La Dott.ssa Giovanna Vazzano in questo contributo ci permette di spaziare su un argomento di grande attualità che ci obbliga a considerare l’educare al rispetto l’unica alternativa valida alla scia di violenze, perpetrate ai danni delle donne, che purtroppo ogni giorno occupano la cronaca degli eventi nel mondo e soprattutto nel nostro paese.
Contrastare la violenza contro le donne richiede, necessariamente, il riconoscimento del fatto che essa si configura all’interno della nostra società come un fenomeno di carattere strutturale e non episodico o di carattere emergenziale, che richiede l’impegno di tutte e tutti.
Un impegno, questo, che vede la Scuola in primo piano.
La scuola è chiamata, infatti, ad impegnarsi in prima linea nel realizzare una reale inclusione per educare le nuove generazioni al valore positivo delle differenze e alla cultura del rispetto.
Gli insegnanti e, laddove presenti, gli psicologi che offrono assistenza nei centri di ascolto scolastico possono essere un importante primo punto di riferimento.
La violenza contro le donne è un delitto che viola diritti umani fondamentali e che si basa sulla negazione della dignità della persona.
La Convenzione europea, riconosce che il raggiungimento dell’uguaglianza di genere, de jure e de facto, è un elemento chiave per prevenire la violenza contro le donne,e impegna le Parti ad
“intraprendere le azioni necessarie per includere nei programmi scolastici di ogni ordine e grado dei materiali didattici su temi quali la parità tra i sessi, i ruoli di genere non stereotipati, il reciproco rispetto, la soluzione non violenta dei conflitti nei rapporti interpersonali, la violenza contro le donne basata sul genere e il diritto all’integrità personale, appropriati al livello cognitivo degli allievi”.
In quest’ottica la Scuola, nell’esercizio della propria funzione educativa, deve fornire gli strumenti e le metodologie per attivare tutte le necessarie pratiche per interventi di prevenzione, informazione e sensibilizzazione.
Il PTOF deve ispirarsi a questi principi declinandoli nelle diverse aree di intervento, mediante la promozione dell’educazione alla parità tra i sessi, della prevenzione della violenza di genere, della prevenzione di ogni forma di discriminazione.
Il comma 16 della legge 107/2015 trova, quindi, nel PTOF, il principale strumento di pianificazione strategica per la sua attuazione: non soltanto enunciazioni di principio, ma anche previsione di azioni concrete da realizzarsi nel corso del triennio sia sul piano dell’informazione, sia su quello della sensibilizzazione, coinvolgendo i diversi attori della comunità scolastica e con il consenso informato dei genitori secondo quanto previsto dal patto di corresponsabilità educativa scuola-famiglia.
Nel contributo la Dott.ssa Vazzano ci fornisce una serie di esempi di progetti molto validi, veicolati anche dal nostro MIM, in grado di poter diffondere fra gli alunni una serie di valori contrari alla violenza di genere per far crescere la cultura del rispetto fin dalla più tenera età.
Presentazione della Dott.ssa Paola Perlini.
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Contributo della Dott.ssa Giovanna Vazzano.
Educare al rispetto
La violenza sulle donne (sia essa fisica, sessuale, psicologica…) è un fenomeno molto diffuso in Italia e in Europa, presente in tutti i ceti sociali, in tutte le età, livelli di istruzione e benessere economico.
I dati ufficiali del Ministero dell’Interno ne registrano, negli ultimi anni, una crescita esponenziale.
Nella cultura occidentale è in corso da tempo, grazie in primo luogo alle lotte delle donne, una forte campagna di delegittimazione e denuncia della violenza.
Lo Stato italiano ha promulgato nuove leggi in cui la riconosce e la punisce: se ne è indicata la specificità con il termine femminicidio, per definirne l’esito più estremo.
La Legge 19 luglio 2019, n.69, denominata Codice Rosso, reagisce culturalmente rispondendo all’esigenza di offrire una corsia preferenziale a chi è potenziale bersaglio di efferati eventi criminosi.
Sul territorio nazionale sono presenti molti punti di ascolto a cui ci si può rivolgere anche solo per un consiglio, dai Pronto Soccorso, fino ai Centri Antiviolenza.
