21 Settembre – Giornata Internazionale della Pace (ONU)

Articolo di Sara Barone

La scuola, intesa come comunità educante, è uno dei primi luoghi in cui bambini e ragazzi sperimentano relazioni con l’altro, apprendendo regole condivise e sviluppando empatia e senso critico. Ragion per cui, ogni azione educativa ha una ricaduta sulla capacità delle nuove generazioni di diventare cittadini responsabili e costruttori di pace.

Dal punto di vista pedagogico, educare alla pace richiede un approccio sistemico e intenzionale, in quanto non si tratta di aggiungere contenuti a un programma, quanto piuttosto di promuovere pratiche educative trasversali. Un modo per farlo è anche sfruttando giornate come questa non come mere ricorrenze simboliche, bensì come momento di riflessione sul valore dell’educazione come strumento concreto e quotidiano.. Autori come Danilo Dolci e Johan Galtung, teorico della “pace positiva”, hanno evidenziato come la pace debba essere intesa non solo come assenza di violenza, ma come presenza attiva di giustizia, equità, dialogo e cooperazione.

Si sa, oggigiorno, le “polarizzazioni”, la cultura dell’intolleranza, l’assenza di dialogo, trovano spazio (anche e forse troppo spesso) nei contesti educativi, per cui il compito dell’educatore si fa sempre più complesso e urgente, al fine di costruire ambienti di apprendimento fondati sul rispetto e l’ascolto. Pace non è semplicemente assenza di guerra, bensì una condizione che si apprende, si coltiva e si pratica, come sottolineava Maria Montessori, convinta che “la pace è un lavoro sociale costante” e che solo l’educazione può renderla stabile e duratura.

Educare alla pace dunque significa lavorare su più livelli: affettivo, cognitivo, relazionale. Educatore è chi, silenziosamente, semina pace, perché ogni bambino che impara a dialogare, ogni giovane che sceglie di non ferire, ogni adulto che si ferma a comprendere è forse anche il frutto di ciò che ha imparato dai propri insegnanti.

La scuola, come comunità educante, diventa allora un laboratorio permanente di convivenza, in cui ogni scelta metodologica – dalla gestione della classe all’organizzazione degli spazi – può favorire o ostacolare la costruzione di relazioni pacifiche. C’è un concetto basilare che dovrebbe risuonare nelle nostre teste: educare alla pace è una responsabilità professionale. Aveva ragione Paulo Freire, quando affermava che l’educazione non cambia il mondo. L’educazione cambia le persone…e sono le persone a cambiare il mondo.

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