A Working Man

A Working Man

Articolo di Ferdinando Pacileo

A Working Man parla di Levon Cade, un ex membro di un commando dei Royal Marines che, dopo aver lasciato la sua carriera militare, cerca una vita tranquilla lavorando come operaio edile a Chicago. Levon è legato alla famiglia Garcia, proprietaria dell’azienda per cui lavora.

Il film prova a raccontare una storia intensa, ma finisce per sembrare un film senza senso, forzato e poco credibile. La trama parte da un’idea che potrebbe anche essere interessante, ma il primo grande problema è la sceneggiatura. I dialoghi sembrano scritti di fretta, con frasi scontate, personaggi poco realistici e azioni che non hanno senso. I protagonisti si comportano in modo strano, senza motivo, e ogni scena sembra esagerata o fuori posto.

Anche la regia non aiuta. In molte scene il regista esagera con effetti visivi e inquadrature che sembrano prese da un film horror. Il risultato è che si perde ogni tipo di credibilità, e tutto diventa quasi ridicolo.

La scenografia non aiuta: ambienti vuoti, freddi, volutamente spogli, ma così artefatti da sembrare un set teatrale improvvisato. Nessun dettaglio convince, e tutto appare costruito per evocare significati simbolici che, semplicemente, non esistono o non funzionano.

Il messaggio del film, se c’è, è spinto troppo a forza. Si capisce che si vuole parlare di quanto sia difficile quando si perde il lavoro, ma tutto è detto in modo troppo diretto, quasi a voler spiegare per forza ogni cosa allo spettatore, come se non fosse in grado di capire da solo. Questo rende il film noioso e fastidioso.

In sintesi, A Working Man è un film che tenta disperatamente di essere qualcosa di profondo, ma finisce solo per essere insensato e, a tratti, ridicolo. Una pellicola che manca completamente il bersaglio e lascia lo spettatore più stranito che coinvolto.

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