3 libri per celebrare il Black History Month

3 libri per celebrare il Black History Month

Il primo a proporre di celebrare la cultura della popolazione nera è stato lo storico Carter G. Woodson che nel 1926 propose la Black History Week.

Nel febbraio del 1969 venne proposto dai leader dei Black United Students della Kent State University di inaugurare il black history month, il mese della storia nera e venne scelto febbraio come mese per celebrare le storie della popolazione afrodiscendente.

Tuttavia, solo nel 1976 arriva da parte dell’allora Presidente degli USA Gerald Ford il riconoscimento ufficiale del mese di febbraio come mese dedicato alla storia della comunità nera.

Sebbene sia maggiormente sentito negli Stati Uniti d’America e in Inghilterra, negli anni più recenti anche in Italia il Black History Month è diventato un modo per ricordare le lotte della popolazione nera nel nostro Paese e l’importanza della loro presenza e delle loro conquiste nel corso dei secoli.

Per approfondire la storia della comunità afrodiscendente in Italia, abbiamo pensato di consigliarvi 3 libri scritti da attiviste e scrittrici note per il loro impegno nel raccontare come si è evoluta l’esperienza della comunità nera in Italia.

1) Storia vera dell’Italia nera di Marilena Umuhoza Delli

Attivista e scrittrice di origini afro-discendenti, Marilena Umuhoza Delli si è distinta per aver sempre raccontato le storie della sua comunità in Italia.

Il suo nuovo libro, Storia vera dell’Italia nera, è un resoconto dell’importanza del contributo storico degli afrodiscendenti alla cultura italiana, approfondendo alcuni personaggi che la storia ha trascurato e ignorato.

In un’intervista a Vogue Italia, la scrittrice ha raccontato che il suo intento è estendere lo studio e l’apprezzamento per la storia degli afrodiscendenti non solo al mese di febbraio, ma come parte fondamentale della storia del nostro Paese.

“Penso a Justin Randolph Thompson a Firenze, a Suad Omar a Torino, a Jean Blaise Nguimfack a Bologna o a Ronke Oluwadare e Jermay Michael Gabriel a Milano. Il Black History Month è un’opportunità per riflettere su tutto questo e accendere i riflettori su una parte di noi che è stata a lungo sommersa e invisibilizzata”.

L’autrice ha rivelato che il libro nasce da un workshop dedicato alle storie di afrodiscendenti in Italia che ha portato in giro per l’Italia e che il suo obiettivo è quello di valorizzare la multietnicità della nostra storia, dando valore a figure spesso ignorate.

2) Cassandra a Mogadiscio di Igiaba Scego

Selezionato per il Premio Strega nel 2023, Cassandra a Mogadiscio di Igiaba Scego è una lunga lettera che la scrittrice ha indirizzato a sua nipote Soraya, per raccontarle la storia della Somalia.

Nell’opera i fatti storici di un Paese in cui la guerra ha spazzato via il passato, si intreccia alla vicenda della famiglia Scego, costretta ad abbandonare la propria terra.

Il romanzo racconta e approfondisce la storia di Igiaba Scego, nata in Italia negli anni ‘70 da genitori scappati alla dittatura di Siad Barre e costretti a lasciare la Somalia.

L’opera racconta anche del Jirro, il dolore postraumatico che il popolo somalo vive dopo lo scoppio della guerra civile e la scelta di dover abbandonare la propria terra, il suo hooyo.

L’unico modo per esorcizzare questo dolore è attraverso la scrittura, la condivisione con Soraya del loro passato come famiglia e come popolo.

“Il nostro archivio è hooyo. E chiunque abbia visto la Somalia prima della distruzione. È così, nipote amatissima. Il tuo aabo è un archivio. Lo zio Abdul è un archivio. Zahra è un archivio”.

3) Addio, a domani. La mia incredibile storia vera di Sabrina Efionayi

Sabrina Efionayi è una giovane napoletana di origini afrodiscendenti che ha deciso di raccontare nel suo romanzo, Addio, a domani. La mia incredibile storia vera, la sua vicenda personale.

Figlia di Gladys, una donna arrivata in Italia dalla Nigeria per avere un futuro migliore, ma che è finita a prostituirsi per guadagnarsi da vivere.

Figura importante è Antonietta, vicina napoletana di Gladys, a cui la donna affida la neonata Sabrina, chiedendole di crescerla al suo posto.

Il suo racconto autobiografico è stato un modo per poter trovare una sua identità in un Paese che la considera troppo italiana per la sua famiglia d’origine e troppo nigeriana per gli italiani.

Perennemente divisa tra Italia e Nigeria, Sabrina ha trovato sé stessa nella scrittura e nell’atto di poter narrare la sua storia.

Articolo di Maria Castaldo

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