Anniversari letterari: 25 anni dalla morte di Giorgio Bassani 

Anniversari letterari: 25 anni dalla morte di Giorgio Bassani 

Per la rubrica degli Anniversari Letterari, domenica 13 aprile ricorrono i 25 anni dalla morte di Giorgio Bassani, autore de Il giardino dei Finzi-Contini.

Nato a Bologna nel 1916, Bassani trascorre la sua infanzia e adolescenza a Ferrara.

Molto attivo nella Resistenza Anti-Fascista, si trasferì a Roma dopo il 1945 e iniziò a collaborare con varie riviste.

Fu autore di opere di narrativa, poesia e critica, ma è soprattutto per Il giardino dei Finzi-Contini che è ricordato ancora oggi.

Il romanzo viene pubblicato nel 1962, vince il Premio Viareggio ed è considerato uno dei capolavori della letteratura italiana del XX secolo

Anche per la sua importante riflessione sulla comunità ebraica nell’Italia del Fascismo e della Seconda Guerra Mondiale.

Bassani ha ambientato la storia nella città di Ferrara, dove ha trascorso tutta la sua fanciullezza e che, negli anni ‘30, era diventato uno dei luoghi in cui si manifestavano più acutamente l’antisemitismo e l’intolleranza verso la comunità ebraica italiana.

La storia viene narrata da un narratore in prima persona che introduce al pubblico di lettori la famiglia dei Finzi-Contini, ebrei estremamente facoltosi.

Appartenenti all’alta borghesia, i Finzi-Contini vivono in una grandissima villa, con un enorme giardino e campi da tennis.

La famiglia è composta dal professor Ermanno, la moglie Olga, i figli Guido – che muore all’età di sei anni – Alberto e Micòl.

Verso quest’ultima, il protagonista ha sempre nutrito un certo interesse, ricambiato, come dimostrano gli sguardi che i due ragazzini si scambiano quando si ritrovano al Tempio per celebrare le festività ebraiche.

Tuttavia, le loro vite non si intersecano prima del 1929

Quando il protagonista, dopo aver scoperto di essere stato rimandato in matematica, preferisce sfuggire alle ire dei genitori e si ritrova nei pressi del muro che delimita il giardino dei Finzi-Contini.

Qui incontra Micòl e tra i due nasce un legame che sembra andare oltre la semplice simpatia.

A distanza di 10 anni, siamo nel 1938, in Italia sono entrate in vigore le leggi raziali e il protagonista inizia a subire gli effetti della discriminazione, venendo escluso dal club di tennis che era solito frequentare.

Tuttavia, l’amicizia di Alberto e Micòl è un conforto per lui e cresce sempre di più, ma, per timore di un rifiuto, entrambi non riescono a dichiararsi l’uno all’altra.

L’occasione per rivelare del suo amore a Micòl giunge qualche tempo dopo, in seguito al ritorno della ragazza a casa, dopo un viaggio a Venezia per terminare la sua tesi di laurea.

Tuttavia, Micòl rifiuta a più riprese l’amore del protagonista, che non riesce tuttavia a comprendere le ragioni dietro il suo no.

Sarà solo dopo aver confessato del suo amore non corrisposto al padre che il protagonista potrà finalmente accettare che ciò che coltivava non era che una fantasia illusoria

E nel finale del romanzo si reca un’ultima volta nel giardino dei Finzi-Contini e con nostalgia, ma anche grande serenità, saluta la famiglia dalla quale si è sentito accolto.

Il tragico destino dei Finzi-Contini occupa poi le ultime pagine del romanzo.

Alberto muore dopo una lunga malattia, mentre il resto della famiglia è catturato durante la Repubblica di Salò e poi deportato nei campi di concentramento tedeschi, da cui non farà mai ritorno.

Il romanzo intreccia la storia dello stesso Bassani con quella della famiglia dei Finzi-Contini, che i critici hanno identificato con la famiglia di Silvio Magrini, ipotesi poi confermata dallo stesso Bassani.

Il protagonista racconta e filtra la sua storia in maniera lucida, ma non mancando di raccontare della sofferenza vissuta per un amore irrealizzato.

Grande spazio nel romanzo lo occupa il tema del ricordo, inteso come qualcosa anche di più prezioso di un possesso materiale.

Il ricordo è ciò che permette al protagonista di comprendere che è l’unica cosa di valore nella vita delle persone, perché si acquisisce attraverso la rielaborazione e il tempo.

Il “giardino” del titolo è un luogo al tempo stesso sia reale sia immaginario, come testimonia il finale dell’opera

un posto in cui il protagonista ritrova tutti i momenti più intensi della sua adolescenza e del suo amore per Micòl.

Ma anche qualcosa che resterà per sempre inarrivabile, come un sogno lontano, inafferrabile come l’amore tra il protagonista e la giovane Finzi-Contini.

Come per molti altri autori della sua epoca, il ricordo per Bassani non è soltanto necessario perché la storia non si ripeta.

Ma è anche un atto politico, che permette di riportare alla memoria le ingiustizie e i torti che, invece, la storia ufficiale, quella scritta dai vincenti, ha cancellato.

E l’autore sceglie la scrittura per permettere al ricordo di vivere in eterno, affidando alla parola e al racconto una storia che parla di amore.

Vita e morte, la memoria di un passato di cui non dovremmo mai dimenticarci.

Articolo di Maria Castaldo

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