A proposito di revisioni delle indicazioni nazionali per il curricolo: più spazio, anche, per le avanguardie del Novecento?

A proposito di revisioni delle indicazioni nazionali per il curricolo: più spazio, anche, per le avanguardie del Novecento?

In questo interessante contributo della Dott.ssa Annamaria Campo si prendono in esame le richieste revisioni delle indicazioni nazionali per il curricolo, del Ministro Valditara, per dare più spazio alle avanguardie del Novecento.

Infatti in questi giorni si è parlato di revisione delle indicazioni nazionali per il curricolo ed il Ministro Valditara, che ha già nominato una specifica commissione con questo compito, ha espresso il desiderio che, all’interno del documento ministeriale, fosse dato più spazio all’arte.

La Dott.ssa Campo ritiene opportuno fare una distinzione tra le avanguardie del I e del II Novecento e, sempre per ragioni di spazio, all’interno di questo contributo si tratterà solo delle prime.

Le avanguardie vogliono recuperare il valore della libertà e dell’infanzia per cui abbandonano i procedimenti specialistici rispondenti a specifiche categorie e tendono a realizzare uno spazio creativo, dove confluiscono tutte le tecniche possibili, scardinando una nozione di arte repressiva affinché l’artista, come il bambino, possa esprimere la propria fantasia, realizzando un’arte dove non si producono solo immagini, ma si manifesta la libertà.

All’interno dei movimenti avanguardisti del I Novecento la Dott.ssa Campo inserisce il Futurismo, il Cubismo, il Surrealismo, il Dadaismo.

Di tutti questi ne elenca le caratteristiche più importanti e gli autori che con le loro opere hanno caratterizzato i movimenti.

Come accostare  le giovani generazioni  ai suddetti movimenti avanguardisti?

Innanzitutto presentando loro le immagini, per quanto possibile dal vivo, ma, anche, con le moderne tecnologie che consentono di ammirarle in tutto il loro splendore visuale ed emotivo, stimolandoli a leggerle dal punto di vista denotativo e connotativo, e a percepirne le tecniche di esecuzione e a metterle in pratica.

Presentazione della Dott.ssa Paola Perlini.
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Contributo della Dott.ssa Annamaria Campo.

A proposito di revisioni delle Indicazioni nazionali per il curricolo: più spazio, anche, per le  avanguardie del Novecento?

In questi giorni si è parlato di revisione delle indicazioni nazionali per il curricolo ed il Ministro Valditara, che ha già nominato una specifica commissione con questo compito, ha espresso il desiderio che, all’interno del documento ministeriale, fosse dato più spazio all’arte.

La proposta mi trova d’accordo perché l’arte è bellezza, stimola la sensibilità e ha un valore catarchico, ma mi piacerebbe, naturalmente nel massimo rispetto per la libertà di scelta contenutistica e metodologica dei docenti, che venisse dato particolare spazio alle avanguardie del Novecento delle quali, per ragioni di spazio, ci si limiterà a trattare l’aspetto iconico.

Si prende atto, anche, del fatto che, spesso, riviste scolastiche, in particolare dedicate alle basse fasce di età, consapevoli dell’attrazione  delle giovani generazioni verso le avanguardie artistiche vi dedicano spazio.

È opportuno fare una distinzione tra le avanguardie del I e del II Novecento e, sempre per ragioni di spazio, all’interno di questo contributo si tratterà solo delle prime.

Bonito Olivaricorda che le avanguardie scoprirono con Freud l’oppressione del “super-io” che piega la libertà dell’uomo costringendolo a una serie di comportamenti obbligati rispondenti a una morale negativa che lo strumentalizza  asservendolo all’economia.

L’uomo, infatti, secondo le avanguardie, è irreggimentato all’interno di una società che lo costringe a comportamenti standardizzati e, passato il periodo infantile, deve rinunciare al piacere e ogni sua azione deve avere una motivazione economica.

Le avanguardie vogliono recuperare il valore della libertà e dell’infanzia per cui abbandonano i procedimenti specialistici rispondenti a specifiche categorie e tendono a realizzare uno spazio creativo, dove confluiscono tutte le tecniche possibili, scardinando una nozione di arte repressiva affinché l’artista, come il bambino, possa esprimere la propria fantasia, realizzando un’arte dove non si producono solo immagini, ma si manifesta la libertà.

All’interno dei movimenti avanguardisti del I Novecento possiamo inserire il Futurismo, il Cubismo, il Surrealismo, il Dadaismo.