Contrastare la violenza contro le donne richiede, necessariamente, il riconoscimento del fatto che essa si configura all’interno della nostra società come un fenomeno di carattere strutturale e non episodico o di carattere emergenziale, che richiede l’impegno di tutte e tutti.
Un impegno, questo, che vede la Scuola in primo piano.
La scuola è chiamata, infatti, ad impegnarsi in prima linea nel realizzare una reale inclusione per educare le nuove generazioni al valore positivo delle differenze e alla cultura del rispetto.
Gli insegnanti e, laddove presenti, gli psicologi che offrono assistenza nei centri di ascolto scolastico possono essere un importante primo punto di riferimento.
La violenza contro le donne è un delitto che viola diritti umani fondamentali e che si basa sulla negazione della dignità della persona.
Il comma 16 della Legge 107 del 13 luglio 2015 stabilisce che il Piano triennale dell’offerta formativa (PTOF) deve assicurare l’attuazione dei principi di pari opportunità, promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, al fine di informare e di sensibilizzare gli studenti, i docenti e i genitori sulle tematiche trattate nel piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere (articolo 5 del DL 93 del 2103, convertito nella legge 119 del 2013).
Il suddetto comma dà piena attuazione ai princìpi fondamentali di pari dignità e non discriminazione di cui all’articolo 3 della Costituzione Italiana, solennemente richiamati dall’art. 21 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, così come dall’articolo 14 della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica”, adottata dal Consiglio d’Europa a Istanbul l’11 maggio 2011, ratificata dall’Italia con la legge 27 giugno 2013, n. 77.
La Convenzione europea, riconoscendo che la violenza contro le donne è una manifestazione dei rapporti di forza storicamente diseguali tra i sessi, che hanno portato alla dominazione sulle donne e alla discriminazione nei loro confronti da parte degli uomini e impedito la loro piena emancipazione, e che il raggiungimento dell’uguaglianza di genere, de jure e de facto, è un elemento chiave per prevenire la violenza contro le donne, impegna le Parti ad “intraprendere le azioni necessarie per includere nei programmi scolastici di ogni ordine e grado dei materiali didattici su temi quali la parità tra i sessi, i ruoli di genere non stereotipati, il reciproco rispetto, la soluzione non violenta dei conflitti nei rapporti interpersonali, la violenza contro le donne basata sul genere e il diritto all’integrità personale, appropriati al livello cognitivo degli allievi”.
In quest’ottica la Scuola, nell’esercizio della propria funzione educativa, deve fornire gli strumenti e le metodologie per attivare tutte le necessarie pratiche per interventi di prevenzione, informazione e sensibilizzazione.
Nel 2017 il Ministero ha lanciato il “Piano nazionale per l’educazione al rispetto”, finalizzato a promuovere, nelle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, un insieme di azioni educative e formative volte ad assicurare l’acquisizione e lo sviluppo di competenze trasversali, sociali e civiche, che rientrano nel più ampio concetto di educazione alla cittadinanza attiva e globale.
Il Piano promuove azioni specifiche per un uso consapevole del linguaggio e per la diffusione della cultura del rispetto, con l’obiettivo di arrivare a un reale superamento delle disuguaglianze e dei pregiudizi, coinvolgendo le studentesse e gli studenti, i docenti, le famiglie.
Il Piano nazionale per l’educazione al rispetto rappresenta l’avvio di un percorso di sensibilizzazione attiva e trasversale in continua crescita e sviluppo con la collaborazione di tutto il mondo della scuola, chiamato ad acquisire consapevolezza e condannare ogni fenomeno di violenza nei confronti del diverso ed educare affinché si evitino pericolose derive in atti di violenza fisica, verbale o psicologica, anche tramite l’uso di Internet.
Se si considera, infatti, che le nuove generazioni vivono “immerse” negli spazi di virtualità offerti dalla Rete, l’obiettivo è, tra gli altri, fornire strumenti di educazione civica digitale per prevenire situazioni di disagio online, ed evitare meccanismi di bullismo, forme di incitamento all’odio e di osservazione passiva ai vari comportamenti discriminatori.
In questo quadro, l’obiettivo è di migliorare la comprensione e la consapevolezza di diritti e responsabilità in Rete.
