8 settembre – Giornata Internazionale dell’Alfabetizzazione

Articolo di Sara Barone

Ogni giorno, forse spesso senza nemmeno rendercene conto, o semplicemente di sfuggita, seguiamo dei tratti neri su un foglio, scorriamo righe di testo su uno schermo, leggiamo un messaggio, un segnale stradale, una poesia, un pensiero scritto da qualcun altro, magari lontano nel tempo o nello spazio. Leggiamo e scriviamo, fosse anche un singolo messaggino su Whatsapp.

Oggi, 8 settembre, è la Giornata Internazionale dell’Alfabetizzazione, istituita dall’UNESCO nel 1966. Quale occasione migliore per ricordarci che l’alfabeto non è solo uno strumento, ma una soglia che, una volta varcata, cambia per sempre il nostro modo di abitare il mondo.

Imparare a leggere non è solo acquisire una tecnica: è aprire uno spazio interiore in cui le parole degli altri possono entrare e in cui le nostre, finalmente, trovano forma. È dare un nome alle cose e quindi esistere.
Per questo l’alfabetizzazione è un atto profondamente umano e trasformativo: non è solo scuola, è identità. Chi non ha accesso alle parole, spesso, non ha accesso nemmeno alla possibilità di raccontarsi, eppure, ancora oggi, milioni di bambini, adolescenti e adulti nel mondo non sanno leggere né scrivere. Anche nei Paesi in cui l’istruzione è garantita, spesso esistono forme più sottili di analfabetismo: quello funzionale, emotivo e/o simbolico.

A scuola si insegna molto più che a leggere. Chi educa lo sa, insegnare l’alfabeto è solo l’inizio.

Il vero impegno emotivo e professionale è nell’insegnare a comprendere, ad ascoltare, a esprimere un pensiero complesso, a dare parole alle emozioni, ai dubbi, ai desideri. Ogni volta che un bambino riesce a leggere una frase e a capirne il senso profondo, sta costruendo un ponte invisibile tra sé stesso e il mondo. Dare forma al proprio pensiero è anche coltivare la possibilità di comprendersi.

Chi ha le parole ha uno strumento per difendersi, per orientarsi e per scegliere. Può farsi ascoltare. Può dire “no”. Può dire “io sono”. Questo, in ogni epoca e in ogni luogo, è forse il primo atto di ogni vera libertà.

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