Il Futurismo è un movimento artistico e letterario nato in Italia nel 1909, data certa perché quella della pubblicazione del Manifesto del Futurismo a opera di Tommaso Marinetti; è un movimento avanguardista che rompe con la tradizione, aborrendo la prospettiva e i soggetti tradizionali, addirittura Marinetti propone, provocatoriamente, di bruciare musei e biblioteche ed esalta la modernità, il progresso scientifico, la rivoluzione industriale, la violenza, la guerra, il nazionalismo ( molti futuristi furono interventisti per la I guerra mondiale e confluirono nel fascismo).

Tra maggiori rappresentanti Umberto Boccioni, che scolpì una figura umanoide in bronzo (Forme uniche della continuità nello spazio, 1913), rappresentata nelle monete di 20 centesimi di euro (chissà quante persone lo hanno notato), che, senza volto né braccia e con forme ondulate, rappresenta la continuità nello spazio e movimento, e Giacomo Balla di cui è famoso il quadro “Dinamismo di un cane al guinzaglio” 1912, dove riesce, attraverso un’immagine statica a  far percepire all’osservatore il movimento.

“Nel quadro non sembrano muoversi solo le zampe del cane, ma, anche, la coda, le orecchie, la testa, il dorso-schiena e, persino, il guinzaglio, nonché i piedi della donna che appaiono molteplici. La scena, rappresentata mediante una tonalità monotona, appare irreale, ma risponde all’intenzione dell’autore di far percepire il movimento”.

Il Cubismo è un movimento artistico che, utilizzando tre figure fondamentali (cono, cilindro e sfera) rappresenta gli oggetti da diversi punti di vista e scompone e ricompone le figure per ottenere forme distorte come rappresentato nel quadro di Picasso “Les demoiselles d’Avignon” o “La donna che piange”.

Ancora Bonito Oliva ricorda che Picasso inserì nei quadri elementi extrapittorici, come quando incollò su un quadro un pezzo di giornale (Bottle of Vieux Marc, Glass, Guitar, and Newspaper); in tal modo il collage entrò nella dimensione formale dell’arte.

Il Surrealismo è un movimento di pensiero che abbraccia  arte, letteratura, cinematografia etc.; come è noto fu fondato da Andrea Breton che, nel 1924, pubblicò “Il manifesto surrealista” in cui si esalta l’importanza di un’immaginazione senza limiti, capace di dare vita ai sogni e alle visioni più strampalate.

Nell’arte surrealista, influenzata dagli studi freudiani sui sogni, vengono, come avviene nel sogno, inseriti oggetti o immagini che non hanno niente a che vedere con la logica, creando un mondo diverso, ai limiti dell’assurdo.

È difficile definire cosa vogliono rappresentare i surrealisti, anche perché si tratta di personalità forti e molto differenti l’una dall’altra; in generale si può, però, affermare, che rifiutassero il pensiero logico e la pittura tradizionale.

La maggior parte dei surrealisti usano la tecnica dell’“iperrealismo” allo scopo di rendere più perturbante, secondo la definizione freudiana, la loro rappresentazione, riferita, cioè a una sensazione di turbamento  derivante dal riconoscere qualcosa di realistico e familiare e, nello stesso tempo, non realistico né familiare, come, per esempio nel quadro “Le Modele rouge III” in cui Magritte rappresentando un paio di scarpe scure, nella parte superiore e color ocra, e simili ad un piede umano nella parte anteriore,  collocate su uno sfondo costituito da suolo e  assi di legno con venature riprodotte con attenzione maniacale, volle suggerire la presenza del mistero all’interno della realtà quotidiana.

Altro soggetto dei dipinti surrealisti è l’amore, anch’esso inserito in un contesto perturbante; basta pensare agli “Amanti bendati di Magritte”, simbolo di sterilità e incomunicabilità o alle sculture ironiche di Meret Oppenheim, per esempio le  scarpe femminili disposte “a faccia in giù” su un vassoio di metallo, legate insieme e con i tacchi ornati dai cappucci di carta pieghettata, e “servite” come un pollo arrosto”.

I dipinti di Magritte rivelano, a volte, veri e propri giochi di parole, rebus e paradossi; si pensi, per esempio, alla “PIPA”, immagine corredata dalla scritta “Questa non è una pipa”, forse per  evidenziare  la differenza di tangibilità e consistenza che il mondo della realtà ha con quello del linguaggio.

Max Ernst realizza figure  stranissime, antropomorfiche o di animali fusi con altri oggetti per esempio il dipinto Napoleone nel deserto, esprimente disperazione, malinconia, sospensione del tempo, attraverso  la figura spettrale e metamorfica di Napoleone e una creatura femminile, rivestita parzialmente di piante, che tiene in mano uno strumento a fiato di forma zoomorfica.