Il 14 settembre 2017 il MIUR ha siglato il Protocollo d’intesa con l’ATS Parole Ostili, per promuovere una cultura della Rete non ostile, finalizzata a una maggiore consapevolezza dell’utilizzo degli strumenti digitali per la costruzione di un vero e proprio diritto alla cittadinanza digitale.
L’obiettivo è stato quello di sviluppare congiuntamente iniziative di sensibilizzazione sui temi della comunicazione non ostile e di promozione di una cittadinanza digitale attiva e consapevole, attraverso la realizzazione di specifici momenti formativi rivolti alle docenti e ai docenti, alle studentesse e agli studenti sul territorio nazionale.
Il MI ha supportato attivamente il lavoro dei docenti, del personale scolastico e delle famiglie, impegnati quotidianamente nell’educazione alle pari opportunità e nella formazione dei propri alunni sulle problematiche relative a tutte le forme di discriminazione, violenza e aggressione contro la dignità della persona, attraverso la divulgazione, nel 2018, di Linee di indirizzo generale, elaborate con il contributo di rappresentanti di associazioni ed esperti riuniti in un apposito tavolo di lavoro istituito presso il Ministero.
Le Linee guida, intitolate “Educare al rispetto: per la parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le forme di discriminazione”, predisposte dall’allora Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca in attuazione all’articolo 1 comma 16 della legge 107/2015, si offrono come strumento a sostegno delle scuole per orientare, nel pieno rispetto dell’autonomia, l’azione educativa per prevenire la violenza di genere e tutte le forme di discriminazione.
Si tratta di un documento di indirizzo che fornisce alle scuole spunti di riflessione per approfondire i valori e principi per una corretta “educazione al rispetto”.
Alle scuole spetta il compito di predisporre azioni nelle forme e modalità che riterranno più opportune ed efficaci e che individueranno, sulla base dell’autonomia didattica e gestionale loro attribuita.
L’educazione al rispetto, intesa in tutte le sue accezioni, non ha uno spazio e un tempo definiti, ma è interconnessa ai contenuti di tutte le discipline e al lavoro delle docenti e dei docenti che dovrà essere orientato a un approccio sensibile alle differenze, per esempio valorizzando la presenza delle donne nei grandi processi storici e sociali, e il loro contributo al progresso delle scienze e delle arti o, ancora, mediante la scelta di libri di testo, nel rispetto della propria libertà di insegnamento; sia mediante attività progettuali, valorizzando l’apporto del territorio e della comunità educante (famiglie, mondo associativo, istituzioni).
Il PTOF deve ispirarsi a questi principi declinandoli nelle diverse aree di intervento, mediante la promozione dell’educazione alla parità tra i sessi, della prevenzione della violenza di genere, della prevenzione di ogni forma di discriminazione.
Il comma 16 della l.107/2015 trova, quindi, nel PTOF, il principale strumento di pianificazione strategica per la sua attuazione: non soltanto enunciazioni di principio, ma anche previsione di azioni concrete da realizzarsi nel corso del triennio sia sul piano dell’informazione, sia su quello della sensibilizzazione, coinvolgendo i diversi attori della comunità scolastica e con il consenso informato dei genitori secondo quanto previsto dal patto di corresponsabilità educativa scuola-famiglia.
A questo ultimo proposito si rimanda alle indicazioni fornite con la nota prot. n. 1972 del 15 settembre 2015 nella quale si ribadisce “…il compito fondamentale affidato ai genitori di partecipare e contribuire, insieme alla scuola, al percorso educativo e formativo dei propri figli esercitando il diritto/dovere che l’art. 30 della nostra Costituzione riconosce loro”.
La declinazione dei principi di pari opportunità, così come le linee di intervento, dovranno tenere conto del diverso grado di istruzione, dell’età degli alunni e delle alunne, del curricolo della scuola, delle diverse aree disciplinari coinvolte, e delle linee progettuali.
Le istituzioni scolastiche potranno realizzare appositi percorsi, anche in orario extra-curricolare, sfruttando, tra l’altro, le opportunità offerte dalle risorse umane dell’organico dell’autonomia, privilegiando la didattica laboratoriale e l’apprendimento cooperativo.
La partecipazione delle studentesse e degli studenti a questi percorsi potrà essere eventualmente riconosciuta dalle istituzioni scolastiche anche come credito formativo.
