Ada Negri nasce a Lodi il 3 febbraio 1870 da un’umile famiglia di operai.
Fin da giovanissima, le condizioni di vita della sua famiglia la portano a essere testimone di problematiche sociali che andranno ad alimentare le sue opere.
Fondamentale per i suoi primi anni di vita è la presenza della nonna Giuseppina ‘Peppina’ Panni, che lavorava come custode del palazzo del conte Cristoforo Barni.
La donna abitava nella portineria in cui venne alla luce la nipote.
Orfana di padre, venuto a mancare dopo un anno dalla sua nascita, la piccola Ada, sua madre e sua nonna si trasferiscono nel sottotetto del palazzo Barni.
Lì la futura poetessa vivrà la sua infanzia.
Curiosa fin dalla più tenera età, Ada Negri inizia a frequentare la scuola femminile di Lodi
Lì studia gli autori classici greci e latini, come Omero, ma anche i padri della letteratura italiana, da Dante a Giacomo Leopardi.
Non trascura neppure la letteratura francese, prediligendo Alexander Dumas, Victor Hugo o Emile Zola.
Nel 1887 si diploma e diventa insegnante elementare a Pavia, dove si traferisce.
Apprezzata dai suoi studenti, che amava nonostante fossero piuttosto indisciplinati, Ada Negri ha iniziato contemporaneamente a scrivere le sue prime opere.
Alla scrittura si dedicava nel cuore della notte, in preda a una follia poetica, “come presa d’assedio” scriveva versi che avevano forma già compiuta.
Il suo desiderio è di parlare della vita di coloro che sono vittime di ingiustizie sociali, spinta dalla voglia di riscattare sé stessa e le sue umili origini.
Saranno le sue colleghe a incoraggiarla a pubblicare e spedire le sue poesie ad alcune riviste
I versi di quegli anni confluiranno nella raccolta Fatalità del 1892 e che le procura una tale fama da ricevere il titolo di docente per chiara fama.
A darle la fama è l’articolo di Sonia Albini che viene pubblicato sul Corriere della Sera e che rende Ada Negri portavoce del popolo e dei più umili.
Tuttavia, l’opera riceve anche una certa ostilità da parte degli ambienti cattolici, per le sue “idee socialiste” e viene inserita nell’Indice dei libri proibiti (1893).
Si trasferisce a Milano con la madre e Ettore Patrizi la introduce negli ambienti milanesi.
Ettore è un giornalista socialista, tramite il quale conoscerà anche Filippo Turati e Benito Mussolini.
Con il giornalista inizierà anche una relazione, poi interrotta dopo il trasferimento di lui in America.
Della sua relazione tormentata parlerà in Tempeste, la sua seconda raccolta, pubblicata nel 1895
Non ti senti quelle ali dentro il cuore
batter, folli d’azzurro?… non lo senti
che tu sei libera (da Tempeste)
La seconda raccolta le regala il titolo di Poetessa del Quarto Stato, per la rabbia e le tematiche sociali che affronta con toni duri e polemici e che le valgono le critiche di diversi intellettuali italiani.
Diventa un simbolo, quello della maestra proletaria che denuncia le miserie dei più umili, lo sfruttamento degli operari, la condizione dei contadini in Italia.
Nel 1896 sposa Giovanni Garlanda e nasce la piccola Bianca, cui segue Vittoria, che però morirà dopo appena un mese.
Il dolore per la perdita della figlia e l’essere madre le ispirano Maternità, pubblicato nel 1904: “Il piccolo bucato appeso al sole/ nel cortiletto ha brividi di bianco”.
Con “Dal Profondo”, che esce nel 1910, la poesia di Ada Negri si fa molto più introspettiva e privata
Pur non abbandonando del tutto le tematiche sociali.
Il suo impegno verso i più bisognosi si manifesta con la fondazione dell’Asilo Mariuccia insieme a Ersilia Majno, un rifugio per le donne e bambine vittime della prostituzione.
Scrive per Il Corriere e nel 1913 si separa dal marito, accompagnando la figlia a Zurigo per seguirne l’educazione in un collegio.
Di questo periodo sono le opere Esilio e Le solitarie, con cui denuncia la condizione femminile.
Raccontando in 18 novelle “umili scorci di vite femminili”, da sempre rimaste nell’ombra.
Aderisce alle posizioni di Benito Mussolini e la sua vicinanza al Fascismo la porterà ad essere relegata, dopo la sua morte, nell’oblio
Nel periodo in cui accoglie le idee fasciste è autrice di diversi articoli di stampo patriottico; dello stesso stampo sono le Orazioni.
La morte della madre nel 1919 la spinge a raccontare il suo dolore nel libro Il Volume di Mara, a cui seguirà il suo racconto di formazione autobiografico, dal titolo Stella Mattutina, nel quale ripercorre tutto ciò che ha vissuto nella sua vita:
“Io vedo – nel tempo – una bambina. Scarna, diritta, agile. Ma non posso dire come sia, veramente, il suo volto: perché nell’abitazione della bambina non v’è che un piccolo specchio di chi sa quant’anni, sparso di chiazze nere e verdognole; e la bambina non pensa mai a mettervi gli occhi; e non potrà, più tardi, aver memoria del proprio viso di allora”.
Dato il suo immenso successo, abbandona l’insegnamento per vivere della sua scrittura e negli anni successivi arrivano altre raccolte (I canti dell’isola, Vespertina, Il dono) e la nomina al Premio Nobel.
Nel 1940 viene nominata membro dell’Accademia d’Italia, prima donna a ricevere l’onore.
Gli ultimi anni della sua vita la vedranno allontanarsi progressivamente sia dalle idee del regime, sia da quei temi sociali che le avevano dato la fama.
Morirà nel 1945, poco dopo la fine della guerra.
Pubblicheranno a postumi la sua ultima opera, Fons amoris.
Articolo di Maria Castaldo
Resta sempre aggiornato su https://scuolaconsulting.com/news/

