3 libri per comprendere meglio il conflitto Israele-Palestina

3 libri per comprendere meglio il conflitto Israele-Palestina

Per provare a far luce su cosa sia la questione palestinese, narrata attraverso le voci di chi l’ha vissuta e la vive anche ora, vogliamo suggerirvi 3 libri per comprendere meglio il conflitto Israele-Palestina.

Il 15 gennaio 2025 è stato dichiarato il cessate il fuoco a Gaza, dopo oltre un anno dall’inizio di una delle fasi più violente del conflitto tra Israele e Palestina.

La tregua inizierà ufficialmente domenica 19 gennaio e prevederà una prima fase che vedrà il rilascio di ostaggi israeliani e di detenuti palestinesi.

1) “Le chiavi di casa” di Sami al Ajrami

Sami al-Ajrami è un giornalista palestinese, nato nel 1967 nel campo profughi di Jabalia, il più grande nel Nord di Gaza.

Giornalista freelance, racconta da anni il conflitto tra Israele e Palestina, documentando in prima persona gli orrori a cui sono sottoposti i suoi concittadini.

Attualmente, vive in Egitto, dove è fuggito dopo gli eventi del 7 ottobre 2023.

In quel giorno Hamas ha attaccato Israele, scatenando la controffensiva del popolo sionista contro la Striscia di Gaza.

Da allora, il territorio è un cumulo costante di macerie e Sami al-Ajrami insieme alla sua famiglia e ad altri profughi hanno costretto l’abbandono della propria casa, nel campo profughi di Jabalia, per spostarsi a sud.

Una volta chiusa a doppia mandata le porte della sua casa, Sami al-Ajrami ha posto nella tasca le chiavi di casa dicendo per sempre addio a tutto ciò che conosceva.

Corrispondente estero per alcune delle più importanti testate italiane, da La Repubblica ad Ansa, Sami al-Ajrami ha reso testimonianza delle privazioni e delle difficoltà a cui sono sottoposti i palestinesi, attraverso articoli e reportage, poi riuniti nel romano Le chiavi di casa.

Quelle chiavi che lui ha ancora con sé, ma che “non aprono più nulla” ora che la loro casa è stata abbandonata per sempre.

2) “Ogni mattina a Jenin” di Susan Abulhawa

Ogni mattina a Jenin è il racconto, attraverso tre generazioni di una stessa famiglia, di come è cambiata la vita per il popolo palestinese prima, durante e dopo la fondazione dello Stato di Israele.

Amal è la nipotina del patriarca della famiglia Abulheja e racconta l’abbandono della casa ancestrale di ‘Ain Hod nel 1948 a causa della colonizzazione di Israele.

La sua famiglia si rifugia nel campo profughi di Jenin e lì Amal cresce e sogna l’amore, una sua famiglia, mentre osserva sua madre Dalia morire lentamente per aver perso il figlio, rapitole da neonato e cresciuto a sua insaputa per diventare un soldato israeliano.

Una volta adulta, Amal racconta la sua storia alla figlia Sara, che nasce negli USA, ma sente forte il richiamo verso quella terra che “sua madre chiamava Palestina, ma che tutti definivano Israele”.

Un romanzo struggente, che racconta di esilio, tragedia, lutti, ma anche amore e resistenza.

3) “Storia di un abito inglese e di una mucca ebrea” di Suad Amirv

Nel 1947 Giaffa è una città palestinese fiorente e meravigliosa, immersa nel profumo del mare e di aranceti.

Subhi è solo un ragazzino, ma sogna di diventare il miglior meccanico della città e grazie al suo ingegno riesce a riparare una pompa di irrigazione, ricevendo la gratitudine di un ricco uomo d’affari inglese.

Il suo premio? Un abito di lana di Manchester, una veste di pregevole fattura, con cui Subhi spera di attirare l’attenzione di Shams, la ragazza di cui è innamorato.

Ma nel 1948 e forze congiunte di Israele e Gran Bretagna devastano Giaffa, dando vita alla Nakba, “la catastrofe“.

Migliaia di vite si spezzano, famiglie si separano e per Subhi e Shams arriva uno dei momenti più difficili delle loro giovani esistenze.

Subhi e Shams sono personaggi realmente esistiti e Suad Amirv ne ha saputo narrare, con humour e vitalità, i sogni, le speranze e la consapevolezza dell’imprevedibilità della vita.

La quale regala talvolta un pregiato abito di lana inglese o una mucca un po’ sfortunata.

Articolo di Maria Castaldo

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