Allo stesso tempo le istituzioni scolastiche potranno aderire, nel rispetto della propria autonomia, a iniziative di carattere nazionale proposte dal Ministero dell’Istruzione o da questo in coordinamento con altri Ministeri, con enti pubblici e/o privati, con Fondazioni.
Le istituzioni scolastiche sono invitate ad avvalersi del supporto degli altri soggetti presenti sul territorio, anche promuovendo reti, sviluppando protocolli di intesa e accordi di collaborazione con gli Enti locali e con le associazioni attive sul territorio, o anche avvalendosi dell’apporto delle Forze dell’Ordine e delle strutture socio-sanitarie per affrontare situazioni più critiche.
È necessario individuare percorsi comuni e condivisi, creare sinergie e aprire la scuola al territorio.
Fondamentale si rivela la collaborazione con le associazioni del Terzo settore attive sulle tematiche dei diritti umani, della violenza contro le donne e di genere, della promozione delle pari opportunità e non discriminazione, sia per quanto riguarda attività progettuali per le studentesse e gli studenti, sia per le attività di formazione per il personale scolastico.
La formazione e l’aggiornamento sui temi legati all’educazione al rispetto dovranno essere indirizzati a tutto il personale scolastico (Dirigenti, docenti e personale ATA), coinvolto a vario titolo nella gestione della scuola.
La formazione del personale docente, in particolare, può essere attuata sia nell’ambito della formazione iniziale obbligatoria che negli spazi previsti per la formazione individuale in servizio.
Al fine di rafforzare l’impegno verso un’azione educativa mirata alla cultura del rispetto, all’educazione alle relazioni e al contrasto della violenza maschile sulle donne, il Ministero ha promosso, un progetto sperimentale ed innovativo: “Educazione alle relazioni” – Percorsi progettuali per le scuole”.
“La scuola costituzionale, che mette al centro il valore di ogni persona, deve essere in prima linea in questa battaglia”. Per questo, come Ministero abbiamo elaborato il progetto ‘Educare alle relazioni’, frutto di un grande lavoro di collaborazione con le associazioni delle famiglie, degli studenti, dei docenti, i Sindacati, l’Ordine degli psicologi, e con la consulenza di giuristi e pedagogisti” ha dichiarato il Ministro Valditara.
Il progetto prevede la realizzazione, nelle scuole di progetti, percorsi educativi, attività pluridisciplinari e metodologie laboratoriali destinate, in particolare, agli studenti delle istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado del sistema nazionale di istruzione.
Le iniziative progettuali prevedono il coinvolgimento attivo degli studenti, anche in gruppi coordinati da docenti, per realizzare un processo di maturazione educativa, con il seguente percorso approvato dagli organi collegiali:
- indicazione di un docente referente per ogni istituzione scolastica coinvolta;
- costituzione di gruppi di discussione – focus group – aventi come unità funzionale di riferimento la classe. Si opererà su ogni singola classe individuata dal dirigente scolastico di ciascuna scuola aderente, previa acquisizione del consenso dei genitori e degli studenti coinvolti;
- individuazione, per ogni gruppo-classe, di un docente che possa fungere da animatore-moderatore;
- svolgimento di un’adeguata formazione di ciascun docente-moderatore, secondo un programma che il Ministero dell’istruzione e del merito predispone anche con il supporto di organismi scientifici e professionali.
Per consentire il necessario coinvolgimento nel progetto anche delle associazioni delle famiglie è stata potenziata l’attività, presso il Ministero dell’Istruzione e del Merito, del FONAGS (Forum nazionale delle associazioni dei genitori della scuola) incardinato presso la Direzione generale per lo studente, l’inclusione e l’orientamento scolastico.
Al Fonags è attribuito il compito di raccordare le modalità di attuazione dei percorsi progettuali concernenti l’educazione alle relazioni con le esigenze e le osservazioni migliorative delle rappresentanze dei genitori.
Al fine di supportare la realizzazione di iniziative progettuali, nell’ambito di attività extracurricolari, è stata stanziata una somma, pari a 15 milioni di euro, a valere sui fondi POC “Per la Scuola – competenze e ambienti per l’apprendimento” ovvero del PN “Scuole e competenze” 2021-2027, per azioni coerenti con i percorsi progettuali di cui alla presente direttiva.