Max Ernst riscoprì la tecnica del frottage e del grattage, entrambe applicabili nelle scuole, anche con le basse fasce di età.

Il frottage si realizza mettendo un foglio di carta su una moneta o su una foglia e passandovi sopra la matita per cui si forma un’immagine molto alonata, simile a un’ombra che sembra riprodurre l’anima dell’oggetto.

Il grattage consiste nel “grattare” un pigmento cromatico, costituito da pittura ancora fresca, steso su un supporto, allo scopo di far emergere cromie, generando contrasti cromatici e chiaroscurali.

Il padre spirituale dei surrealisti è, però De Chirico, rappresentante della pittura metafisica, così denominata perché va oltre la realtà e i sensi.

De Chirico dipinge oggetti reali, ma decontestualizzati e accostati in maniera strana.

Un esempio è sicuramente costituito da “Il canto d’amore del 1916” in cui la testa di Apollo del Belvedere, un guanto di gomma appeso a un chiodo e una sfera verde su un cubo nero generano nell’osservatore un senso di “straniamento” che ne rende difficile l’interpretazione.

Riccardo Dottori azzarda col dire che il guanto di gomma potrebbe indicare quello usato dalle levatrici e rappresentare la forza del destino che ha portato l’artista a Parigi per celebrare con la sua arte la bellezza rappresentata  dal volto di Apollo, mentre la sfera potrebbe rappresentare il gioco cosmico e il cubo la terra, simbolo derivante da Platone.

In De Chirico  i colori sono vivacissimi e innaturali, la prospettiva confusa, gli ambienti silenziosi e desolati, spesso popolati di statue e manichini senza volto riferiti , forse,  agli orrori della guerra,  fonte di disumanizzazione per l’umanità.

La parola Dadaismo, etimologicamente derivante da “dada” voce del linguaggio infantile, pare scelta a caso inserendo un temperino all’interno di un dizionario, adottata dal poeta T. Tzara per indicare il movimento artistico da lui fondato nel 1916, è caratterizzato da un dirompente spirito anarchico.

Alla base del movimento c’è un profondo senso di delusione correlato alla I guerra mondiale al quale alcuni artisti reagirono con ironia, cinismo, nichilismo; la carneficina della guerra spinse i dadaisti a mettere in dubbio i valori della società che l’aveva originata dimostrandone il profondo fallimento morale.

I dadaisti assumono atteggiamenti provocatori, ironici ed estrosi, allo scopo di scuotere l’opinione pubblica strappandola alla corruzione e all’autocompiacimento, affinché il mondo dell’arte possa  superare lo spirito borghese  e il suo esclusivo interesse al valore del mercato.

Essi abbandonano i tradizionali metodi relativi a pittura e scultura in favore di tecniche quali il collage, e il ready made, per esempio la fontana di Marcel Duchamp esempio perfetto di arte “ready made”, in cui un oggetto di uso comune viene trasformato dall’artista in opera d’arte.

Il Dadaismo ebbe un preciso periodo di azione tra il 1915 e il 1922 quando gli stessi esponenti del, movimento ne pubblicizzarono la chiusura pronunciando un’orazione funebre, ma lo spirito dei dadaisti è stato portato avanti dalla pop art.

Come accostare  le giovani generazioni  ai suddetti movimenti avanguardisti?

Innanzitutto presentando loro le immagini, per quanto possibile dal vivo, ma , anche, con le moderne tecnologie che consentono di ammirarle in tutto il loro splendore (forse in un tempo non molto lontano tutte le scuole potranno essere dotate di aule immersive, capaci di creare esperienze ad alto impatto visuale ed emotivo), stimolandoli a leggerle dal punto di vista denotativo e connotativo, e a percepirne le tecniche di esecuzione e ( perché no?) a metterle in pratica.

Si ricorda che il decreto legislativo 60/2017, finalizzato alla promozione della cultura Umanistica, alla valorizzazione del patrimonio culturale e al sostegno alla creatività, è rivolto alle scuole di ogni ordine e grado e che le scuole sono invitate a valorizzare i temi della creatività, tra i quali, anche, quello artistico-visivo,, inserendo specifici percorsi all’interno dei PTOF.

È molto importante valorizzare i così detti saperi “disinteressati” dalla musica all’arte, parallelamente alla valorizzazione del digitale e delle lingue straniere, e inserirli all’interno di quadro unitario di reinterpretazioni di Indicazioni Nazionali e Linee Guida non applicando una logica aggiuntiva, ma ripensando i curricoli secondo un approccio umanistico nel senso autentico  del termine.