzi come Termine di un viaggio di servizio e Biliardo alle nove e mezzo. Nelle ultime opere, sono presenti temi come l’amore, la solitudine e il valore del matrimonio, a cui è dedicato uno dei dialoghi più belli della letteratura contemporanea.

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