Il Ministero, avvalendosi dell’INDIRE, garantisce l’erogazione di specifici percorsi di formazione a favore dei docenti coinvolti nelle attività, l’accompagnamento ed il supporto delle istituzioni scolastiche nella realizzazione delle attività progettuali anche mediante la collaborazione dell’Ordine degli psicologi e di altri organismi scientifici e professionali qualificati.
Il progetto ha previsto la creazione di presidi territoriali psicologici in collaborazione con l’Ordine degli Psicologi.
Hanno partecipato al progetto influencer, cantanti, attori e figure professionali come, avvocati, assistenti sociali, e organizzazioni contro la violenza di genere.
L’intenzione è stata quella di coinvolgere i giovani attraverso figure a loro vicine e riconoscibili.
Alla fine della sperimentazione è stata condotta una valutazione per identificare le pratiche migliori onde valutare la possibilità di rendere il programma un elemento obbligatorio nel curriculum scolastico.
Per l’anno scolastico 2023/2024, il Ministero dell’Istruzione e del Merito, il Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero della Cultura hanno bandito il Concorso Nazionale:
“Da uno sguardo: film di studentesse e studenti contro la violenza sulle donne”, destinato alle studentesse e agli studenti delle Scuole secondarie statali e paritarie di I e II grado.
“Con questa iniziativa chiamiamo a raccolta le nostre ragazze e i nostri ragazzi, con la loro creatività, le loro energie, la loro grande consapevolezza, assistiti dai loro insegnanti, per sostenere questo principio cardine della nostra civiltà: la difesa dei diritti di ognuno”, ha dichiarato il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara.
L’iniziativa è collegata al Protocollo d’intesa per realizzare iniziative rivolte alle scuole per il contrasto alla violenza sulle donne sottoscritto nel novembre scorso dal Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, dal Ministro per la Famiglia, la Natalità e le Pari opportunità Eugenia Roccella e dal Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano.
Il concorso propone ai ragazzi di realizzare un elaborato audiovisivo, della durata massima di dieci minuti (per esempio un cortometraggio, un cortometraggio d’animazione o un video per una campagna di sensibilizzazione) che riassuma le loro riflessioni e lo studio condotto a scuola sul tema della lotta contro la violenza sulle donne.
Tutte le attività progettuali e di studio propedeutiche e i prodotti audiovisivi finali dovranno promuovere l’educazione al rispetto, il superamento di stereotipi di genere, porre l’accento sul valore della prevenzione della violenza, su quelle dinamiche relazionali espressione di una cultura non improntata al rispetto e su come riconoscere i primi segnali di una possibile violenza.
I cinque lavori migliori (due per la Secondaria di I grado e tre per la Secondaria di II grado) verranno premiati alla Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia, il prossimo 4 settembre 2024 alla quale saranno invitate a partecipare le delegazioni delle scuole.
Il 25 novembre di ogni anno si celebra nel mondo International Day for the Elimination of Violence against Women – Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne – una ricorrenza istituita dall’ Assemblea generale delle Nazioni Unite, che in questa data invita i governi, le organizzazioni internazionali e le ONG a organizzare attività volte a sensibilizzare l’opinione pubblica su una delle più devastanti violazioni dei diritti umani.
In particolare, le istituzioni scolastiche sono state chiamate ad organizzare iniziative sulla tematica della lotta contro la violenza sulle donne, attraverso il coinvolgimento attivo di studentesse e studenti in riflessioni e dibattiti, per sensibilizzarli e responsabilizzarli, anche attraverso approfondimenti sugli strumenti a disposizione delle donne vittime di violenza, sulla normativa e sulle politiche in essere.
L’ultima commemorazione è coincisa, purtroppo, con l’ennesimo tragico femminicidio di Giulia Cecchettin, che ha scosso le coscienze di tutti.
In memoria di Giulia il Ministro Valditara ha invitato l’intera comunità scolastica ad osservare un minuto di silenzio.
Nella notte fra il 24 e il 25 novembre 2023, in occasione della celebrazione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, la facciata del Ministero è stata illuminata di rosso.
“È il rosso del sangue, dell’inaccettabile che si ripete ancora, come pochi giorni fa con la terribile vicenda di Giulia”; è quanto ha dichiarato il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara nel videomessaggio pubblicato sul sito e sui canali social del Ministero.

